Come lo Shiatsu può agire sui disturbi dell’alimentazione

Mira ad armonizzare il flusso dell'energia vitale, a regolare il sistema nervoso e a stimolare l'attività delle funzioni vitali

Ogni trattamento è unico ed irripetibile e rispetta l’unicità dell’individuo. Abbiamo chiesto a Stefania Ferri, insegnante e operatrice Shiatsu dal ’79, responsabile dell’attività Shiatsu per L’U.O. di Neuropsichiatria Infantile e Centro regionale per i DCA dell’ospedale S. Orsola e per la Residenza Gruber di Bologna, di farci entrare nelle pieghe di queste disciplina

Cos’è lo Shiatsu e quali le sue peculiarità
Lo Shiatsu è una disciplina evolutiva e il termine giapponese SHI-ATSU letteralmente viene tradotto come dito/mano-pressione. Lo Shiatsu viene definito come “una tecnica a mediazione corporea, basata su pressioni esercitate sul corpo (di un soggetto vestito), prevalentemente con il palmo e il pollice, allo scopo di promuovere o ripristinare le risorse vitali innate in ogni individuo”, secondo i principi condivisi dalle metodiche orientali. I principi teorici e pratici di questa disciplina, codificata in Giappone, hanno radici nei modelli culturali appartenenti all’estremo-oriente, prevalentemente alla tradizione cinese e giapponese (Taoismo, Medicina Tradizionale Cinese, Buddhismo Zen, Pratiche manuali tradizionali). L’ideogramma che lo rappresenta, in realtà, raccoglie in sé molteplici significati, tra cui “dialogo senza parole, contatto, sostegno, ascolto, dare una direzione, dare protezione…”, che non sono solo elementi e indicazioni circoscritti alla modalità di pressione delle mani durante il trattamento, ma esprimono contestualmente anche una qualità empatica fisica, energetica, emozionale e spirituale di comunicazione non verbale con l’altro. Attraverso il contatto con una pressione mantenuta, costante e diretta verso il centro energetico del ricevente, con l’ascolto percettivo e il sostegno, possiamo ricevere e dare informazioni alla persona trattata; possiamo avviare un processo di profonda trasformazione e di unificazione tra corpo/mente/spirito. Questo fa dello Shiatsu una disciplina originale, che rispetta l’unicità dell’individuo, così come ogni trattamento è unico e irripetibile.

In che modo lo Shiatsu può essere utile nei Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA oppure disturbi della nutrizione)
Attraverso le sue peculiarità pressorie, lo Shiatsu mira ad armonizzare il flusso dell’energia vitale e, conseguentemente, a equilibrare le condizioni psiconeurologiche e immunoendocrine, a regolare il sistema nervoso e a stimolare l’attività delle funzioni vitali. Lo Shiatsu, inoltre, favorisce la propriocezione, vale a dire la percezione consapevole della personale complessa realtà bio-psico-emozionale, inducendo il soggetto a un profondo stato di rilassamento a contatto con le proprie intime risorse; educa alla sensibilità, all’ascolto di sé e dell’altro, migliora la relazione con il mondo esterno e influenza positivamente la qualità della vita.
Nel contesto specifico dei DCA il tema ricorrente è lo sviluppo della consapevolezza, della percezione, dell’unificazione corpo-mente per promuovere una trasformazione dell’immagine del proprio schema corporeo e del proprio Sé . L’obiettivo dei trattamenti e del lavoro di gruppo, è quello di stimolare le risorse vitali innate in ogni soggetto e di renderlo responsabile del proprio percorso nella “cura di sé”, alla scoperta di un rinnovato equilibrio omeostatico tra il proprio corpo/mente/spirito e l’ambiente circostante.

In cosa consiste e come si svolge la pratica Shiatsu nel trattamento dei disturbi della nutrizione?
Nel 1996 ho attivato un progetto pilota in collaborazione con il prof. Franzoni, neuropsichiatra e direttore dell’Unità di Neuropsichiatria Infantile e Centro regionale per i Disturbi del Comportamento Alimentare, all’interno della quale lo Shiatsu è stato inserito nelle attività previste per il percorso di cura dei DCA. L’attività Shiatsu tutt’ora prevede trattamenti individuali e lavoro di gruppo, che si svolge sia nel day-hospital dell’Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile e DCA dell’Ospedale S.Orsola di Bologna, che nella “Residenza Gruber”, struttura residenziale convenzionata, situata sui colli bolognesi. L’attività di gruppo consiste nel praticare Shiatsu con ragazze, ragazzi, giovani donne e adulti, con lezioni infrasettimanali di un’ora e trenta/due ore circa per ogni incontro. Si pratica insieme l’autotrattamento delle varie parti del corpo per conoscerlo e percepirlo, poi propongo loro semplici, ma efficaci e mirate sequenze di lavoro da praticare in coppia. È nello scambio reciproco del trattamento che si sviluppano maggiormente le qualità per giungere a un incontro profondo con l’altro, in una condizione di ascolto percettivo e disponibile, con un atteggiamento di fiducia e cura reciproci, in una sorta di “maternage”.

Quali pazienti con DCA ne traggono maggior beneficio?
Tutti, a vario livello, beneficiano dello Shiatsu. Inoltre, l’attività di Shiatsu è inserita nel percorso terapeutico di riabilitazione che le strutture sanitarie propongono. Si lavora in sinergia con le altre figure professionali creando un “ponte” tra le cure mediche e psicologiche dispensate dai servizi, con l’obiettivo di porre la persona sofferente al centro del proprio progetto vitale, in una visione olistica e interdisciplinare.

Anche se non in presenza di vere e proprie patologie, quanto la pratica Shiatsu può aiutare nel superare problemi legati alla nutrizione (inappetenza, pesantezza, cattiva digestione, colon irritabile…)?
Lo Shiatsu tratta le persone osservandole nella loro dimensione umana, fisica, emozionale e spirituale, senza identificarle esclusivamente con il loro disturbo o malattia. In coerenza detto prima (riequilibrio energetico, … attivazione delle funzioni vitali, ndr), lo Shiatsu può essere applicato, con buoni risultati, in vari ambiti. Nella prevenzione e nella promozione di stili di vita armonici, dalla nascita di un nuovo essere all’accompagnamento alla morte.

Come lo Shiatsu può agire sui disturbi dell’alimentazione