Aritmia cardiaca: cos’è, sintomi, cause

Cosa succede quando il cuore "perde il ritmo"? Ecco cosa sono le aritmie cardiache, i sintomi e quando preoccuparsi

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Federico Beretta

Medico chirurgo

Medico Chirurgo abilitato, da anni collabora con diversi magazine online e si occupa di divulgazione medico/scientifica.

Il cuore ha il compito fondamentale di pompare il sangue in tutto l’organismo. Per assolvere a questo importante compito, esegue dei movimenti specifici che devono avvenire in maniera ritmica. Quando questo organo va “fuori tempo” si parla di aritmia cardiaca.

Si tratta di un disturbo molto comune che riguarda milioni di persone nel mondo: sono soprattutto gli over 60 a essere colpiti da aritmie cardiache, ma non sono rari i casi anche nella popolazione più giovane. La maggior parte delle volte si tratta di un fenomeno benigno e non pericoloso per la vita, ma è bene non trascurare mai le aritmie cardiache e indagarne sempre le cause, per comprendere le origini ed, eventualmente, trattarle adeguatamente.

Cosa sono le aritmie cardiache?

Per aritmia si intende una perdita del fisiologico ritmo del battito del cuore. Generalmente il cuore batte con una frequenza regolare, che negli individui adulti varia tra i 60 a 100 battiti al minuto. In caso di aritmia il muscolo cardiaco può iniziare a battere troppo velocemente, troppo lentamente o in maniera irregolare.

Quando si parla di aritmia si intende in realtà un insieme di patologie con cause differenti, legate sempre ad un’alterazione nel ritmo della contrazione del muscolo cardiaco.

Come funziona esattamente il cuore e cosa succede in caso di aritmia?

Il cuore è formato da due atri e due ventricoli che devono eseguire movimenti coordinati. Affinché questo accada, è necessario un impulso elettrico che gli fornisca lo stimolo necessario per pompare il sangue nei diversi distretti del corpo. Questi impulsi nascono in una zona del cuore formata da cellule specifiche e detta nodo del seno atriale (NSA), situata nella parte superiore dell’atrio destro: da questa l’impulso si propaga sia nell’atrio destro, sia in quello sinistro. Da qui la corrente viaggia attraverso le strutture deputate alla trasmissione dell’impulso e attiva, in seguito, i due ventricoli passando attraverso una struttura detta nodo atrio-ventricolare.

Quando l’impulso non nasce, come fisiologicamente previsto, nel nodo del seno, ma da altre cellule che si trovano negli atri o nei ventricoli, si può innescare un’aritmia e si possono creare alcune zone di attività elettrica più rapida e altre di deficit. Anche se spesso tali aritmie sono innocue per la vita del soggetto, a volte possono impedire al cuore di svolgere adeguatamente il suo ruolo di pompa e creare importanti scompensi nel sistema cardiocircolatorio.

Le tipologie di aritmia cardiaca

Le aritmie comprendono un’ampia gamma di disturbi, che possono essere suddivisi in diversi modi. In base alla velocità del battito, riconosciamo bradicardie o tachicardie. Queste possono anche essere fisiologiche. Ad esempio, è del tutto normale avere una bassa frequenza cardiaca durante il sonno o una elevata frequenza cardiaca durante un esercizio fisico.

  • Si parla di tachicardia quando la frequenza cardiaca supera i 100 battiti al minuto. Tale disturbo può coinvolgere sia gli atri (tachicardia atriale), sia i ventricoli (tachicardia ventricolare) e in questa vasta categoria di disturbi rientrano diverse patologie. In presenza di una frequenza del battito cardiaco che aumenta in maniera brusca e repentina si parla di tachicardia parossistica, un evento che può essere il segnale della presenza di altre patologie più gravi.
  • Nella bradicardia, invece, la frequenza cardiaca si abbassa rispetto alla norma, arrivando a meno di 60 battiti al minuto. Fanno parte delle bradicardie i blocchi atrio-ventricolari e le disfunzioni della formazione dell’impulso. Molto spesso gli atleti presentano fisiologicamente una frequenza cardiaca a riposo inferiore ai 60 battiti al minuto.

Inoltre, si riconoscono altri diversi tipi di aritmia:

  • La più comune e innocua è l’extrasistole, che indica la presenza di un battito che avviene un po’ prima di quando dovrebbe. In questi casi, infatti, è la ritmicità del battito ad essere alterata e non la sua velocità, con la presenza di singoli battiti extra o di molteplici battiti ripetuti. Anche se diffuse e fastidiose, le extrasistole sono tendenzialmente innocue. Nel caso in cui siano molto frequenti o diano sintomi, è bene comunque indagarle in maniera approfondita.
  • Nella fibrillazione atriale le pareti delle camere superiori del cuore non si contraggono in maniera corretta. Questa asincronia può rivelarsi pericolosa in alcuni casi poiché provoca un ristagno di sangue nelle camere cardiache e può causare la formazione di trombi. La presenza di fibrillazione atriale aumenta di molto, infatti, il rischio di ictus cerebrale.
  • Tra le forme più pericolose di aritmia cardiaca c’è la fibrillazione ventricolare: i ventricoli non riescono a contrarsi correttamente, per questo il cuore non pompa bene il sangue nel corpo. Se non si interviene tempestivamente, questa condizione porta alla morte del soggetto.

