Quando seguiamo un caso di cronaca nera, per noi la storia finisce con la sentenza. Leggiamo la condanna, magari ne parliamo con le amiche, e poi passiamo al caso successivo. Di quello che succede dopo, dietro il portone del carcere, sappiamo pochissimo. Ma lì dentro la vita va avanti per anni, giornate tutte uguali in celle dove ormai si sta parecchio stretti.
Per questo il libro sospeso delle Edizioni Messaggero Padova, partito alla fine del 2024, mi sembra un’idea così bella. Funziona un po’ come il caffè sospeso di Napoli, quello che lasci pagato al bar per chi arriva dopo di te. Solo che qui, in fondo alla catena, c’è una persona detenuta che riceve un romanzo o un saggio scelto da qualcuno che non conoscerà mai.
Libro sospeso, come funziona e come donare un libro ai detenuti
Per donare un libro ai detenuti bastano cinque minuti. Vai sul sito della casa editrice, scegli uno o più titoli tra quelli selezionati per l’iniziativa e, quando paghi, confermi che il libro è destinato al progetto. Al resto pensano loro: il volume viene mandato a una delle associazioni che collaborano con l’editore, e sono i volontari a portarlo in carcere. La spedizione la paga la casa editrice, quindi tu spendi solo il prezzo del libro.
Le regioni coinvolte per ora sono undici: Veneto, Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Sardegna, Marche, Molise, Toscana, Emilia-Romagna, Umbria e Puglia. All’inizio c’erano solo alcune carceri tra Piemonte e Valle d’Aosta, poi in quattro mesi le adesioni sono triplicate e si sono aggiunti anche l’Ordine Francescano Secolare e l’Ispettorato generale dei cappellani delle carceri.
Lettura in carcere, perché un libro aiuta il reinserimento dei detenuti
Qualche numero, per capirci. A fine agosto 2026 nelle carceri italiane c’erano 65650 persone per circa 46200 posti davvero disponibili. Vuol dire un sovraffollamento medio del 142%, secondo i dati dell’associazione Antigone.
In cella le ore non passano mai, e le attività educative non riescono a coinvolgere tutti. La lettura in carcere riempie quel vuoto, tiene compagnia e fa pensare. A volte costringe anche a fare i conti con quello che si è fatto, che forse è la parte più difficile.
E poi c’è la recidiva. Quante volte abbiamo letto di qualcuno appena uscito e già di nuovo dentro? Uno studio del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (del 2007, ma ancora citatissimo) ha calcolato che il 68% dei detenuti scarcerati tornava in prigione negli anni successivi. Tra chi aveva scontato la pena fuori, affidato ai servizi sociali, la quota scendeva sotto il 20%. Ogni occasione di crescita, libri compresi, aiuta il reinserimento. E una persona che esce cambiata è una vittoria per tutti, anche – e soprattutto – per chi sta fuori.
Sappiamo bene che le storie contano. Ci aiutano a dare un senso a cose che sembrano non averne. Ecco, il libro sospeso è un modo per passare una storia a chi ne ha bisogno. Costa quanto un libro e non saprai mai chi lo riceverà. Se stai già pensando ai regali di Natale, mettilo in lista. È un regalo solidale un po’ particolare: lo paghi tu e lo apre qualcuno, magari in una cella di Padova o di Cagliari, che grazie a te passerà qualche sera in modo diverso.