Aveva 93 anni e ha vissuto gli ultimi istanti nella sua residenza di Santa Margherita Ligure. Con la morte di Rosellina Archinto se ne va una donna che ha lasciato un segno indelebile nella nostra cultura. Una donna che ci lascia un’eredità preziosissima, fatta di scelte e innovazioni che hanno cambiato per sempre il mondo dell’editoria, specialmente quello della letteratura per l’infanzia.
Prima della sua intuizione editoriale, la letteratura infantile in Italia era confinata in una nicchia che in un certo senso ne tarpava le ali, privando i giovani di un potenziale che grazie a lei, infine, è stato finalmente espresso. Non più soltanto racconti didascalici e impregnati di moralismo, ma pagine che si nutrono di un linguaggio visivo complesso e di storie che, con sensibilità e delicatezza, sono in grado di risvegliare e coltivare il senso critico dei piccoli lettori.
Rosellina Archinto è stata una pioniera, in molti sensi. E vale la pena raccontare la sua storia.
La svolta nell’editoria, direttamente dal salotto di casa
Classe 1933, Maria Rosa Marconi (questo il suo vero nome) era figlia dell’ingegnere Mario Marconi e di Maria Brunelli. L’editoria non era esattamente ciò che i genitori avevano in mente per lei e forse, in fondo, non era neanche quanto lei stessa intravedeva nel suo futuro. Genovese ma milanese d’adozione, inizialmente studiava Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ma quel percorso accademico non la soddisfaceva.
C’era qualcosa di inespresso in quella che sarebbe diventata poi Rosellina Achinto, qualcosa che ha scoperto durante un soggiorno a New York, per frequentare la Columbia University. Nelle librerie americane ha scoperto un modo completamente inedito di concepire i libri per bambini, non più storie didascaliche ma veri e propri oggetti d’arte in cui illustrazioni e grafiche d’avanguardia dialogavano alla pari con il testo. Non più l’immagine subordinata alla parola, ma una convivenza equilibrata che aggiungeva senso al tutto.
Al suo rientro in Italia, nel 1963, quella esperienza si è trasformata in un progetto concreto tanto che appena tre anni dopo, nel 1966, fondava la Emme Edizioni: “Mi presero per pazza. Anzi, per la ricca signora che per hobby si inventa un lavoro. Il mondo editoriale era maschilista, le donne guardate con sospetto o peggio. Bompiani faceva avances, Mondadori ti guardava dall’alto in basso. Una volta mi ha bacchettato: ti diverti sempre a fare i tuoi libretti? A sostenermi sono stati in pochi: Giovanni Enriques, Feltrinelli. E mio marito, sempre dalla mia parte”, le sue parole in un’intervista al Corriere della Sera.
Nessun grande palazzo o ufficio da “boss”, la sede operativa della neonata casa editrice era allestita direttamente nel salotto della sua casa milanese, uno spazio tutto suo in cui hanno convissuto in perfetto equilibrio lavoro e famiglia. Lì ha cresciuto i suoi cinque figli e, contemporaneamente, ha costruito un catalogo destinato a fare scuola in tutto il mondo, avvalendosi della collaborazione del grafico Salvatore Gregorietti.
Rosellina Archinto ha reso celebri agli occhi del grande pubblico italiano i più grandi maestri dell’illustrazione mondiale come Maurice Sendak, Leo Lionni, Eric Carle, Tomi Ungerer, Guillermo Mordillo, e ha coinvolto progettisti, grafici e artisti del calibro di Bruno Munari, Emanuele Luzzati, Enzo Mari, Iela Mari.
Grazie a lei, i libri per ragazzi non erano più semplici “manuali” di condotta morale, ma strumenti di esplorazione visiva ed emotiva che, senza alcuna retorica, indagavano e illustravano la complessità dell’immaginario infantile.
La seconda vita editoriale di Rosellina Archinto
Dopo la Emme Edizioni, venduta dopo la morte del secondo marito, Rosellina Archinto non ha abbandonato il mondo dei libri e dell’editoria. Anzi, per lei è iniziata una seconda “vita editoriale” quando, nel 1985, ha fondato la Rosellina Archinto Editore, concentrandosi sulla letteratura epistolare, una nicchia ancora inesplorata in Italia.
L’editrice ha portato negli scaffali delle librerie le memorie intime dei più influenti scrittori e pensatori del Novecento come Rainer Maria Rilke, Thomas Mann, Marcel Proust, Louis-Ferdinand Céline, Ludwig Wittgenstein, Anna Achmatova, Salvatore Quasimodo, Luigi Malerba, Truman Capote, ma anche di autrici iconiche come Virginia Woolf, Susan Sontag, Mary McCarthy.
Nel 1988 ha anche fondato la rivista Leggere che, per un intero decennio, ha rappresentato un punto di riferimento per il dibattito culturale e la promozione della lettura in Italia.
Nel 2003 ha ceduto la casa editrice che portava il suo nome, poi all’età di 82 anni – instancabile – ha deciso di riacquistare il marchio, continuando a pubblicare libri secondo le proprie convinzioni etiche ed estetiche.
L’ultima fase editoriale di Rosellina Archinto l’ha vista impegnata con la Babalibri, creata in collaborazione con la figlia Francesca Archinto, diretta erede di Emme Edizioni, ancora una volta impegnata con la letteratura per l’infanzia e i classici contemporanei dell’albo illustrato.
Il conte Archinto e l’imprenditore Pirelli, i suoi due grandi amori
La carriera di Rosellina Archinto ha sempre vissuto parallelamente a una vita privata intensa, segnata da due grandi legami. Il primo è stato quello con il conte Alberico Archinto Rocca Saporiti, che aveva conosciuto durante gli anni universitati alla Cattolica e che aveva sposato nel 1958. È da lui che ha preso il cognome e, sempre con lui, ha dato alla luce i suoi cinque figli.
Agli inizi degli anni Ottanta questo primo matrimonio finiva, interrompendo una stabilità familiare che ha trovato nuova linfa qualche tempo dopo: “La separazione è stata dura. Lasciare il conte Archinto con cinque bambini fu grande scandalo. Mi hanno attaccata, alcuni non mi hanno più salutata. Ma Alberico ha sempre fatto parte della mia vita. Finché è vissuto, è morto a soli 50 anni, abbiamo cresciuto i nostri figli insieme. Nel frattempo avevo incontrato Leopoldo Pirelli. Ci siamo voluti bene 40 anni. Lo trascinavo nei miei viaggi, nelle mie follie”, raccontava ancora al Corriere.