Le favole per bambini e bambine, quelle che ci accompagnano da generazioni, sono assai diverse dai racconti popolari e dalle leggende dalle quali nascono, generalmente più cupe. Potremmo azzardarci a dire che nessuna favola nasca davvero per essere ascoltata da un bambino.
Si tratta, quasi sempre, di leggende e racconti popolari che, con il tempo, sono state trascritte e riscritte da diversi autori, in diverse parti del mondo, in diverse epoche. Molte di queste favole sono state rese note al grande pubblico grazie al riadattamento cinematografico che ha contribuito a renderle popolari, immortali, ma anche profondamente differenti dalle prime versioni. Disney, in primis, ha reso rassicuranti le favole, eliminando quasi del tutto violenza, cannibalismo e finali tragici, per renderle adatte ai bambini. Lo stesso accade oggi con le nuove versioni dei lungometraggi Disney , che sono state ulteriormente modificate per poter essere più adatte ad una società in continua evoluzione.
Al di là degli adattamenti, che si tratti di una favola della buonanotte o di una storia che i nostri bambini e le nostre bambine scelgano di leggere per conto proprio, le storie hanno sempre una doppia lettura: una morale- come si usava dire un tempo- per trasmettere un messaggio ben specifico e diretto ai più piccoli.
La principale differenza fra favola e fiaba sta proprio nella morale di cui la seconda si farebbe portatrice, attraverso bizzarri animali parlanti (fra tutte le fiabe di Esopo), ma anche nelle favole che stiamo per approfondire è difficile non trovare messaggi ben precisi, che aiutano a distinguere il bene dal male. C’è da dire, che le favole, a differenza delle fiabe, nascono da racconti popolari e che sono arrivate sino a noi, attraverso autori che le hanno trascritte. Per questo è difficile trovare la prima versione, in quanto nel tempo hanno subito cambiamenti in mano agli scrittori che le hanno portate sino a noi.
Questo mistero che aleggia sulla favole ci ha resi curiosi su quali siano le versioni originali dei racconti più noi ai bambini, ed ecco quello che abbiamo scoperto.

Indice
Cappuccetto Rosso: la nonna cucinata
Tra le favole che raccontiamo e leggiamo ai bambini, questa è sicuramente quella che ha subito la trasformazione più impressionante. Prima ancora di Charles Perrault, che firmò ufficialmente Cappuccetto Rosso, esistevano numerose versioni popolari francesi. La più famosa è nota come “La storia della nonna”. Qui il lupo non si limita a divorare l’anziana, ma la uccide, ne conserva la carne e il sangue e, quando arriva Cappuccetto Rosso, le serve inconsapevolmente un pasto preparato proprio con la nonna. Una versione che sa un po’ di Hannibal Lecter che è noto per non essere un personaggio perfetto per l’infanzia. In alcune versioni un gatto avverta la bambina, per impedire che mangi la nonna. Un’altra versione vede il lupo avere atteggiamenti ambigui con la bambina, costretta a dormire con lui.
Nella versione di Perrault, spariscono il cannibalismo, la fuga, il sesso. Cappuccetto e la nonna vengono divorate e la storia termina senza lieto fine.
Solo i fratelli Grimm introducono il celebre cacciatore che apre la pancia del lupo e salva entrambe. Si racconta che la storia popolare della bambina dalla mantellina rossa, sia stata ambientata nella città di Alsfeld, un borgo medievale tedesco particolarmente suggestivo.
Il messaggio che traspare, in tutte le versioni, è chiaro: far comprendere ai bambini e alle bambine di non fidarsi delle apparenze, del resto il lupo si era reso affabile e gentile, all’inizio.
Cenerentola: la brutta fine delle sorellastre
La prima versione di Cenerentola europea è quella di Giambattista Basile. Qui Cenerentola si chiama Zezolla e non è affatto la ragazza remissiva che conosciamo anche dalla versione Disney. Nella versione antica, la protagonista, convinta dalla governante, uccide la matrigna, chiudendole il collo dentro il coperchio di una cassapanca (sapendo come vanno le cose per la povera ragazza, chi fra noi potrebbe giudicarla!).
Con Perrault, lo sappiamo, la storia cambia: compaiono la fata madrina, la carrozza e la celebre scarpetta di cristallo.
Nella versione dei fratelli Grimm, invece, il tono torna durissimo: le sorellastre, pur di indossare la scarpetta, si tagliano prima un dito del piede e poi il tallone. Il sangue tradisce l’inganno e, durante il matrimonio, due colombe cavano loro entrambi gli occhi come punizione. Si capisce che, anche se le sorellastre non si sono impegnate molte per risultare simpatiche, la fine è troppo cruenta per avere successo tra i bambini.
Anche in questo caso, come nella storia che segue, il messaggio è limpido: la tenacia e la purezza d’animo potrebbero essere premianti anche se, di questi tempi, il condizionale è d’obbligo!
La Bella Addormentata: nessun romanticismo
La versione più antica è sempre di Giambattista Basile. Qui, la principessa non viene risvegliata da un bacio, ma un re trovandola addormentata, abusa di lei e se ne va. Durante il sonno la giovane partorisce due gemelli. Uno dei bambini, succhiandole il dito, rimuove la scheggia che aveva provocato l’incantesimo e la madre finalmente si risveglia. La vicenda però continua: la moglie del re tenta perfino di far cucinare e mangiare i due bambini.
Solo con Perrault e poi con i Grimm la storia viene trasformata nel romantico racconto che tutti conosciamo e che trova la propria massima celebrazione con Disney.
