Quasi tutte noi, da bambine e da ragazze, abbiamo vissuto grandi e piccole avventure, felici o deludenti storie di amicizia e d’amore, annotando le emozioni su un diario segreto. Penne colorate che scorrevano veloci fra le righe, mentre scorrevano dentro di noi immagini e ricordi di quello che ci aveva emozionato o sconvolto. Lì riuscivamo ad usare parole anche nei casi in cui quelle parole, dal vivo, nell’immediato, ci erano mancate.
Il diario segreto, anche grazie alla moda, è stato un elemento presente in quasi tutte le case, nella maggioranza delle quali, le quote rose erano presenti! I lucchetti, le minacce scritte o velate (Mamma, papà, non toccate!), i nascondigli, rendevano i nostri diari ancor più carichi di mistero.
Un diario delle emozioni, potremmo dire, che ha accompagnato generazioni di bambine, nel capire se si poteva perdonare la propria amichetta, e successivamente, generazioni di ragazze alle prese con i primi amori e le grandi delusioni.
Il diario segreto, però, è molto più di un regalino romantico da fare ad una bambina/ragazza, ma è uno strumento importantissimo che permette di esprimere emozioni, che educa ed allena alle stesse che, a volte, culturalmente, sono poco tollerate. Come accade ai bambini ed ai ragazzi che sono cresciuti con l’idea di farsi poco domande, per poter agire sempre, senza indugio.
Il diario segreto, sin da bambini e poi da ragazzi ed adulti, è un canale di scrittura emotiva che aiuta anche nei momenti particolarmente delicati. Non è così raro che terapeuti e terapeute, a prescindere dall’età e dal sesso dei propri pazienti, li invitino a tenere un diario. Per questo, abbiamo chiesto alla dottoressa Giovanna Giacomini, pedagogista, formatrice ed autrice, quali sono i benefici di tenere un diario segreto e perché è importantissimo anche per i maschietti.

Indice
Diario segreto per bambini: perché è importante
Il diario segreto non è un gioco da ragazzi! Nel senso che, nel momento in cui diventa uno spazio per parlare con se stessi, per creare una memoria di una particolare giornata, diventa uno strumento prezioso nel quale specchiarsi in futuro. Ma qual è la sua importanza, quando si è piccoli?
“Il diario segreto può rivestire un ruolo importante nello sviluppo emotivo di bambini e preadolescenti. Non è un semplice quaderno su cui annotare un elenco di avvenimenti ma è uno spazio protetto in cui imparare a rielaborare ciò che è accaduto.
Tale rielaborazione non riguarda solo le esperienze di vita in sé, ma soprattutto i vissuti personali: le emozioni provate e come sono state percepite a livello corporeo e le reazioni suscitate, ovvero a quali comportamenti o azioni hanno dato luogo.
In questo spazio protetto, caratterizzato dalla totale assenza di giudizio, i ragazzi imparano a incontrare se stessi come di fronte a uno specchio. Imparano a riconoscere ciò che provano e a trasformare l’esperienza vissuta in una storia da ripensare”.
Nel diario segreto, i bambini possono disegnare, attaccare adesivi, sono liberi di esprimersi nel modo a loro più vicino. Solo in questo modo, attraverso la libertà, priva di giudizio altrui, il diario diventa un’esperienza sana, positiva, costruttiva. Ecco cosa avviene, secondo quanto ci dice la dottoressa Giacomini, quando si scrive sul proprio diarco personale.
I benefici di avere un diario segreto
Attraverso la scrittura si attivano 3 meccanismi.
- Il riconoscimento: sensazioni fisiche come un peso nello stomaco, il desiderio di piangere o l’impulso di scappare da una situazione frustrante vengono collegate a un’emozione ben precisa a cui dare un nome, guardandola sotto una lente diversa e da una giusta distanza.
- La definizione del vissuto: anche quando ci si trova ancora carichi di emotività, l’atto di scrivere costringe a cercare le parole, trasformando ciò che è confuso e indefinito in qualcosa di più chiaro e delineato.
- La messa in sequenza: mettere un’esperienza “nero su bianco” richiede di ricostruire una sequenza temporale, di ricordare e di saper distinguere i fatti reali da ciò che è stato semplicemente immaginato.
“Attraverso questi processi si pensa e si rivive ciò che si è provato. Questo passaggio fondamentale dall’esperienza vissuta alla parola rappresenta una primissima e importantissima forma di elaborazione emotiva.
