Rifiuti tessili: che fine fanno gli abiti che non usiamo più?

Ecco perché acquistare meno e meglio: ridurre il volume dei nostri rifiuti tessili è un modo concreto per aiutare il pianeta

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Angela Inferrera

Consulente di stile

Consulente d'immagine, fashion editor ed esperta di moda sostenibile.

Vi siete mai chiesti che fine fanno i nostri vestiti quando li gettiamo via? Forse saperlo potrebbe aiutarci a renderci più consapevoli del nostro impatto sul pianeta e farci capire che è veramente arrivato il momento di comprare meno e meglio!

Rifiuti tessili: il percorso dei nostri vestiti

Quando vogliamo disfarci di un capo che non utilizziamo più ci sono vari modi di procedere. La destinazione finale però è sempre la stessa. Vediamo che percorso fanno i rifiuti tessili.

1. I bidoni gialli

Quando conferite i vostri capi nei bidoni gialli, i capi vengono smistati e divisi. Una parte, quelli messi meglio, vengono rivenduti nel circuito del second hand, un’altra parte, quelli irrecuperabili, vengono usati per realizzare imbottiture o isolanti. I capi invece di minor valore ma ancora indossabili, vengono spediti i Paesi in via di sviluppo (e da qui vi invito a proseguire nella lettura dei prossimi paragrafi). Molti di noi pensano di donarli e di fare del bene, ma la realtà, purtroppo, è molto diversa.

Altra cosa non trascurabile: spesso, dal momento che le fibre tessili sono assimilate ai rifiuti, i capi conferiti nei bidoni gialli seguono lo stesso percorso del secco non riciclabile, quindi possono finire nel circolo vizioso dello smaltimento illegale di rifiuti, come testimoniato da svariate inchieste giornalistiche.

2. La raccolta presso i punti vendita che lo permettono

Diversi punti vendita di vari brand permettono di conferire i rifiuti tessili a fronte di un buono per l’acquisto di altri capi, incentivando un consumo indotto e poco consapevole. Che fine fanno poi i capi che buttiamo in quei bidoni? In parte vengono effettivamente recuperati, ma in parte no.

3. Il riciclo

Il percorso più virtuoso è quello dei capi le cui fibre possono essere riciclate o rigenerate, come la lana e il cachemire, ma anche il denim e il cotone. Realtà come Rifò o Atotus permettono questo tipo di recupero in modo da creare una vera propria economia circolare, perché da vecchio filato viene realizzato filato rigenerato da cui si otterranno capi nuovi senza immissione di nuove materie prime nell’ambiente.

Rifiuti tessili: dove arrivano i nostri vestiti

La stragrande maggioranza dei nostri capi usati o non più mettibili né riparabili perché di scarsa qualità, finisce nei Paesi più poveri, dall’Africa, all’India, al sud America. Deserti incredibilmente belli come quello di Atacama sono stati sfigurati da montagne (in senso letterale) di rifiuti tessili, spiagge in Ghana hanno subito la stessa sorte… e indovinate alla fine dove finisce tutta questa roba? Bruciata o in mare.

Le inchieste che hanno reso noto questo fenomeno sono ormai moltissime e non si contano i siti che cercano di sensibilizzare su questo argomento. La realtà è che dovremmo pensare più seriamente quando decidiamo di acquistare qualcosa: più un capo ha vita breve e prima finirà ad ingrossare queste montagne di rifiuti.

Sforziamoci di chiederci sempre se quel nuovo capo che stiamo per comprare, magari spinti dal desiderio dei saldi, è davvero adatto a noi, se davvero ci serve o se possiamo farne a meno. Più siamo consapevoli e più faremo del bene all’ambiente, ma anche a noi stessi!