Covid-19, perché vaccinare presto chi ha gravi problemi renali o è in dialisi

L'appello dei medici per vaccinare al più presto contro il Covid chi è in dialisi o soffre di malattia renale cronica

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Circa 50.000 persone oggi in Italia, sono in dialisi. Ma quasi quattro milioni e mezzo di uomini e donne soffrono di malattia renale cronica in forma avanzata, considerando questa condizione da quello che i medici chiamano terzo stadio in su, in termini di gravità. Per loro i medici chiedono la possibilità della vaccinazione per Covid-19 a breve.

È l’appello della Società Italiana di Nefrologia (SIN) alle Istituzioni, per far sì che questi pazienti vengano inseriti con urgenza tra i soggetti cui verranno prioritariamente somministrate le prime dosi di vaccino.

Perché rischia chi è in dialisi

Gli effetti dell’epidemia sulle persone sottoposte a trattamento di dialisi, stando a quanto riporta un’indagine della stessa Società Italiana di Nefrologia, sono stati estremamente pesanti. Fra i dializzati si è infatti registrata una mortalità dieci volte superiore a quella a oggi stimata nella popolazione generale durante la seconda fase della pandemia (26% vs 2,4%).

“L’elevata frequenza con cui i pazienti in dialisi si devono recare in ospedale, dalle 2 alle 3 volte a settimana, aumenta la probabilità di contagio – spiega il Presidente SIN Piergiorgio Messa. E infatti tra i pazienti in dialisi cronica si è registrata una altissima frequenza di contagio da Sars-Cov-19, e purtroppo anche una contemporanea e drammatica impennata del tasso di letalità, pari a oltre un terzo degli infettati”.

Il maggior rischio di contagio è associato alle frequenti visite ai centri di dialisi che comportano continui spostamenti, al contatto prolungato (4-5 ore) con altri pazienti in ambienti comuni in attesa e durante il trattamento dialitico per i pazienti in emodialisi: questo spiega la più alta incidenza di infezioni nei pazienti in dialisi ospedaliera rispetto a quelli che seguono dialisi domiciliare (dialisi peritoneale).

In ogni caso, tutti i pazienti in dialisi, sia effettuata nei centri dialisi che a domicilio, quando infettati, hanno mostrato una mortalità molto elevata, a causa anche dell’elevato numero di patologie associate (cardiovascolari, metaboliche, neoplastiche, etc) che ne aumentano la fragilità.

Inoltre “I pazienti dializzati sono caratterizzati da una ridotta risposta immunitaria che, oltre a contribuire ad una maggiore suscettibilità a contrarre l’infezione, potrebbe essere associata a una ridotta efficacia della vaccinazione anti COVID-19 – sottolinea l’esperto”.  Proprio per valutare meglio la situazione la SIN, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha progettato uno studio di coorte nei pazienti dializzati in Italia,  per valutare  l’efficacia clinica in termini di protezione dall’infezione e la sicurezza dei diversi vaccini utilizzati, misurando anche la risposta immunologica di questi pazienti alle dosi standard di vaccino.

Più attenzione ai reni

Dobbiamo prestare più attenzione ai reni, anche se pur perdendo “colpi”, non danno alcun segno di sofferenza. È un fattore importante da considerare. Se il cuore va in difficoltà perché arriva poco sangue, compare il dolore. Quando il cervello non riesce a gestire correttamente i movimenti, ci si accorge subito che c’è stato un problema. Ma se non lavorano bene questi organi, che pesano circa 200 grammi l’uno, la loro fatica è “silenziosa”.

A meno che non ci sia una riduzione della funzione di circa il 50 per cento, i due organi non mandano alcun segnale d’allarme. O meglio, ci avvisano con segni sfumati: una leggera stanchezza, un gonfiore sotto gli occhi. Ma nel frattempo, l’organismo soffre.

Insomma, i reni sono i dipendenti ideali per il corpo. Lavorano sempre, in continuazione, senza mai lamentarsi. E forse anche per questo non ci rendiamo conto dell’importanza della loro attività, che non si limita a “lavare” il sangue (circa 180 litri sono la quantità filtrata ogni giorno) ma ci aiuta a regolare la pressione, a controllare eventuali anemie e addirittura a preservare la salute delle ossa.

Per questo esiste una profonda sottovalutazione dei rischi che corrono i reni e delle malattie che possono interessarli, tanto che ancora oggi ci sono persone che non appena giungono all’attenzione dello specialista debbono essere sottoposte a dialisi.

Purtroppo quando il rene non funziona bene spesso nemmeno ce ne accorgiamo e ci adattiamo al ritmo che impongono all’organismo. Per cui ci troviamo con organi ormai stanchi che non riescono a svolgere la loro attività normalmente. Con questi precedenti si può capire come mai sia così diffusa, sia pure se con forme di gravità diverse, la malattia renale cronica: da sette a dieci persone su cento in Italia  debbono fare i conti con questa condizione. E molti, purtroppo, non lo sanno.

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