La morte ingiusta di Valeria e Fabrizio

Domenica 1 febbraio Valeria Coletta e Fabrizio Marchi sono morti, davanti agli occhi della loro figlioletta di cinque anni. Per sostenerla è attiva una raccolta fondi "regaliamo a Martina un futuro"

Irene Vella Giornalista televisiva

La morte non ha mai un senso, la morte è crudele, arriva e spazza via in un secondo tutto quello che prima era vita, tutti quelli che prima erano sogni, sorrisi, abbracci e speranze. Ma ci sono morti che sono più cattive di altre, che tolgono il respiro, che spezzano famiglie e lasciano memorie devastanti nella mente di chi rimane, interrogativi senza risposta e un’esistenza fatta a pezzi. Un attimo prima sei in montagna felice, insieme ai tuoi genitori e ai loro amici, che per te sono come degli zii, sei sul bob trainata da mamma e papà, il tempo di una curva, una lastra di ghiaccio e poi il vuoto, quello che li risucchierà per sempre, quello nel quale la piccola Martina cadrà una volta realizzato che non torneranno più, che non ci saranno più i baci della buonanotte, le domeniche nel lettone, ci saranno “solo” cinque anni di ricordi insieme, e te li dovrai far bastare, perché la morte ti ha tolto ogni possibilità di crearne di nuovi.

È da domenica che le fotografie e la storia di Valeria e Fabrizio si rincorrono nella timeline di Facebook, e ogni volta è un colpo al cuore, perché non riesco a smettere di pensare a quel batuffolo pieno di neve e di gioia, che parla, sorride e canta, in una domenica come tante, uno di quei giorni di festa in cui il suo papà e la sua mamma, lontani dal lavoro, decidono di passare la giornata su quella montagna che conoscono così bene, in Val Camonica, dove hanno una seconda casa, lontani dalle preoccupazioni e dal clima di incertezza che questa pandemia provoca, per respirare aria buona e ricaricarsi per i giorni successivi, per far divertire la loro bambina in mezzo ai fiocchi bianchi. Non riesco a smettere di pensare a quell’istante infinito, alle grida di questi due genitori, a Valeria che cade per prima, a Fabrizio che fa di tutto per salvare il suo amore, precipitando, ai secondi lunghi e devastanti che li avranno separati dalla morte, ai loro pensieri, chissà se avranno avuto il tempo per realizzare quello che stava succedendo, se lei avrà visto cadere anche lui, se si saranno ritrovati in un abbraccio eterno, se avranno capito che la figlia li avrebbe persi entrambi. Non riesco a smettere di sentire Martina che non vuole spostarsi dal luogo dell’incidente e al primo soccorritore dice “voglio aspettare mamma e papà“.

Perché in questa storia c’è il dolore di chi muore, il dolore di un uomo e di una donna che amavano la vita, amavano lo sport, amavano la montagna, e si amavano tanto, c’è il dolore di un padre e di una madre consapevoli che con la loro morte finirà anche la loro famiglia, e poi c’è il dolore di resta, c’è una figlia che non avrà più i suoi genitori, che lo realizzerà quando sarà più grande, e avrà paura che con il passare del anni la memoria dei loro visi e delle voci si attenui, fino magari a perdersi, e poi c’è il dolore immenso dei nonni, genitori a loro volta, che piangeranno i loro figli, ma dovranno comunque crescere con il sorriso la loro nipotina.

E poi c’è il destino beffardo, quello che li fa cadere e morire entrambi, nel tentativo invano di Fabrizio di salvare la sua Valeria, in quel sentiero che porta al “Salto degli sposi“, il punto più alto della camminata, che  prende il nome da una tragedia avvenuta a metà dell’Ottocento quando una coppia, lui un musicista e lei una pittrice, si tolsero la vita lanciandosi abbracciati nel vuoto.

E infine in questa tragedia esce fuori l’umanità buona, quella vera, quella tutta italiana che quando c’è da aiutare non si tira indietro, e allora gli amici di entrambi vogliono pensare al futuro di questa piccolina, e il giorno successivo alla loro scomparsa creano un crowdfunding, un raccolta fondi, per far sì che Martina abbia tutto quello che i suoi genitori avrebbero voluto per lei, e in quarantotto ore riescono a racimolare 230mila euro che non basteranno mai a ridarle l’affetto di quel papà e quella mamma strappati da una morte ingiusta e bastarda, ma serviranno a farle avere l’educazione e la vita, che loro avrebbero voluto per lei.

Per far sì che la piccola abbia la possibilità di ricrearsi dei nuovi ricordi felici, in nome di un amore eterno. Quello dei suoi genitori. Donate, se potete.

Per farlo, potete cliccare qui

Valeria, Fabrizio e la piccola Martina

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