Dolcificanti: aiutano davvero a dimagrire?

Hanno un potere calorico estremamente più basso rispetto al comune zucchero bianco, ma attenzione ai comportamenti di compensazione

Luana Trumino Editor specializzata in Salute&Benessere

Quello dolce è un gusto primario posseduto fin dalla nascita, che varia con l’età e si riduce con il passare degli anni. Negli ultimi tempi, la ricerca ha portato alla sintesi di numerosi dolcificanti che possono essere utilizzati in alternativa allo zucchero da chi, per qualsiasi motivo, non lo può consumare. Tra questi, compaiono sicuramente le persone che seguono una dieta dimagrante nella convinzione di perdere un maggiore peso corporeo.

I dolcificanti più comuni

In base alla provenienza, i dolcificanti possono essere suddivisi in:
NATURALI. Tra questi, compare il fruttosio (levulosio), un monosaccaride contenuto normalmente nella frutta assolutamente innocuo, ma che deve essere usato con precauzione nelle persone con alterata funzione renale e gravi disturbi al fegato. Sono compresi poi il destrosio, il miele, gli sciroppi di amido e i polialcoli, come sorbitolo, xilitolo e mannitolo. Questi ultimi hanno un potere dolcificante uguale o di poco superiore al saccarosio, ma in genere non sono cariogeni e sono pertanto utilizzati in prodotti quali caramelle o chewing-gum “senza zucchero”.
SEMISINTETICI, come l’aspartame. È l’edulcorante attualmente più noto ed è utilizzato per il suo elevato potere dolcificante (circa 200 volte maggiore del saccarosio) e per l’assenza di retrogusto amaro. Non è cariogeno e non influenza la glicemia.
SINTETICI, come la saccarina, il ciclammato, l’acesulfame.
Tutti questi composti, avendo un potere calorico inferiore a quello degli zuccheri ed, essendo meno fermentescibili, sono stati impiegati al posto dello zucchero comune per realizzare alcuni cibi ipocalorici. Quelli prodotti artificialmente sono poi dotati di un fortissimo potere dolcificante (da 30 a 500 volte più elevato di quello dello zucchero) e vengono impiegati per dolcificare alimenti e bevande ipocaloriche, in quanto risultano praticamente privi di potere calorico. 

Alimenti non pericolosi, come sottolineano gli esperti del Crea nelle più recenti Linee guida per una sana alimentazione. In particolare, gli esperti ricordano che non c’è alcuna evidenza che l’aspartame sia cancerogeno nelle quantità comunemente consumate. La quantità giornaliera giudicata accettabile per l’uomo è di ben 40mg/kg di peso corporeo.

Indispensabili quando si è a dieta?

Nelle recenti Linee guida per una sana alimentazione si legge che il consumo dei sostituti dello zucchero, pur se ormai entrato nell’uso corrente, non è affatto indispensabile, neppure nei casi in cui si seguano regimi ipocalorici per la riduzione del peso. Infatti, l’uso degli edulcoranti non è sufficiente, da solo, a provocare sensibili riduzioni del peso corporeo se non si diminuisce contestualmente la quantità totale di calorie introdotte con la dieta e se non si aumenta il livello di attività fisica. 

Attenzione ai comportamenti di compensazione

Secondo una revisione degli studi sul tema, pubblicata dalla University of South Australia sulla rivista Current Atherosclerosis Reports, l’uso dei dolcificanti potrebbe poi ottenere addirittura l’effetto opposto a quello voluto, facendo aumentare il peso rispetto a chi invece non li usa. L’autore principale dell’analisi, Peter Clifton, ha spiegato che, tra le ricerche analizzate, c’è quella condotta negli Stati Uniti su più di 5mila persone seguite per sette anni dalla quale è emerso che chi usava molti dolcificanti aveva preso più peso degli altri. “I consumatori di questi prodotti in realtà non riducono l’assunzione complessiva di zuccheri. Usano infatti – spiega Clifton – sia quelli normali che quelli artificiali, e possono avere la convinzione che possono indulgere nei propri cibi preferiti. Inoltre, i dolcificanti cambiano la flora batterica intestinale, e questo potrebbe essere legato ad un aumento di peso e a un maggior rischio di diabete di tipo 2.

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