I tatuaggi di re, principi e principesse

Le famiglie reali e il fascino per i tatuaggi: dalla Croce di Edoardo VII all'ancora di Sissi, la passione per l'inchiostro sulla pelle continua ancora oggi

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Gilda Faleri

Giornalista e Royal editor

Royal Watcher toscana laureata in comunicazione. Scrive principalmente di famiglie reali e ha fondato uno dei primi blog italiani a tema royals.

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Quando si pensa a un tatuaggio, difficilmente viene in mente un Re o una Regina. Nell’immaginario comune i tatuaggi appartengono a un mondo che sembra lontano da quello delle monarchie, fatto di etichetta, tradizioni e regole. Invece non è così. Sia oggi, ma soprattutto guardando indietro nella storia, i tatuaggi fanno parte del mondo delle famiglie reali molto più di quanto si possa immaginare.

Già nella seconda metà dell’Ottocento, infatti, Re, Principi e perfino un’Imperatrice decisero di imprimere sulla propria pelle simboli destinati a rimanere per sempre. Le loro scelte raccontano storie molto diverse tra loro. C’è chi tornò da un viaggio in Giappone con un drago tatuato sul braccio, chi scelse un’ancora per celebrare la libertà e l’amore per il mare e chi trasformò un simbolo in un ricordo destinato a durare per tutta la vita.

Tra la metà e la fine dell’Ottocento i viaggi in Oriente divennero quasi un passaggio di formazione per molti giovani principi europei. Fu proprio in quel periodo che il tatuaggio, fino ad allora poco diffuso tra l’aristocrazia, iniziò a conquistare anche le corti. Le spedizioni del capitano James Cook nel Pacifico contribuirono a diffondere in Europa il fascino del tatuaggio polinesiano e il termine tatau, da cui deriva la parola “tattoo”.

Non era un gesto provocatorio, ma il ricordo di un viaggio, di una missione militare o di un’esperienza personale. Nel giro di pochi decenni quella che sembrava una curiosità divenne un vero simbolo di prestigio tra nobili e sovrani europei.

Il figlio della Regina Vittoria lancia la moda dei tatuaggi

Tra i primi esponenti delle famiglie reali a lasciarsi conquistare da questa moda ci fu il futuro Re Edoardo VII del Regno Unito. Nel 1862, durante un pellegrinaggio in Terra Santa, il Principe di Galles si fece tatuare una Croce di Gerusalemme. A realizzarla fu un tatuatore della famiglia Razzouk, dinastia di artisti copti attiva da secoli a Gerusalemme e ancora oggi considerata la più antica bottega di tatuaggi al mondo.

La tradizione dei tatuaggi dei pellegrini esisteva da secoli nella Città Santa: chi arrivava a Gerusalemme sceglieva spesso di portare con sé un segno permanente del proprio viaggio spirituale.

Fa quasi sorridere pensare che il primo tatuaggio della famiglia reale britannica risalga proprio al regno della Regina Vittoria, un periodo che nell’immaginario collettivo richiama sobrietà e rigore. Il gesto del futuro Edoardo VII ebbe un’eco notevole e contribuì a rendere il tatuaggio sempre più popolare tra l’aristocrazia europea.

La Regina Vittoria con i futuri sovrani Edoardo VII, Giorgio V ed Edoardo VIII
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La Regina Vittoria con i futuri sovrani Edoardo VII, Giorgio V ed Edoardo VIII

Giorgio V con lo stesso tatuaggio del padre

Tra i nobili tatuati ci furono anche i suoi figli, Alberto Vittorio e Giorgio, il futuro Re Giorgio V. Nel 1881, durante il viaggio intorno al mondo compiuto a bordo della HMS Bacchante, i due principi raggiunsero il Giappone e si fecero tatuare soggetti ispirati alla tradizione locale. Giorgio scelse un drago, mentre Alberto Vittorio una gru.

Durante il successivo passaggio a Gerusalemme vollero entrambi una Croce di Gerusalemme realizzata dallo stesso tatuatore che quasi vent’anni prima aveva inciso quella del padre. Fu lo stesso Giorgio a ricordarlo nei suoi appunti di viaggio, annotando con orgoglio di essere stato tatuato “dallo stesso uomo che aveva tatuato papà”.

Il drago dello Zar

La moda raggiunse ben presto anche altre corti europee. Nel 1891 il futuro zar Nicola II di Russia, durante il viaggio in Giappone, decise di farsi tatuare un grande drago sull’avambraccio destro. Per realizzarlo si affidò a uno dei più celebri maestri giapponesi dell’epoca. Nel suo diario raccontò che il tatuaggio iniziò alle nove di sera e terminò soltanto alle quattro del mattino, dopo circa sette ore di lavoro.

