“Vivo in un appartamento di 7 metri quadrati”: la divisione degli spazi vi sorprenderà

Per entrare nella sua minicasa Lydia ha dovuto separarsi da buona parte delle sue cose, ma oggi racconta di sentirsi più leggera e serena di prima

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Sette metri quadrati potrebbero sembrare troppo pochi per contenere una vita intera. Eppure Lydia R. li chiama casa, e ne parla con un entusiasmo che arriva dritto al cuore. Ha 27 anni e da due anni e mezzo studia business a Seul, in Corea del Sud. Vive in un goshiwon, il microappartamento molto diffuso tra studenti e nuovi arrivati: una stanza di 2,5 metri per 3 in cui ha dovuto far stare tutto il suo mondo. Non si aspettava di affezionarsi a uno spazio così piccolo, e invece ora non potrebbe chiedere di più.

Dire addio alle cose per fare spazio a sé stessa

Prima di varcare la porta della sua nuova stanza, Lydia ha dovuto guardare in faccia tutto ciò che aveva accumulato negli anni. Si è sentita sopraffatta. “Mi ha fatto capire quanto consumiamo senza pensarci e quanto poco ci serva davvero”, racconta. Così ha iniziato a donare e a regalare, un oggetto dopo l’altro, e ogni addio le ha lasciato addosso qualcosa di inaspettato. “È stata una sensazione incredibilmente liberatoria”, ricorda. Essere minimalista non era nella sua indole, ma è stata quasi costretta a diventarlo. Anche se all’inizio l’ha fatto forse suo malgrado, adesso non tornerebbe più indietro. “E, con mia grande sorpresa, la adoro!”, confessa.

Guardata da fuori, la stanza è un perfetto gioco di incastri. C’è un letto singolo, una scrivania con la sedia, gli scaffali, un piccolo frigorifero e un bagno ricavato all’interno della stanza. Niente è lasciato al caso, perché ogni centimetro conta quando quelli in ballo sono così pochi. Lydia dorme, studia, conserva le sue cose e si prepara per la giornata nello stesso rettangolo, dove ogni elemento occupa soltanto lo spazio strettamente necessario.

La stanza è il suo mondo, ma tutto il resto della giornata scorre oltre la porta: la cucina e la lavanderia sono comuni, e Lydia le condivide con le altre ragazze che vivono al suo stesso piano. Lo spazio privato si riduce all’osso, mentre quello della vita quotidiana si allarga e si riempie di presenze.

Un bozzolo rosa e viola in cui tornare

Arrivare fin qui non è stato semplice. Quello di Lydia è il sesto trasloco a Seul e il primo in un goshiwon. Prima di questa stanza ha vissuto in quattro appartamenti in stile occidentale pensati per expat e studenti stranieri, e in uno tipicamente coreano, con tre camerette, una cucina e un bagno in comune. I goshiwon sono molto richiesti e si riempiono in fretta a ogni inizio di semestre. Lei si è mossa a semestre già avviato e ha faticato a trovare posto, così le è toccata una delle stanze più piccole, per un affitto di 256 sterline al mese, circa 305 euro.

Dentro uno spazio così ridotto ha trovato il suo equilibrio. Lydia studia a tempo pieno e lavora part time, quindi di giorno in camera non c’è quasi mai. Per questo, quando rientra, si sente al sicuro: “Mi aiuta a restare concentrata”, spiega, “e quando torno la mia stanzetta sembra un bozzolo accogliente.”

L’ha decorata in rosa e viola, e ne parla con l’orgoglio di chi ha costruito un angolo tutto suo. “Penso sia davvero molto carina”, dice sorridendo. In 7 metri quadrati Lydia ha trovato quello che non pensava di cercare: la libertà di avere meno e la serenità di sentirsi finalmente a casa.