“C’è un taglio per te al bancone”: l’idea per tornare a guardarci negli occhi che arriva dal Friuli

Il vino è terra e radici, ma anche condivisione: l'iniziativa di Matteo Bellotto - Sommelier - per favorire le interazioni umane e mettere da parte la solitudine

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Martina Dessì

Lifestyle Specialist

Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

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Le pagine di cronaca ce lo ricordano quasi ogni giorno: dietro tante storie amare c’è una solitudine che nessuno ha notato in tempo. Un vicino che smette di uscire, una ragazza che cena sempre da sola oppure un anziano che parla soltanto con la televisione. Per questo certe idee piccole, che arrivano quasi timidamente, meritano di essere raccontate. Una di queste arriva dal Friuli e ha il calore delle vigne che popolano questa terra.

A lanciarla è Matteo Bellotto, sommelier e scrittore che sui social cura la pagina Storie di vino Friuli. La sua proposta si chiama taglio sospeso, un bicchiere di vino pagato in anticipo e lasciato al bancone per chi entrerà dopo, magari una persona mai vista prima.

Taglio sospeso, cos’è e come funziona l’idea di Matteo Bellotto

In Friuli il taglio di vino, il tajut, ha una storia tutta sua. Si beve al banco, si accompagna a due parole scambiate con chi sta di fianco e raramente resta un episodio isolato. Bellotto la riassume in una regola ricevuta in eredità in cui un giro tira l’altro, e chi ordina lo fa anche per gli altri.

Il taglio sospeso allarga quel cerchio a chi deve ancora arrivare. Si entra in un bar, in un’enoteca o in un’osteria che aderisce, si paga un calice in più e lo si affida all’oste. Chi lo riceve contrae un piccolo debito con il cliente successivo e lo salda lasciando a sua volta un bicchiere. I locali coinvolti finirebbero poi su una mappa condivisa sui social.

Il vero pericolo, Bellotto lo mette in conto da solo e spiega che qualcuno potrebbe trasformare l’iniziativa in un pellegrinaggio a scrocco da un bancone all’altro. Per arginarlo prende in prestito il galateo dell’alta montagna, dove quello che usi lo rimetti a disposizione di chi salirà dopo. Funziona lassù, e potrebbe funzionare anche in pianura.

Dal caffè sospeso di Napoli al taglio di vino friulano, da dove nasce l’idea

Il modello dichiarato è il caffè sospeso, l’usanza napoletana che Luciano De Crescenzo ha messo nero su bianco in uno dei suoi libri. Si paga una tazzina in più per chi entrerà dopo, magari qualcuno che non può permettersela. Ma trapiantata al Nord-Est, l’usanza avrebbe poche chance. In Friuli pagare il caffè a uno sconosciuto resta un gesto quasi esotico, e il passaporto della socialità, in Regione, ha il colore del vino.

La scintilla è arrivata su un treno, di ritorno dal Piemonte, dopo una serie di incontri dedicati al vino e al modo in cui i ragazzi stanno insieme oggi. Nella testa di Bellotto è riaffiorata una trovata che Coca-Cola aveva ideato per un’università statunitense, dove gli studenti al primo anno faticavano a rompere il ghiaccio. L’azienda aveva installato una macchinetta capricciosa, che si apriva soltanto facendo combaciare i tappi di due bottiglie. E per bere serviva qualcun altro.

Il sommelier aveva già tentato qualcosa di simile dopo la pandemia con la bottiglia sospesa, un progetto arrivato forse con troppo anticipo sui tempi. Il bicchiere singolo ha dalla sua la leggerezza perché costa poco, chiunque può cominciare e nessun gestore deve stravolgere le proprie abitudini.

Se l’usanza attecchisse, ne guadagnerebbero i vini del territorio e, in modo più sottile, anche chi li beve. Bellotto la descrive come un modo per ridare calore umano ai rapporti e il gesto dura pochi secondi. Basta un calice pagato, lasciato lì. Qualcuno, prima o poi, entrerà a reclamarlo e si guarderà intorno cercando chi ringraziare. Troverà altri sconosciuti. A volte, per cominciare a parlarsi, non serve altro.