“Ci siamo trasferiti in Olanda a 50 anni: abbiamo smesso di aspettare il momento perfetto”

Leslie Hodgin ha 55 anni, il marito John 52. Dopo una serie di lutti e con una grande voglia di ricominciare hanno venduto quasi tutto e hanno lasciato la Virginia per l'Olanda. La loro storia.

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Barbara Del Pio

Giornalista esperta di Lifestyle e Attualità

Responsabile editoriale dei magazine di Italiaonline. Una laurea in letteratura contemporanea , un master, giornalista professionista dal 2003. Scrive di attualità, lifestyle e sport.

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Nove valigie, un’opera d’arte imballata da una ditta specializzata in trasporti museali e un gatto in cabina. Così, a gennaio 2026, Leslie Hodgin e il marito John Lyman sono atterrati in Olanda per voltare pagina e ricominciare daccapo.

Lei ha 55 anni e fa la consulente di marketing, lui ne ha 52 e lavora in proprio. Dunque, non si tratta di quello che spesso viene definito “un colpo di testa di gioventù”: parliamo di una scelta ponderata, arrivata dopo anni passati a ripetersi “prima o poi lo faremo”.

Cambiare vita a 50 anni: perché il momento giusto non esiste

Leslie è figlia di un militare ed è cresciuta spostandosi da un Paese all’altro. Per dieci anni la sua casa è stata Richmond, in Virginia. Poi un’offerta di lavoro a Seul: lei e John si sposano una settimana prima di partire e restano in Corea due anni. Al ritorno, Richmond le sembra improvvisamente piccola e un po’ claustrofobica. A spingerli davvero, però, è il dolore. In poco tempo muoiono il padre di lei, la madre di lui e alcuni amici cari. È allora che Leslie si fa la domanda cruciale: cosa stiamo aspettando? Non hanno figli e hanno qualche risparmio da parte, un privilegio che lei stessa riconosce.

“Mi sento di nuovo viva”: la nuova vita in Olanda

Non tutto è stato facile. Leslie fatica con la lingua, e il trasloco è costato più di quanto avessero previsto. Nei primi mesi, con il lavoro che stentava a partire, si sono chiesti più di una volta se avessero fatto la cosa giusta. Oggi il bilancio è un altro, come hanno raccontato a Business Insider. Il costo della vita è simile a quello americano, ma senza auto. Il lavoro va bene, e tra i vicini e i social sono arrivate nuove amicizie. Leslie ama il senso di comunità e la fiducia reciproca che respira ogni giorno, i festival quasi ogni weekend, le giornate in cui musei e monumenti aprono gratis a tutti. Sui social racconta la sua sfida personale: provare una cosa nuova ogni settimana.

Il suo consiglio è semplice: avere coraggio e darsi una possibilità. Se va male, almeno ci si è provato. Se non ci si prova mai, tra vent’anni resta solo il rimpianto.

Cosa serve per trasferirsi in Olanda dall’Italia

Per una coppia italiana la strada è più semplice che per Leslie e John. Da cittadini europei non serve nessun visto: i cittadini UE, SEE e svizzeri possono vivere e lavorare nei Paesi Bassi senza permessi di soggiorno, ma devono comunque registrarsi nel Comune in cui vanno a vivere. Ecco i passaggi fondamentali.

  • Iscrizione al Comune olandese | Chi intende vivere nei Paesi Bassi per almeno 4 mesi su un periodo di 6 deve registrarsi in Comune, di persona, entro 5 giorni dall’arrivo. Con la registrazione si ottiene il BSN, il numero che serve per lavorare, aprire un conto e assicurarsi.
  • Assicurazione sanitaria olandese | È obbligatoria: va sottoscritta entro quattro mesi dall’arrivo, altrimenti si rischiano una multa e il pagamento retroattivo dei mesi scoperti. La tessera sanitaria europea copre solo i soggiorni temporanei.
  • Iscrizione all’AIRE | Dall’Italia, il passaggio da non dimenticare: chi trasferisce stabilmente la residenza all’estero deve chiedere l’iscrizione all’anagrafe degli italiani residenti all’estero al consolato competente entro 90 giorni, e dal 2024 chi non rispetta il termine rischia sanzioni. Si può fare anche online, con il portale Fast It della Farnesina.
  • La casa, prima di tutto | È l’ostacolo più grande, come racconta la stessa Leslie: in Olanda c’è carenza di alloggi e alcuni proprietari chiedono mesi di affitto anticipati. Conviene cercare casa prima di partire, anche perché senza un indirizzo l’iscrizione in Comune si complica.