Le cause dell’aritmia cardiaca

Avendo molteplici caratteristiche e potendo interessare diverse componenti che compongono il cuore, le cause di aritmia possono essere varie ed è fondamentale individuarle per intervenire correttamente. A volte a provocare l’aritmia è uno squilibrio degli ioni presenti nel sangue (soprattutto potassio e calcio), altre volte alla base del disturbo ci sono cardiopatie, scompensi cardiaci, cardiopatie ischemiche, cardiomiopatie, pericarditi oppure miocarditi. Un cuore che risulta dilatato o ipertrofico è più portato a soffrire di aritmie.

La principale causa di fibrillazione atriale è l’invecchiamento del cuore, che con il trascorrere degli anni accumula una maggiore quantità di tessuto fibroso che favorisce l’insorgenza di aritmie cardiache.

Nel caso di un numero elevato di extrasistole, alla base possono esserci malattie cardiache quali le cicatrici da infarto, le ischemie, le dilatazioni cardiache, le fibrosi cellulari o alcune malattie congenite del cuore che coinvolgono la generazione o la trasmissione dell’impulso elettrico. Alcune condizioni di salute, slegate dall’attività cardiaca, come le bronchiti, l’asma, i problemi alla tiroide, la febbre o le patologie gastrointestinali possono scatenare o peggiorare gli episodi di extrasistole, insieme a uno stile di vita caratterizzato da un eccessivo consumo di caffè e sostanze stimolanti, droghe o fumo.

Tra le motivazioni alla base delle bradiaritmie ci sono le malattie congenite che riguardano la formazione o la propagazione dell’impulso elettrico del cuore, le malattie ischemiche cardiache, le alterazioni degli elettroliti, la fibrosi senile delle cellule o l’ipertonia del nervo vago.

Alcune patologie cardiache genetiche, inoltre, generano facilmente aritmie anche pericolose per la sopravvivenza. Tra queste ricordiamo la sindrome di Brugada e la sindrome del QT lungo.

Per quanto riguarda le tachicardie, tra i fattori scatenanti possono esserci: l’aterosclerosi, l’ipertensione arteriosa, gli scompensi cardiaci, le cardiomiopatie, alcuni tipi di tumori, infezioni, disfunzioni a carico delle valvole cardiache e alcune problematiche polmonari.

In generale, tra le cause e i fattori di rischio per lo sviluppi di aritmie cardiache ci sono le malattie virali, l’abuso di alcol e fumo, l’ipertiroidismo, l’ipertensione arteriosa, gli stress emotivi e gli stati ansiosi, il diabete, l’uso di alcune classi di droghe, l’obesità, la presenza di apnee del sonno.

Quali sono i sintomi dell’aritmia cardiaca?

La maggior parte delle aritmie sono asintomatiche, altre volte il disturbo presenta dei chiari segnali. Solitamente si avvertono:

  • respiro corto;
  • sudorazione eccessiva;
  • senso di oppressione al torace;
  • dolore al petto;
  • palpitazioni, tachicardia o bradicardia (a seconda dei casi);
  • nausea;
  • vertigini;
  • mal di testa;
  • stanchezza;
  • minzione abbondante e/o frequente;
  • perdita di coscienza.

Soprattutto in caso di bradicardie può essere presente una stanchezza eccessiva, un senso di svenimento o un giramento di testa. Nella tachicardia, invece, sono comuni l’affanno, le vertigini, le palpitazioni e un generale senso di confusione e stordimento. Quando si sperimentano delle extrasistoli può capitare di sentire il “cuore in gola”, un senso di vuoto nel petto e la sensazione di percepire il proprio battito cardiaco.

In caso di aritmia particolarmente grave, non è difficile che il soggetto perda conoscenza. Esistono alcuni tipi di aritmia che portano ad arresto cardiaco e morte improvvisa.

Come diagnosticare l’aritmia?

