Asma, così gli ormoni mettono a rischio la donna

Cos'è l'asma perimestruale e come gli ormoni femminili incidono sulla mancanza di rispero. Quali test fare

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Il respiro che si fa corto ed affannoso. La sensazione che l’aria non riesca più ad entrare normalmente nelle vie respiratorie, con un progressivo peggioramento della situazione. Per chi soffre di asma le manifestazioni della patologia possono anche raggiungere questi sintomi gravi, ma spesso compaiono con disturbi meno intensi. L’importante è fare la diagnosi corretta e seguire la terapia, considerando anche il genere.

Uomini e donne, di fronte all’asma, possono non comportarsi allo stesso modo, sia per i meccanismi che facilitano l’insorgenza del quadro patologico sia negli esiti della patologia. A fare da “spartiacque” tra i due sessi sarebbero in particolare gli ormoni sessuali. A segnalarlo è una ricerca pubblicata su Journal of Asthma and Allergy.

Esiste l’asma perimestruale

In genere nel sesso maschile l’asma è più frequente in età infantile. Poi, con l’avvento della pubertà e quindi del particolare profilo ormonale, dopo che inizia l’età fertile la patologia tende ad essere più comune nella donna, con una crescita che si mantiene anche nell’età adulta. Come se non bastasse, mentre nei bambini si tendono ad avere più casi di asma legati all’atopia, ovvero alla predisposizione allergica, quando la patologia respiratoria si manifesta in età adulta (quindi a prevalenza femminile) il quadro tende a non seguire le classiche regole dell’allergia, a farsi più serio e con una prognosi pesante.

Gli ormoni femminili, con i loro naturali “sbalzi” nel corso della vita, stando a quanto riporta la ricerca potrebbero avere un ruolo significativo, almeno stando agli studi riportati nell’analisi. Ad influire sui meccanismi di risposta dell’apparato respiratorio contribuendo allo sviluppo della classica fame d’aria e delle crisi asmatiche sarebbero in particolare le fluttuazioni degli ormoni estrogeni e progestinici, veri e propri “regolatori” dell’assetto endocrino nella donna.

L’ipotesi è che la secrezione di ormoni estrogeni e progestinici durante la vita fertile possono in qualche modo favorire la comparsa di asma, mentre il calo di questi ormoni dopo la menopausa potrebbe contribuire a spiegare l’insorgenza di alcune forme asmatiche che si manifestano in età avanzata.

Soprattutto, in termini di prevenzione dei casi gravi, secondo gli esperti si potrebbe interferire sulle forme giovanili attraverso i classici contraccettivi ormonali, che in qualche modo tendono a limitare la secrezione ormoni da parte dell’ovaio. In questo senso, parlando di giovani, ci sono studi che segnalano come possa esserci un beneficio “collaterale” della contraccezione ormonale anche quando i sintomi tendono a manifestarsi in concomitanza con le perdite mestruali, quindi all’inizio o durante il ciclo. In questi casi si parla di “asma perimestruale” ed ovviamente gli ormoni rappresentano un fattore chiave nella genesi del quadro. Va detto, in conclusione, che dallo studio non emergono particolari benefici su ampie popolazioni del trattamento ormonale sostitutivo per le donne che soffrono di asma dopo la menopausa.

La ricerca, ovviamente, non porta a conclusioni definitive che giustifichino o meno un’azione sugli ormoni per il trattamento dell’asma, tanto che al momento non ci sono indicazioni scientifiche definite, cioè linee guida, che definiscano le modalità di prescrizione e il razionale d’impiego di questi farmaci nelle donne.

Importante riconoscere il quadro

L’asma è una malattia cronica dei bronchi ed è dovuta all’infiammazione con broncocostrizione, cioè a restringimento del calibro dei bronchi. A questi due meccanismi sono dovuti i vari sintomi che possono presentarsi, in forma più o meno intensa. Si va dalla dispnea, ovvero dalla difficoltà respiratoria che può giungere fino alla sensazione di “fame d’aria” fino alla tosse e ai sibili lungo le vie respiratorie, che si formano per i restringimenti al passaggio dell’aria. Particolare attenzione va prestata alla tosse, che nell’asma è quasi sempre secca e senza produzione di muco e può rappresentare il primo segnale d’allarme.

Il primo esame per definire un eventuale asma è il test di funzionalità respiratoria che si effettua con una spirometria. L’esame, molto semplice, viene effettuato per valutare quanto le vie del respiro sono ostruite e quanto il polmone riesce a riempirsi e svuotarsi durante un atto respiratorio. Si effettua applica inspirando ed espirando in un boccaglio collegato ad una macchina (lo spirometro) che registra i diversi parametri del respiro, trasformando ogni atto respiratorio in parametri numerici.

I risultati dell’esame sono fondamentali per valutare lo stato di gravità di malattie che portano alla parziale occlusione delle vie respiratorie. In particolare per  l’asma assume importanza il VEMS (Volume espiratorio massimo al secondo). Il paziente deve espirare con la massima potenza dopo essersi riempito i polmoni, e svuotarsi più rapidamente possibile. Se è asmatico l’eliminazione di aria in un secondo è minore rispetto alla norma prevista per quella persona, visto che il restringimento bronchiale impedisce la corretta eliminazione dell’aria.