Per approfondire direi che sicuramente ci sono dei benefici, come il poter dare un nome alle emozioni. Questa differenziazione emotiva, cioè la capacità che abbiamo di nominare le emozioni con una certa precisione, di dare un nome, è importantissima nel passaggio dall’infanzia all’adolescenza e all’età adulta.
Scrivere ci costringe a fare questo, ci costringe a nominare le cose, e quindi amplifica la nostra opportunità di conoscere le emozioni: non c’è più soltanto gioia, tristezza o rabbia, ma cominciamo ad aggiungere delle sfumature dovute a esperienze particolari. Ci permette poi di trasformare tutto quello che è molto confuso in una narrazione. La narrazione è uno strumento importantissimo attraverso il quale le persone organizzano la realtà, sviluppando quello che si chiama pensiero riflessivo”.

Un diario permette il senso di continuità
Ma se per un adulto scrivere ciò che accade permette di fare chiarezza su quanto, nel momento in cui facevamo una certa esperienza, ci sembrava confuso, per i bambini ed i ragazzi, che sono anche alle prese con la ricerca della propria personalità, il diario fa molto di più!
“Nella vita di un bambino, di un preadolescente e di un adolescente la vita cambia molto rapidamente: cambia lui stesso, cambia il proprio corpo, cambiano le amicizie (un giorno si è amici di qualcuno, il giorno dopo di qualcun altro) e cambiano gli interessi. Questo a volte può portare persino a perdersi, a cercare in continuazione la propria identità. Questo processo di continua costruzione dell’identità è il fulcro centrale di questo periodo della vita.
Il diario diventa una traccia di continuità personale perché posso andare indietro nel tempo e rileggere cosa pensavo in quel momento della mia vita, di quella persona, di quell’amico, di quella situazione, dei miei genitori, e come mi sento magari oggi. Ci offre la possibilità di rileggere i nostri stessi pensieri, e questo aiuta moltissimo”.

Avere un diario aiuta nei momenti di difficoltà
Anche chi, fra noi, è meno restia ad annotare avvenimenti, emozioni, avrà preso carta e penna, di fronte a scelte particolarmente difficili che facevano perdere il sonno. La lista dei pro ed i contro, ad esempio, dei vantaggi e degli svantaggi di prendere una specifica decisone. Questo, dimostra che scrivere, mettere nero su bianco, fatti ed emozioni, aiuta a chiarirsi le idee, attraverso quella giusta distanza che ci fa vedere le cose in modo più lucido.
Ecco le parole di Giacomini.
“Un altro beneficio è che ci aiuta a prendere una giusta distanza da quello che è accaduto: scrivere crea una distanza psicologica. Quando un evento rimane solo dentro di noi sembra enorme e, molto spesso, doloroso. Questo è un suggerimento che viene dato anche alle persone adulte che stanno vivendo un momento di difficoltà: metterlo per iscritto, letteralmente buttarlo fuori. Scrivere è un modo per tirare fuori da sé le cose e metterle su una pagina.
Inoltre, scrivere offre uno spazio di sincerità, perché si possono ammettere delle cose che normalmente non si direbbero. Magari non ho il coraggio di dire ad alta voce a me stesso determinate cose, tantomeno alla mia famiglia; nel diario lo scrivo e lì posso rileggerlo, facendo in qualche modo i conti con quella verità che cerco di tenere nascosta (anche se forse semplicemente sono geloso di quell’amico o di quell’amica, o sono arrabbiato con i miei genitori per una determinata ragione).
Ci allena anche al dialogo interiore. Quella stessa voce che ci ha guidato, quella del genitore che ci ha stimolato a sviscerare una situazione per comprenderla più a fondo, diventa la nostra stessa voce interiore. Dentro un diario ci si pone spesso delle domande: “come mai mi è successa questa cosa?”, “perché proprio a me?”, “di che cosa ho bisogno?”. Spesso i diari sono ricchi di domande per le quali magari il ragazzo non ha una risposta immediata, ma che possono arrivare con il tempo, lasciandole lì a sedimentare e rileggendo le pagine scritte tempo prima.
Chiaramente il diario non è qualcosa che si può imporre. Dovrebbe essere uno strumento che sorge in modo spontaneo. Ovviamente noi possiamo stimolare i bambini e le ragazze, possiamo suggerirlo e possiamo portare la nostra esperienza”.

