Il 1° luglio non è una data qualunque per Ilaria Masi. È il giorno in cui, nel 2002, quando aveva appena 12 anni, il suo cuore si è fermato durante un delicatissimo intervento ed è tornato a battere.
Da quel momento, quella giornata è diventata per lei il simbolo ufficiale di una seconda vita. Dopo 24 anni da quell’operazione, Ilaria sta bene e quella cicatrice sul petto che per molto tempo ha attirato sguardi, commenti e cattiverie, è diventata la sua forza più grande.
Ilaria, la Tetralogia di Fallot e la prima operazione d’urgenza
Classe 1990 e originaria di Ancona, Ilaria nasce con la Tetralogia di Fallot, una complessa cardiopatia congenita. Il suo percorso in salita comincia quando ha soltanto sei mesi: uno scompenso cardiaco rende necessario un primo intervento d’urgenza a cuore aperto, eseguito nella notte tra il 23 e il 24 maggio 1991 dal cardiochirurgo Carlo Marcelletti.
L’operazione riesce e per Ilaria inizia un’infanzia il più possibile serena: cresce, impara a camminare, a parlare e si innamora della danza: “Era andato tutto alla grande. Iniziava così la mia nuova vita”, ha raccontato in un’intervista.
Il secondo intervento e una nuova vita
Per anni il cuore di Ilaria le permette di vivere una vita spensierata, senza che la malattia sia al centro delle sue giornate. Poi, alla soglia dell’adolescenza, qualcosa cambia. Ilaria comincia a sentire una fatica profonda, di quelle che tolgono il fiato: non riesce più a ballare e persino alzare un braccio diventa un ostacolo insormontabile.
Nel giugno del 2002 arriva a Palermo per affrontare la seconda operazione a cuore aperto. Questa volta Ilaria ha 12 anni ed è abbastanza grande da capire il rischio.
“Il 27 era fissato l’intervento, ma qualcosa era andato storto. Il cuore ormai era agli ultimi battiti e io ero stremata. Si arriva così al 1° luglio, con un cuore ormai stremato ed arrivato agli ultimi battiti”.
Durante quell’intervento, infatti, il cuore di Ilaria si ferma, per poi riprendere miracolosamente a battere. Al suo risveglio in terapia intensiva, le parole dei medici le si imprimono nella mente: “Ilaria, svegliati! È tutto finito! Ce l’hai fatta!”.
La cicatrice di Ilaria è il suo “tatuaggio più bello”
Da quel primo luglio la storia di Ilaria ha ripreso un percorso naturale e pieno di vita. Superare la sala operatoria, però, non è stata l’unica battaglia che ha dovuto affrontare. Il ritorno alla vita quotidiana ha portato con sé il peso di una cicatrice ben visibile sul petto, diventata presto bersaglio dell’insensibilità altrui.
“Che brutta, copriti!”, si è sentita ripetere più volte. Commenti dolorosi che l’hanno fatta soffrire, e a causa di cui per diverso tempo Ilaria ha provato il desiderio di nascondere quel segno, provando vergogna per ciò che invece raccontava la sua salvezza.
Un giorno, guardandosi allo specchio, ha però provato a immaginarsi senza quel solco sul petto e ha capito la verità: senza quella cicatrice non sarebbe stata la stessa persona.
Da quel momento, la prospettiva è cambiata per sempre. Ilaria ha iniziato a mostrare quel segno con orgoglio, definendolo “il tatuaggio più bello”, perché è la prova tangibile che la vita va difesa e celebrata. Oggi lavora nel mondo della comunicazione, si allena costantemente in palestra e condivide la propria testimonianza (inserita anche nel libro Le mani nel cuore di Vincenzo Varagona) per dare speranza a chi affronta percorsi simili.
“Senza quella cicatrice non sarei qui a raccontare quanto possa essere bella la vita. È diventata il mio punto di forza, da mostrare con grandissimo orgoglio”, ha raccontato.
Ogni 1° luglio Ilaria festeggia la sua rinascita con la consapevolezza che quel segno sul petto non è qualcosa da nascondere, ma il promemoria più lucente di quanto possa essere prezioso ogni singolo battito.