Giancarlo Genise, tra i vocal coach più importanti d’Italia, torna a commentare per noi il Festival di Sanremo 2026. La top five della prima serata, andata in onda martedì 24 febbraio su Rai1, vede Arisa, Serena Brancale, Fedez-Masini, Fulminacci e Ditonellapiaga.
Non una grande sorpresa dato che alcuni degli artisti della prima cinquina, come Fedez-Masini e Ditonellapiaga, erano già dati per favoriti prima che iniziasse il Festival.
Un Sanremo 2026 comunque sottotono. Anche il pubblico televisivo sembra avere in parte perso l’interesse, considerando che la kermesse musicale ha perso quasi 3 milioni di ascoltatori nella prima serata, rispetto al 2025.
In attesa della seconda (leggi la scaletta), Giancarlo Genise ci ha dato il suo parere da esperto sulle prime esibizioni dei 30 Big in gara.

Abbiamo ascoltato tutte e 30 le canzoni dei Big, qualcuno ti ha piacevolmente colpito o al contrario hai trovato qualcuno sottotono?
Mi ha stupito chi ha avuto il coraggio di lavorare prima. Perché la differenza non l’ha fatta la canzone. L’ha fatta la preparazione. Ho sentito artisti strutturati e altri ancora in fase di costruzione. E Sanremo non è un laboratorio. Sottotono no, direi poco strutturati. E quando sei poco strutturato, l’Ariston ti smaschera.
Un’opinione forse impopolare? Elettra Lamborghini. Si vede che ha lavorato. Non è ancora impeccabile nell’intonazione, ma rispetto alla sua ultima apparizione sanremese il progresso è evidente. E il brano è già una hit. Sal Da Vinci porta teatro, gavetta, mestiere. Si sente. E quando c’è mestiere, il palco non ti tradisce.
Prima top 5: Brancale, Arisa, Fedez-Masini, Ditonellapiaga e Fulminacci: ci daresti un commento tecnico per ciascuno?
Serena Brancale: brano armonicamente complesso, pieno di accordi, non “sanremese” nel senso popolare del termine. Lei è una grande musicista. Però evita sistematicamente l’acuto pieno. Lo alleggerisce, lo porta in falsetto, resta in comfort. Questo mi fa pensare che non ami fino in fondo il suo timbro alto o non voglia esporsi del tutto. Nel centro del brano ha fatto un belt molto interessante. Io lavorerei proprio lì. Perché quando smette di proteggersi, diventa potente.
Arisa: strofa bellissima, emotiva, centrata. Il ritornello però vira verso un mondo quasi “Disney” e perde la tensione costruita prima. Credo sia più un problema di testo e scansione che di voce. Il vibrato, che è la sua firma, in alcuni punti è eccessivo. Io lo alleggerirei e lo renderei leggermente più largo. È un lavoro che, a mio avviso, dovrebbe affrontare da tempo.
Fedez-Masini: sarò diretto: se la canzone fosse stata cantata solo da Masini, mi sarebbe piaciuta di più. Masini ha struttura, appoggio, centro vocale stabile. Fedez si sente che ha studiato, ma si sente anche che sta pensando. E quando un cantante pensa mentre canta, non è libero. Anche con l’autotune di supporto, non riesce ad essere completamente credibile. Funziona nella parte scenica, ma vocalmente non è ancora pienamente vero. E poi una cosa fondamentale: la canzone di Sanremo dovrebbe essere quella che tutti cantano, questo ritornello non è naturalmente replicabile passeggiando o facendo la spesa.
Ditonellapiaga: brano ipnotico, atmosfera forte. Ma costruito quasi tutto in zona medio-bassa con un problema serio di intellegibilità. Se non si capiscono le parole, si perde connessione. Serve più articolazione, più proiezione consonantica. Solo verso la fine, nei passaggi più diretti, il messaggio è arrivato davvero. Se fosse stato tutto così chiaro, mi sarebbe piaciuto molto di più.
Fulminacci: interessante. Ha molte più potenzialità vocali di quelle che utilizza. È rimasto nel suo. Coerente. Ma se decidesse di investire seriamente sulla voce, potrebbe stupirsi lui per primo.
Concordi con la prima top 5?
È una fotografia emotiva, non tecnica. Sanremo è una maratona. Chi oggi è quinto ma ha struttura, può diventare primo. Chi oggi è primo ma è fragile, può scendere. Io guardo la tenuta.
Fedez-Masini sono tra i favoriti, hanno buone probabilità di vincere?
Possono arrivare in alto, ma vincere significa reggere cinque serate senza irrigidirsi. Masini regge. Fedez deve dimostrare di reggere. La gara si vince con la tenuta nervosa, non con l’hashtag.
Un tuo commento tecnico in generale sulla prima serata di Sanremo?
Ho notato una cosa preoccupante: la gestione del microfono. Microfoni chiusi con la mano. Capsule toccate. Spalle al pubblico. Errori da livello base. Questo significa che molti artisti hanno una struttura tecnica debole dietro. E qui c’è un tema serio: se nel tuo team non c’è qualcuno che ha il coraggio di dirti cosa non funziona, non stai crescendo. Un artista deve scegliere chi lo mette in difficoltà, non chi lo tranquillizza.
Cosa ti aspetti per la seconda serata?
Mi aspetto selezione naturale. Chi è costruito salirà. Chi è fragile inizierà a mostrare tensioni. Sanremo non perdona l’improvvisazione. E chi vuole fare questo mestiere deve ragionare da imprenditore di sé stesso, non da comparsa del momento.
Considerazione finale
Sanremo non premia chi canta meglio, premia chi è più preparato. La differenza non la fa il ritornello, la fa la struttura invisibile che lo sostiene. E quella struttura si costruisce mesi prima, quando nessuno guarda. Il pubblico sente tutto, anche quello che il cantante finge di non sapere. Io lo sento prima.