Al termine scrisse di essere molto soddisfatto del risultato e di aver provato pochissimo dolore. Nella tradizione giapponese il drago simboleggia forza, saggezza e protezione ed era uno dei simboli più celebri.

Il tatuaggio segreto di Sissi

Se per molti sovrani dell’Ottocento il tatuaggio rappresentava il ricordo di un viaggio, per l’Imperatrice Elisabetta d’Austria, la celebre Sissi, aveva un significato molto più personale. Secondo diverse ricostruzioni, intorno al 1888 Sissi decise infatti di farsi tatuare una piccola ancora sulla spalla sinistra, un simbolo che richiamava il suo profondo legame con il mare e il desiderio di libertà che l’aveva accompagnata per tutta la vita.

L’ancora non fu una scelta casuale. Negli ultimi anni della sua vita Sissi trascorreva lunghi periodi in viaggio e trovava nel mare uno dei pochi luoghi in cui sentirsi davvero libera dalle rigide regole della corte viennese.

La nobiltà dell’inchiostro sulla pelle

Nel 1898 anche la stampa iniziò a raccontare il fenomeno come una vera e propria moda aristocratica. In un articolo pubblicato su The Harmsworth Monthly Pictorial Magazine, intitolato Tattooed Royalty. Queer Stories of a Queer Craze, si leggeva che, quando la nobiltà adottava una nuova tendenza, “il resto dell’esclusivo mondo della ricchezza e del potere seguiva presto la stessa strada”.

L’autore citava tra i reali tatuati il Granduca Alessio di Russia, definito il più tatuato, il Principe e la Principessa Valdemar di Danimarca, la Regina Olga di Grecia, il Re Oscar II di Svezia, il Duca di York (il futuro Giorgio V), il Granduca Costantino e molti altri esponenti dell’aristocrazia europea.

Frederik IX, il Re più tatuato del Novecento

Se nell’Ottocento il tatuaggio era soprattutto il ricordo di un viaggio, nel Novecento fu Re Frederik IX di Danimarca a essere ricordato come il sovrano europeo più tatuato del secolo. Grande appassionato di mare e ufficiale della Marina danese si fece realizzare almeno nove tatuaggi.

Tra i soggetti comparivano ancore, draghi, uccelli e persino una volpe. Fu la figlia, la Principessa Benedikte, a rivelare che il misterioso tatuaggio sull’avambraccio sinistro del padre raffigurava proprio una volpe, probabilmente scelta come omaggio alla sua grande passione per la caccia.

L’ultimo tatuaggio arrivò nel 1949, quando Frederik IX aveva già cinquant’anni ed era salito al trono da pochi anni. Si trattava di un grande drago cinese sul petto, realizzato a Londra dal celebre tatuatore George Burchett. Secondo diverse ricostruzioni, fu lo stesso Re a consegnargli un tessuto cinese decorato con un drago, chiedendogli di riprodurlo fedelmente sulla pelle.

Con Frederik IX il tatuaggio non raccontava più soltanto il ricordo di un viaggio esotico, ma anche passioni, esperienze e momenti che avevano segnato la sua vita tanto da essere impressi nella pelle.

I tatuaggi dei reali oggi

La tradizione non si è fermata con Frederik IX, il nipote, Frederik X, attuale Re di Danimarca, ha mostrato in più occasioni i tatuaggi realizzati durante la carriera militare nelle forze speciali danesi, raccogliendo idealmente l’eredità del nonno.

Anche in altre famiglie reali europee il tatuaggio è ormai sdoganato. La Principessa Eugenie porta un piccolo tatuaggio dietro l’orecchio sinistro, visibile soprattutto quando raccoglie i capelli. La Principessa Sofia di Svezia non ha mai nascosto quelli realizzati prima del matrimonio con il Principe Carlo Filippo, mentre nel Principato di Monaco la principessa Stéphanie, la figlia Pauline e il nipote Andrea Casiraghi hanno mostrato più volte i propri.

Stephanie di Monaco
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Stephanie di Monaco con il suo tatuaggio al polso

Anche in Italia il tatuaggio ha trovato spazio tra i Savoia. Emanuele Filiberto di Savoia ha diversi tatuaggi sulle braccia. Anche Amedeo di Savoia-Aosta, ufficiale della Marina Militare, aveva tatuaggi ispirati al mare.

Emanuele Filiberto di Savoia in vacanza
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Emanuele Filiberto di Savoia in vacanza nel 2014

Questi sono i tatuaggi più conosciuti, ma probabilmente non sono gli unici. Tra uniformi, abiti da cerimonia e giacche a maniche lunghe, chissà quanti altri restano ancora lontani dagli obiettivi dei fotografi. In fondo, anche il tatuaggio è diventato reale.