Uno sbirro in Appennino, Chiara Celotto: “Amaranta non è facile. Bisio? Mi ha fatto sentire alla pari”

"Amaranta non cerca di piacere ed è un po' selvaggia": Chiara Celotto in "Uno sbirro in Appennino" è la nuova poliziotta della tv e ci svela i suoi segreti

Foto di Federica Cislaghi

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

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Giovane, determinata, ambiziosa, la nuova poliziotta della tv italiana si chiama Amaranta Palomba ed è magistralmente interpretata da Chiara Celotto nella fiction Uno sbirro in Appennino che va in onda il giovedì in prima serata su Rai1.

Amaranta è una figura chiave nella squadra di Benassi, alias Claudio Bisio. Con il suo coraggio e la sua perspicacia ha conquistato la fiducia del commissario e ha fatto breccia tra i telespettatori. Anche perché Chiara Celotto è riuscita a dar vita a un personaggio unico, fuori dai soliti schemi della donna poliziotto, come lei stessa ci ha raccontato.

Chiara Celotto
Lorenzo Taliani
Chiara Celotto – Glam: Emanuela Di Giammarco; Styling: Allegra Palloni

In Uno sbirro in Appennino interpreti Amaranta, un personaggio molto particolare anche nel nome: come la descriveresti?
Amaranta è una donna complessa, stratificata. All’inizio può sembrare fredda, quasi respingente: non è accogliente, non cerca il contatto umano, anzi lo evita. Il suo rapporto con il commissario Benassi [Claudio Bisio ndr] parte proprio da lì, da una distanza emotiva molto netta. Non è una persona che si apre facilmente, e questo perché ha costruito una sorta di armatura per difendersi.
È una figura molto concentrata sul lavoro, quasi ossessiva, e tutto ciò che è fuori da quel perimetro la destabilizza. Il suo arrivo in un contesto nuovo, più piccolo, popolato da persone eccentriche, la mette in crisi. Lei osserva, ma non si integra.
Questa chiusura, però, non è superficialità o arroganza: è un blocco emotivo profondo. Non è stata “educata” ai sentimenti e quindi, quando qualcosa la tocca, reagisce con rabbia, perché è un territorio che non sa gestire. In realtà è un personaggio buono, solo molto difeso.

È un personaggio che può risultare spigoloso. Cosa ti ha fatto entrare in sintonia con lei?
Proprio questa sua spigolosità. Mi ha affascinato il fatto che non cercasse di piacere. Amaranta non è accomodante, non è “facile”. È lì per fare il suo lavoro e basta, e in qualche modo sembra dire: “Non mi interessa entrare nelle vostre dinamiche”. Mi è piaciuta molto questa sua libertà, anche un po’ selvaggia. È una donna che non si adegua, che non segue le regole, che non obbedisce automaticamente. C’è una scena in cui le viene detto di non entrare in nella stanza di Lilly e lei lo fa comunque, come abbiamo visto nella prima puntata: è curiosa, istintiva, autonoma. E poi mi ha divertito interpretare un personaggio femminile che esce da certi cliché. Spesso le donne vengono raccontate come accoglienti, empatiche, “buone”. Amaranta invece è quasi l’opposto: è ruvida, anche un po’ maleducata e questo la rende molto viva. Allo stesso tempo, però, mi ha colpito la sua fragilità nascosta. Quella corazza non è lì per caso: è una difesa. E lavorare su questo doppio livello è stato molto stimolante.

Chiara Celotto Uno sbirro in Appennino
Ufficio stampa Rai
Chiara Celotto in “Uno sbirro in Appennino”

Qual è stata la sfida più grande nel darle vita?
Trovare l’equilibrio tra chiusura e umanità. Il rischio era renderla troppo distante, poco empatica per il pubblico. Invece il lavoro è stato proprio quello di far emergere, anche solo attraverso piccoli dettagli, che sotto quella durezza c’è qualcosa che pulsa.
Non è un personaggio che si racconta apertamente: bisogna suggerire, lasciare intravedere. È un lavoro molto sottile, fatto di sguardi, pause, reazioni.

Come ti sei trovata a lavorare con Claudio Bisio?
È stata un’esperienza bellissima. Claudio è una persona di una generosità rara. Dal primo momento mi ha fatto sentire una collega alla pari, e questo non è scontato. Abbiamo costruito tutto insieme: il rapporto tra i personaggi, i tempi delle scene, le dinamiche. È molto presente, molto attento, e anche fuori dal set è una persona che ti sostiene.
Mi ha colpito molto il suo approccio al personaggio: è davvero un Bisio inedito, come è stato detto. E poi tra noi si è creata una stima sincera, anche umana, che secondo me si percepisce.