Hansel e Gretel: una fiaba nata dalla fame
Dietro questa storia si nasconde un contesto storico molto preciso. Tra Medioevo e la prima età moderna, le carestie erano frequenti e molte famiglie non riuscivano a nutrire tutti i figli. Un vero dramma che portava anche ad abbandonate i propri figli. La casa dei dolci è un miraggio, una fantasia, ma, l’incipit della trama è reale.
L’astuzia e la collaborazione fra il fratellino e la sorellina sono la chiave della loro salvezza come, a volte, nella vita, pur partendo da situazioni di svantaggio, con un po’ di fortuna e con un po’ di coraggio, ci si può salvare.
La Sirenetta: niente matrimonio, solo dolore
La versione di Hans Christian Andersen della Sirenetta è molto più malinconica di quella Disney. Nonostante la rinuncia alla propria voce (su cui si potrebbero, già di per sé, organizzare convegni di psicologi), la ragazza non arriva a coronare il suo sogno d’amore. Il principe sposa un’altra donna.
La sirenetta potrebbe salvarsi dalla sua condizione, uccidendo il ragazzo con un pugnale consegnatole dalle sorelle, ma rifiuta, preferendo gettarsi in mare, dissolvendosi in schiuma. Solo dopo si trasforma in uno “spirito dell’aria”, aprendo la strada a una possibile redenzione.
È una storia d’ amore non corrisposto, di sacrificio e rinuncia. Sicuramente, al di là del suicidio, non è una storia raccontabile ad una bambina di oggi (per fortuna)! Per cui, trovarci una morale, in una donna che rinuncia a se stessa per amore, è un esperimento troppo arduo che forse non merita lo sforzo.
Pinocchio: doveva morire impiccato
Tra le storie pe bambini più strappa lacrime, Pinocchio è fra questi. Con assoluto rispetto per l’eccelso Collodi, possiamo dire che nascere “diverso”, da un uomo solo ed anziano, con problemi economici, e poi deriso, derubato e venduto, non è una storia che, in qualsiasi versione, fa fiorire un sorriso sul volto di un bambino. Ma sappiamo che i racconti per bambini sono stati pensati per far comprendere che le ostilità, nella vita, non mancano. Al di là di queste considerazioni, ciò che conta è che il primo finale scritto da Carlo Collodi, per il povero Pinocchio, era completamente diverso.
Pubblicato a puntate, come spesso avveniva in passato, terminava con il Gatto e la Volpe che impiccavano Pinocchio a una quercia: il burattino moriva. Furono i lettori, colpiti da quel finale drammatico, a chiedere a Collodi di continuare la storia. Così nacquero la Fata Turchina, la rinascita di Pinocchio e il celebre finale con la trasformazione in bambino.
Il Pifferaio Magico: i bambini non tornano
Anche questa è una leggenda molto diversa da come viene raccontata oggi. Sembra che il racconto sia tratto da un accadimento reale che, però, si fa fatica a ricostruire. La città di Hameln, che ancora oggi accoglie molte famiglie affascinate dalla storia, è il luogo dove tutto ebbe inizio. Nella storia “originale” i bambini non tornano più, come vedetta del Pifferaio, che non fu pagato. Alcuni racconti parlano di una montagna che si apre, altri di un viaggio verso terre lontane, altri ancora della loro morte.

Il messaggio nascosto delle favole
Le favole raccontano dell’epoca, della cultura e delle difficoltà comuni che i popoli vivevano al momento della loro creazione e rielaborazione. Ciò che a noi, oggi, sembra particolarmente violento, cruento, per essere raccontato ad un bambino, lo era anche allora, ma reso più comune ed accettato dalle peculiarità del contesto nel quale nasceva la storia.
Se pensiamo ad Hansel e Gretel, fino al 1800 ed oltre, non era raro che alcune famiglie, particolarmente povere e numerose, fossero costrette a vendere i propri bambini, sperando anche di garantire loro un destino migliore. Oggi sarebbe impensabile ed è difficile comprendere il contesto nel quale ciò accadeva.
Tutte queste favole raccontano di quanto l’infanzia non sia il luogo sicuro che vorremmo, perché i pericoli sono numerosi e non fanno eccezioni. Purtroppo episodi di violenza sui minori, ci vengono raccontati anche oggi, e possiamo solo immaginare quanti fossero, in passato, quando l’educazione e la prevenzione erano quasi sconosciuti.
Edulcorare queste storie, da un lato è stato necessario, dall’altro ha fatto perdere a questi racconti la potenza dei messaggi. Tra il C’era un volta e il Vissero felici e contenti c’è una vita di stenti, costrizioni, sacrifici che, anche se portassero davvero alla felicitò finale, vanno attraversati ed insegnati.
Infine, nei racconti per bambini, vengono raccontate emozioni che culturalmente si tenta di reprimere: la gelosia, la rabbia, l’invidia. Per questo le favole hanno rappresentato da sempre un modo per dare spazio a quello che, socialmente, non è ben visto (soprattutto al femminile).
Gli elementi comuni alla fiabe sono, comunque, sempre gli stessi:
- la paura, che aiuta i bambini a riconoscere i pericoli;
- la crescita, che passa attraverso prove e difficoltà;
- l’esistenza del male, che può essere affrontato, anche se si parte in svantaggio.
Anche se i finali moderni sono cambiati, il valore educativo delle favole e delle fiabe è rimasto lo stesso: aiutano i bambini a dare un significato alle proprie paure e a costruire resilienza.