Il diario segreto: perché è utile anche ai maschi
Fino ad ora abbiamo presupposto che, ad annotare i propri pensieri, a dare spazio al dolore di una delusione d’amore, ad un’incomprensione fra amiche, a fare chiarezza su decisioni che fanno perdere sonno, fossimo solo noi. Noi da bambine, noi da ragazze, noi da donne adulte.
Eppure, i maschi di qualsiasi età, hanno i nostri stessi tormenti, sono attraversati dalla nostra stessa rabbia o frustrazione, dalla stessa nebbia mentale, ma anche dallo stesso entusiasmo e felicità.
Purtroppo, non c’è bisogno di spendere troppe parole, sappiamo che i binari sui quali percorriamo le nostre vite, sono programmati per essere solo paralleli. Noi non possiamo che essere emotive, loro non possono che essere di azione. Le conseguenze estreme, a questo modo di educarci, sono sotto gli occhi di tutti, e su quale pagina di quotidiano.
Allora, la domanda sorge spontanea, un diario delle emozioni, che non le nega, ma che le allena, senza giudizio, può essere utile anche ai bambini e ai ragazzi?
Ecco cosa di ha risposto la dottoressa Giacomini.
Il diario segreto è spesso associato al femminile, ma è utile anche ai maschi. Chiaramente il diario non ha genere: è comunemente associato al femminile semplicemente perché una bambina o una ragazza sono tendenzialmente predisposte a una maggiore introspezione e a una scrittura intima, perché la nostra stessa cultura ha educato in questo senso. Spesso si vedono diari segreti venduti nelle cartolerie o in alcuni negozi specializzati che richiamano un’estetica molto femminile (sono rosa, con i fiorellini, etc),
ma se pensiamo alla clinica e agli adulti, la scrittura e la narrazione vengono utilizzate tantissimo da psicologi, formatori e coach, indipendentemente dal genere del cliente.
C’è quindi una predisposizione e un’influenza sociale, il tutto rafforzato dal mercato che ha creato uno stereotipo per cui l’interiorità, la cura della relazione e l’emotività sarebbero territori femminili, mentre l’azione, la competizione e lo sport sarebbero territori maschili. La differenza, però, è solo superficiale: lo strumento di per sé è assolutamente valido per tutti, sia che parliamo di bambini e adolescenti, sia per gli adulti.
Scrivere su un diario personale può essere molto utile al genere maschile, perché permette di prendere maggiore contatto con una parte di sé senza giudizio e senza il peso sociale che spesso viene loro indirizzato. Frasi come: “ma sì, cosa stai lì a perdere tempo dietro a queste cose?”, “non pensare”, “non serve che stai male, dai, esci a farti una partita”. La società gli rimanda questo, quindi avere uno spazio in cui la società non interferisce e dove c’è massima libertà di espressione può essere di grandissimo aiuto.
Scrivere, può offrire loro un vocabolario emotivo più ampio e un’alternativa all’agito: si può infatti suggerire di descrivere le emozioni prima di agire, oppure di rielaborare un proprio agito impulsivo per osservare quante volte c’è una reazione sproporzionata rispetto all’emozione che si sta provando.
È uno spazio senza prestazioni, dove non occorre essere il più forte, il più bello o il più sicuro, e dove non si perde il proprio valore se si esprimono le proprie emozioni. È anche una forma di problem solving, perché permette di trovare soluzioni che si faticherebbe a elaborare coscientemente nel “qui ed ora”.
Offre inoltre una diversa idea di coraggio: se per il genere maschile il coraggio è spesso associato alla prontezza e al reagire immediatamente, qui si offre l’alternativa della rielaborazione, intesa come spazio in cui far emergere la propria personalità.
La formula può essere presentata in modo diverso: invece del “diario segreto” (che di per sé potrebbe non sollecitare l’immaginario di un ragazzo), si può proporre un taccuino delle idee, il diario delle sfide, la raccolta delle mappe, l’archivio dei propri sogni o il fumetto autobiografico”.
Sappiamo che la nostra era è performativa e di danni di una negazione del “fallimento”, delle emozioni, della loro accoglienza, crea disagi importanti che, non di rado, richiedono interventi seri. Tornare a dare spazio, sin da bambini, a quello che si prova, prima ancora di quello che si fa, potrebbe essere un modo per rimettere al centro, il pensiero critico.