Ti ha dato qualche consiglio sul set?
Più che consigli diretti, mi ha lasciato un modo di lavorare. Io osservo tantissimo. Guardare attori così esperti è una scuola continua. Abbiamo lavorato molto sui tempi, soprattutto sull’equilibrio tra commedia e dramma, che è delicatissimo. E poi mi ha fatto un complimento che porto con me: mi ha detto che sono una delle poche persone che lo fanno ridere. È una cosa che mi ha emozionata molto.

Chiara Celotto Uno sbirro in Appennino
Ufficio stampa Rai
Chiara Celotto in “Uno sbirro in Appennino”

Nel tuo percorso artistico hai lavorato con diversi attori d’esperienza, oltre a Claudio Bisio, penso a Massimiliano Gallo. Quanto è stato importante questo incontro?
Tantissimo. Con lui ho fatto uno dei miei primi lavori importanti, Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso ed è stata una vera palestra.
Massimiliano lavora molto sull’improvvisazione, sull’ascolto. E quando esci dall’Accademia sei molto legata al testo, sei “scolastica”. Con lui invece impari a stare davvero nella scena, a reagire, a lasciarti sorprendere. È stato fondamentale per capire che la recitazione è relazione, non esecuzione. E anche lì si è creato un rapporto umano molto bello, che per me è sempre importantissimo.

Guardando indietro, c’è un personaggio che senti più tuo tra quelli che hai interpretato?
È difficile sceglierne uno. Ogni personaggio mi ha dato qualcosa di diverso. Ovviamente c’è Alagia in Vincenzo Malinconico, perché è stato il mio primo ruolo. È un ruolo divertente. E a me piace tantissimo la parte comica di questo mestiere. Mi è piaciuto anche il personaggio di Viola in Sara – La donna dell’ombra, dove viene affrontato il tema del lutto, oppure Adele in Mameli dove si racconta la lotta per gli ideali. Penso anche a Francesca che interpretavo in Mixed by Erry, è stata una storia particolare da raccontare perché realmente accaduta a una persona ancora vivente.
Io cerco sempre qualcosa che mi interessi raccontare. E quando lo trovo, quel personaggio diventa importante per me.

Come ti prepari per entrare nella parte?
Inizio già dal provino. Leggo quelle poche righe che la produzione ci dà con la descrizione del personaggio, anche se forse non si fa [ride ndr]. Da queste informazioni cerco di immaginarmi visivamente il personaggio e poi quando ho la sceneggiatura cerco di dargli una forma fisica, attraverso la gestualità, cerco di costruire la sua energia. Lavoro molto sull’energia del personaggio e poi il testo l’accompagna.

Quando hai capito che la recitazione sarebbe diventata la tua strada?
Io vengo dalla danza. Ho studiato tanto e  ho lavorato in una compagnia di danza contemporanea. Alla recitazione mi sono avvicinata gradualmente. Durante un lavoro teatrale, stando a contatto con gli attori, ho sentito che quel linguaggio mi mancava. Non l’avevo mai considerato davvero, perché per me comunicare era muoversi. Ma lì ho capito che volevo aggiungere anche la parola, la relazione diretta con l’altro. Non sapevo che sarebbe diventato un mestiere, ma è cresciuto con me.

Chiara Celotto
Lorenzo Taliani
Chiara Celotto – Glam: Emanuela Di Giammarco; Styling: Allegra Palloni

Ci sono artisti che senti particolarmente vicini?
I miei riferimenti cambiano nel tempo. Amo molto Meryl Streep, per la sua versatilità. Mi piace tantissimo Emma Stone, anche per le scelte che fa e i registi con cui lavora. E poi, a livello più profondo, penso che Totò ed Eduardo mi abbiano influenzata tantissimo. Da bambina guardavo i loro film ogni giorno, li so ancora a memoria. In qualche modo, sono entrati dentro di me.

Il tuo sogno nel cassetto professionalmente parlando?
Mi piacerebbe affrontare un ruolo come Bella Baxter, di Povere creature!. Un personaggio libero, complesso, fuori dagli schemi. Sono quei ruoli che ti permettono di esplorare tutto: corpo, mente, emozioni. Sarebbe una sfida enorme, e proprio per questo un sogno.