Caldo e umidità, consigli per proteggere i reni

Con la perdita maggiore di liquidi e sali, l'esposizione prolungata al caldo mette più a rischio la salute dei reni

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Sono due organi fondamentali. Ma spesso sottovalutiamo i segnali d’allarme che mandano, specie se non funzionano al meglio. Così, soprattutto in questa stagione, ricordiamoci di pensare ai reni.

Caldo, inquinamento atmosferico e, pur se i dati sono incoraggianti, la presenza del virus sars-CoV-2 sono elementi da tenere presenti perché possono influenzare l’attività renale. Occorre fare attenzione in particolare in alcune categorie di soggetti con rischio più elevato di sviluppare malattie renali (come i soggetti sovrappeso, ipertesi, diabetici).

Con l’estate alle porte, la Società Italiana di Nefrologia (SIN) fa il punto sulle buone pratiche da adottare per far fronte alla calura estiva, utili sia ai soggetti a rischio sia ai pazienti già affetti da malattia renale, fragili per antonomasia.

Perché occorre attenzione

L’arrivo dell’estate rappresenta una sfida per chi ha una funzionalità renale ridotta: il caldo e l’aumento generale delle temperature, infatti, espongono l’apparato renale a uno sforzo intenso a causa della perdita di liquidi e sali da un lato, con una conseguente riduzione del volume dei liquidi intracorporei e possibile riduzione della pressione arteriosa, fattori che condizionano la quantità di sangue che arriva ai nostri reni.

“Per questi motivi – spiega Piergiorgio Messa, Presidente SIN e Direttore di Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale – Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all’Università di Milano – è possibile che si osservi un peggioramento della funzione renale qualora non si riesca a compensare adeguatamente questa perdita di liquidi e sali.

Tutto ciò è aggravato dalle recenti modificazioni climatiche, caratterizzate da forti e rapidissime escursioni termiche, in grado di mettere a dura prova il sistema circolatorio, neuro-vegetativo e, di conseguenza, la funzione renale. È per questo che il climate change si configura come un fattore di rischio addizionale per la salute dei reni, organi fondamentali nella gestione dei liquidi del nostro organismo. Più esposti, in rapporto alle modificazioni del clima, sono i pazienti con funzionalità renale ridotta a causa di una malattia preesistente o i soggetti con rene unico”.

Insomma: ci vuole attenzione. Sono sempre di più le evidenze che suggeriscono come il cambiamento climatico e l’esposizione prolungata al caldo rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di malattia renale cronica, tanto che gli esperti ipotizzano che si possa individuare una forma di nefropatia causata da stress da calore.

L’effetto combinato dell’aumento delle temperature e della carenza di acqua sta infatti creando una nuova era di crisi climatico-sanitaria, in cui malattie già note vengono esacerbate e compaiono nuove malattie. Sono particolarmente a rischio le persone che lavorano per tempi prolungati in ambienti particolarmente caldi e umidi.

I consigli degli esperti

Dagli specialisti della SIN giungono anche alcuni consigli validi per tutti, ma particolarmente importanti se i reni non lavorano al meglio. Secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia, la malattia renale cronica colpisce circa il 7-10% della popolazione ed è, purtroppo, in continua progressione anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione.

In Italia, i pazienti al terzo stadio o a uno stadio più grave sono quasi 4,5 milioni e i soggetti in dialisi circa 50.000; altrettanti sono i pazienti portatori di trapianti di rene sotto monitoraggio. Ecco, quindi, come conviene comportarsi per “compensare” i problemi di stagione:

  1. Re-idratarsi (almeno 1.5 litri di acqua al giorno, da aumentare in caso di sudorazione profusa o esposizione a climi caldi e molto ventilati)
  2. Reintegrare, seppur moderatamente, la quantità di sale che viene fisiologicamente persa in caso di abbondante sudorazione, a meno che la pressione non sia elevata
  3. Non esporsi al sole nelle ore più calde
  4. Applicare un’importante protezione cutanea
  5. Controllare sistematicamente i valori della pressione arteriosa

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