Spesso le aritmie non danno segnali particolari al soggetto che le manifesta e vengono scoperte durante normali controlli di routine. Anche per questo motivo, è opportuno sottoporsi a regolari controlli medici anche in condizione di apparente salute generale. Quando esiste il sospetto di aritmia e il medico desidera confermare la diagnosi, è possibile eseguire diversi esami, come ad esempio:

  • un elettrocardiogramma (ECG);
  • un ECG dinamico di 24 ore (Holter) che registra il battito cardiaco a lungo e riesce a individuare le aritmie che non sono costantemente presenti durante la giornata;
  • un elettrocardiogramma sotto sforzo;
  • analisi del ritmo tramite loop recorder: se le aritmie non sono costanti, potrebbe non essere sufficiente un monitoraggio di 24 ore. È possibile impiantare sottocute un dispositivo che registra continuativamente i battiti del cuore per settimane o mesi e coglie eventuali aritmie, segnalandole immediatamente a un centro di analisi tramite GPS;
  • uno studio elettrofisiologico, che prevede di introdurre un catetere all’interno di un vaso sanguigno (passando dall’inguine o dal braccio del paziente) e di farlo risalire al cuore per registrare l’attività elettrica di alcune sue aree;
  • un’ecografia al cuore, per valutare la forma, il diametro e le funzionalità del cuore nel complesso.

Come curare l’aritmia cardiaca

Una buona parte di aritmie non necessita di trattamento. Tuttavia, esistono ad oggi numerose strategie che consentono di trattare curare le aritmie cardiache, quando queste diventano pericolose per l’incolumità del paziente o influiscono negativamente sul suo stile di vita.

  • Il primo passo da compiere è quello di ridurre i fattori di rischio, ove possibile, per cercare di diminuire la probabilità di manifestare un episodio aritmico.
  • La terapia, nei casi in cui è necessaria, è legata alla correzione della malattia di base e dev’essere personalizzata in base ai sintomi, ai disturbi e al rischio specifico.
  • I farmaci d’elezione per la cura delle aritmie sono quelli antiaritmici specifici, tra cui la flecainide, il propafenone e l’amiodarone.
  • In casi di particolare gravità del disturbo è possibile ricorrere alla cardioversione, durante la quale il cuore viene sottoposto a una scarica elettrica che interrompe la sua attività irregolare e tenta di ripristinare la normale funzionalità.
  • L’applicazione di pacemaker (cioè un dispositivo artificiale impiantato sottocute in anestesia locale), può essere indicato in caso di bradiaritmia significativa e può aiutare il cuore a battere ad un ritmo regolare e sostenuto.
  • Un defibrillatore cardiaco automatico impiantabile o ICD (che può erogare uno shock elettrico in caso di necessità) è indicato in alcune aritmie che possono avere un’evoluzione sfavorevole. Il suo ruolo è quello di interrompere l’aritmia cardiaca al suo esordio, riducendo il rischio di morte improvvisa.
  • Alcune aritmie vengono trattate con un’ablazione transcatetere con radiofrequenza: in questo caso viene introdotto un catetere dalla vena femorale o dalla vena giugulare interna e, una volta raggiunto il cuore, viene eliminato il tessuto malato che genera le aritmie.

Come prevenire le aritmie cardiache

Il miglior modo per ridurre i rischi legati alle aritmie e avere una buona qualità di vita è quella di prevenire gli episodi attraverso alcune sane abitudini quotidiane. Chi ha già avuto episodi di aritmie o è a rischio per sviluppare malfunzionamenti cardiaci dovrebbe evitare, ad esempio, gli sforzi fisici eccessivi, i periodi di forte stress o ansia, l’abuso di pillole dimagranti, nicotina e sostanze eccitanti, come il té o il caffè.

Tenere meticolosamente sotto controllo le patologie sottostanti è ovviamente d’obbligo quando si desidera evitare le conseguenze più gravi di questi disturbi.

È opportuno, inoltre, che la terapia venga gestita da uno specialista in grado di valutare le eventuali interazioni tra farmaci.

In linea generale, adottare uno stile di vita sano è un ottimo modo per prevenire e convivere con tutti i disturbi cardiaci. Un altro consiglio importante è quello di praticare una leggera attività fisica regolare (nel caso in cui il proprio medico non ravvisi controindicazioni), creare un regime alimentare completo e bilanciato, eseguire periodicamente prelievi ematici o esami specifici, ridurre l’uso di alcol, fumo e sostanze eccitanti, evitare il sovrappeso e dedicarsi a discipline rilassanti, ideali per il benessere psicofisico.

Fonti bibliografiche

FAQ

Cosa vuol dire aritmia cardiaca?

Si tratta di un’anomalia nella generazione o nella propagazione dell’impulso cardiaco del cuore. Questo funziona grazie a sofisticati stimoli elettrici che permettono al muscolo cardiaco di pompare il sangue in tutto il corpo.

Cosa provoca l'aritmia cardiaca?

Le cause dell'aritmia cardiaca possono essere molteplici e generare diverse tipologie di disturbi. Tra le principali: squilibri elettrolitici, patologie strutturali del cuore, l’ipertensione o l’invecchiamento.

Come riconoscere l'aritmia cardiaca?

Tra i principali sintomi di un'aritmia ci sono: dolore al petto, senso di oppressione toracica, respiro corto, sudorazione eccessiva, palpitazioni, nausea, vertigini, confusione, mal di testa, minzione abbondante o perdita di coscienza.