Artrite reumatoide, come si manifesta e come si affronta

L'artrite reumatoide è una malattia autoimmune, più frequente nelle donne. Provoca infiammazione, dolore e impossibilità a svolgere i normali movimenti

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Si fa presto a dire malattie reumatiche. Di questo grande arcipelago di quadri clinici fanno parte più di cento diverse patologie. Alcune, come l’artrite reumatoide, sono più comuni, altre più rare.

C’è però una caratteristica che le contraddistingue: in molti casi, infatti, tendono a concentrarsi soprattutto nelle donne. In generale, infatti, in circa sette casi su dieci i problemi interessano le donne, spesso già in età giovanile.

In particolare, una forte disparità di genere si osserva in alcune malattie come la sindrome di Sjogren, il Lupus Eritematoso Sistemico (Les), e la sclerodermia, che presentano una frequenza 7-10 volte più elevata nelle donne rispetto agli uomini.  Meno significativa, anche se sempre a svantaggio delle donne, è la prevalenza di malattie come l’artrite reumatoide, 2-3-volte più frequente nelle donne rispetto agli uomini.

Anche l’età, poi conta: per l’artrite reumatoide il rapporto donna/uomo è pari a 3 a 1 intorno ai 50 anni, di 2 a 1 dai 55 ai 65 anni e di 1 a 3 per gli over 75. Al contrario, malattie come morbo di Paget e spondilite anchilosante hanno invece una maggiore prevalenza maschile e quest’ultima in un rapporto addirittura di 9 uomini per ogni donna.

In ogni caso, le donne risultano più esposte alle patologie perché presentano una particolare predisposizione genetica e ormonale che favorisce lo sviluppo di risposte autoimmuni più aggressive. In particolare gli ormoni estrogeni possono più facilmente scatenare il sistema immunitario perché hanno un’attività che favorisce l’infiammazione.

La causa di questa “predisposizione” è legata alla presenza di recettori ormonali per gli estrogeni sulle cellule del sistema immunitario, come i linfociti e i macrofagi, prime barriere di risposta alle infezioni. Queste cellule reagiscono all’attività degli estrogeni producendo anticorpi e soprattutto citochine, sostanze che tendono a mantenere elevato il livello di infiammazione.

Le malattie autoimmuni: cosa sono

Negli stati autoimmuni la risposta autoimmune dell’organismo è diretta verso gli antigeni propri dell’organismo. Possono essere interessate le cellule B, le T, entrambe, ovviamente insieme a specifici meccanismi del sistema difensivo. Ma come accade che il corpo si “sbagli” scatenando le difese nei confronti di cellule e tessuti che ne fanno parte?

La competenza immunitaria nei confronti del proprio organismo si organizza durante la vita embrionale e fetale, in una fase in cui i nuovi linfociti perlustrano il corpo ed imparano a conoscerlo. Il midollo osseo produce moltissimi linfociti, tutti diversi (ogni linfocita produce un solo tipo di anticorpo) e questi passando attraverso il timo, maturano e si attivano.  Quelli che hanno reagito con parti del feto e produrrebbero anticorpi che reagiscono verso cellule e tessuti propri normalmente sono riconosciuti ed uccisi immediatamente nel timo.

Questo organo, però, è soggetto ad involuzione dopo la pubertà, e con l’andare del tempo possono nascere linfociti autoreattivi che non sono più bloccati e quindi diventano “pericolosi”. Questo è uno dei motivi per il quale, con l’avanzare degli anni, cresce il rischio di malattie autoimmuni. In pratica, quindi, in chi si ammala si verifica una specie di invisibile colpo di stato. Il problema, in poche parole, è che saltano i controlli.

Normalmente infatti esistono meccanismi di sicurezza che evitano un “golpe” del sistema immunitario e impediscono l’autoaggressione. Ma questi non lavorano a dovere se compaiono patologie autoimmuni, come sono molte malattie reumatiche. Quindi la comparsa di una malattia da autoaggressione è figlia di un “errore” nei meccanismi di controllo del sistema difensivo dell’organismo, capace di mettere in atto strategie altamente distruttive contro virus e batteri ma anche di scatenarsi con la stessa veemenza contro sé stesso.

L’artrite reumatoide: cos’è e come si manifesta

È una malattia autoimmune, cioè legata ad autoanticorpi che, sbagliando, si scatenano nei confronti delle articolazioni dell’organismo. Provoca infiammazione, dolore e impossibilità a svolgere i normali movimenti, soprattutto in certi momenti del giorno. Oltre al sesso, è importante anche la predisposizione genetica, che si può associare ad uno stress cronico e ad infezioni.

A volte l’artrite reumatoide inizia con un’improvvisa difficoltà a fare gesti semplici, come aprire un barattolo. In altre situazioni il dolore e l’infiammazione prendono le dita delle mani, magari anche le caviglie. Colpisce soprattutto le piccole articolazioni di mani e piedi, i polsi e le caviglie, ma può interessare anche ginocchia, anche, spalle e gomiti.

L’infiammazione causa gonfiore, arrossamento, dolore e riduzione della funzione delle articolazioni, che soprattutto la mattina possono rimanere rigide per decine di minuti. In circa quattro pazienti su dieci sono presenti in percentuale variabile affaticamento, depressione, anemia, osteoporosi, manifestazioni infiammatorie dell’occhio, della pelle e dei vasi sanguigni.

L’esordio dell’artrite reumatoide può essere acuto oppure più graduale, nell’arco quindi di settimane o addirittura mesi. L’evoluzione è più rapida nei primi sei anni di malattia, particolarmente marcata nel primo anno. Per questo è fondamentale riconoscere precocemente la malattia e attivare rapidamente le cure.

La diagnosi precoce della malattia è infatti fondamentale per intervenire tempestivamente dopo l’esordio dei sintomi. Cominciare presto le cure significa riuscire a bloccare l’evoluzione del danno e a modificare la storia naturale della patologia. Grazie a questo approccio si arriva a tenere sotto controllo il quadro, a limitare il rischio di disabilità a lungo termine e soprattutto di riportare il paziente alla normalità, anche in senso lavorativo. Purtroppo però solo circa il 20 per cento dei malati arriva alla diagnosi entro sei mesi dall’inizio del quadro.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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