Calo dell’olfatto, quando è sintomo delle malattie di Parkinson e Alzheimer

Il calo olfattivo prolungato nel tempo può essere un importante campanello d'allarme per Parkinson e Alzheimer. Cosa fare

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

La stagione non è proprio ideale per percepire bene aromi, profumi e altro. I virus che attaccano le vie respiratorie, primi tra tutti quelli che provocano raffreddore e naso chiuso per arrivare fino all’influenza di stagione, tendono a rendere più complessa la percezione delle sensazioni olfattive. E tra poco comincerà la stagione delle allergie, con le riniti che certo non facilitano l’olfatto.

Insomma, nulla di strano e, soprattutto permanente. Ma ci sono casi in cui un calo olfattivo può anche indicare che qualcosa non funziona per il meglio. E allora, visto che le donne appaiono a maggior rischio rispetto ai maschi su questo fronte, meglio sapere di cosa si può trattare.

Le donne rischiano di più

Pur se un calo olfattivo può capitare a tutti, ed a tutte le età, i dati resi noti negli USA dal National Institute of Health dicono che soprattutto il gentil sesso, nelle età mediane della vita, può andare incontro a una diminuzione di queste percezioni.

I numeri dicono che poco meno del 25 per cento, contro l’11 per cento dei maschi, tra i 60 e i 69 anni riferisce problemi nella percezione di odori e profumi, con una tendenza all’aumento del problema con l’avanzare dell’età.

Si dirà: se non riesco a percepire l’aroma del soffritto o del profumo che ho appena scelto, niente di grave. Eppure non è proprio così, come segnala uno studio condotto qualche tempo fa dall’equipe di Johan Lundström del Monell Chemical Senses Center di Philadelphia, apparsa sulla rivista Scientific Reports.

Lo studio ha coinvolto oltre 3000 tra uomini e donne di età compresa tra i 57 e gli 85 anni, sottoposti ad un particolare test di identificazione degli odori. Mentre tra i maschi non sono state osservate particolari modificazioni nel comportamento sociale in caso di deficit olfattivi, anche in età avanzata, nelle donne si è notato che quelle che presentavano maggiori carenze nell’odorato aveva anche meno amici e tendevano a vivere un’esistenza più solitaria, quasi come se l’olfatto fosse un segnale d’allarme più generale.

Quando la carenza olfattiva diventa un segnale d’allarme

Come abbiamo detto, una diminuzione temporanea dell’olfatto – specie se con cause ben definite come una rinite allergica o virale – non deve certo preoccupare. Liberando le narici dal muco che si accumula, infatti, si riesce a superare senza fastidi particolari il disturbo.

Il quadro cambia quando invece il deficit olfattivo si mantiene nel tempo, diventando quasi una sorta di compagno di vita per chi ne soffre. Addirittura il fastidio, apparentemente poco significativo, potrebbe essere una sorta di “spia” preventiva di qualcosa che sta coinvolgendo il sistema nervoso. Diverse malattie neurologiche degenerative hanno infatti un lungo periodo che precede l’esordio dei sintomi caratteristici della patologia.

In questo senso il calo olfattivo può diventare un segnale di allarme, che marca l’inizio di una disfunzione del sistema nervoso centrale. La perdita dell’olfatto, che può essere un sintomo d’esordio della malattia di Parkinson, della malattia di Alzheimer o di altre forme più rare di decadimento cognitivo.

La malattia di Parkinson, ad esempio, si caratterizza nel periodo conclamato per la presenza di sintomi motori classici, come tremore, rigidità muscolare e lentezza nei movimenti, ma può essere preceduta da sintomi non motori, anche anni prima dell’esordio della malattia, con disturbi a tipo depressione, ansia, alterazioni del sonno, sonnolenza diurna, disturbi vegetativi, e, appunto, disturbi dell’olfatto.

Non ci credete? In quasi nove casi su dieci la malattia di Parkinson si accompagna a diminuzione della capacità di sentire gli odori. E questo “segnale” può anche precedere di anni l’insorgenza della malattia. Per sapere se qualcosa non funziona, in ogni caso, basta un semplice controllo. In sintesi, quindi, se il naso non vi soddisfa e cambia le sue prestazioni, parlatene con il medico.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

© Italiaonline S.p.A. 2020Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Calo dell’olfatto, quando è sintomo delle malattie di Parkinson...