Chi era Silvia Bernardocchi, la moglie dello chef Giancarlo Perbellini morta a 57 anni

Una vita lontana dai riflettori, ma un ruolo fondamentale accanto a Giancarlo Perbellini. La malattia, il gesto dello chef e l'eredità lasciata da Silvia Bernardocchi

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Antonella Latilla

Giornalista, esperta di tv e lifestyle

Giornalista curiosa e determinata. Scrittura, lettura e cronaca rosa sono il suo pane quotidiano. Collabora principalmente con portali di gossip e tv.

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Si è spenta dopo una lunga battaglia contro un tumore raro, affrontata con determinazione e con il desiderio di trasformare la propria esperienza in un aiuto concreto per gli altri. Silvia Bernardocchi, moglie dello chef tristellato Giancarlo Perbellini, è morta mercoledì 30 settembre all’età di 57 anni.

Commercialista, figura centrale nella gestione delle attività imprenditoriali del marito e vicepresidente della Fondazione Colangiocarcinoma Ets, aveva scoperto nel 2024 di essere affetta da un cancro alle vie biliari. Una diagnosi che aveva cambiato profondamente la sua vita, senza però fermare il suo impegno professionale e sociale.

Accanto a lei, fino all’ultimo, il marito e la famiglia. Proprio alla moglie, due anni fa, Perbellini aveva dedicato uno dei riconoscimenti più importanti della sua carriera: la terza stella Michelin conquistata dal ristorante Casa Perbellini 12 Apostoli di Verona.

Silvia Bernardocchi, l’amore per Giancarlo Perbellini e i figli

Riservata, determinata e profondamente legata alla famiglia, Silvia Bernardocchi era una commercialista e aveva contribuito negli anni alla crescita imprenditoriale del gruppo Perbellini.

Dunque, non solo la compagna di vita dello chef veronese ma pure una presenza fondamentale nella gestione economica delle sue attività e al suo fianco nelle decisioni professionali più importanti.

La coppia ha avuto tre figli, due maschi e una femmina, che hanno scelto percorsi professionali differenti da quello del celebre chef. Una decisione che lo stesso Perbellini aveva raccontato in passato con soddisfazione: “Ho fatto di tutto per convincerli a non farlo e ci sono riuscito”.

Uno dei figli maschi è diventato ingegnere gestionale, mentre il più giovane lavora come disc jockey. La figlia, invece, ha studiato Economia e si occupa della gestione del locale di famiglia a Isola Rizza, nel Veronese.

Nel novembre 2024 Giancarlo Perbellini aveva ricevuto la terza stella Michelin per Casa Perbellini 12 Apostoli, entrando nell’élite della ristorazione italiana. Dal palco della cerimonia, lo chef aveva voluto ringraziare proprio la moglie, dedicandole quel traguardo professionale.

Un riconoscimento al quale si era aggiunto un altro omaggio personale: uno dei menù degustazione del ristorante tristellato porta infatti il nome di Silvia.

Ma dietro quel grande successo si nascondeva un profondo dolore che ha finito per cambiare per sempre la vita di entrambi. Proprio in quello stesso anno la Bernardocchi aveva ricevuto la diagnosi della malattia che l’ha poi accompagnata negli ultimi due anni.

La diagnosi di tumore e l’intervento di 12 ore a Padova

A Silvia Bernardocchi era stato diagnosticato un colangiocarcinoma, una forma rara di tumore che colpisce le vie biliari. Dopo i primi accertamenti effettuati a Verona, era stata indirizzata a Padova, dove aveva intrapreso un complesso percorso terapeutico.

Qui si era sottoposta a un delicato intervento chirurgico durato dodici ore, durante il quale le era stato asportato circa il 60% del fegato. Un’esperienza difficile, affrontata con il sostegno del marito e dei familiari, ma – al tempo stesso – con la volontà di comprendere meglio una patologia ancora poco conosciuta.

Proprio durante le cure aveva compreso quanto potesse essere complicato, per un paziente, individuare rapidamente strutture specializzate e ottenere informazioni attendibili. Da quella consapevolezza era maturata la decisione di impegnarsi direttamente per sostenere altre persone nella stessa situazione.

“È fondamentale sapere dove andare subito, appena qualcosa non torna. Arrivare nei centri giusti fa la differenza. La prevenzione, per me, è soprattutto informazione”, aveva spiegato.

Parole che raccontavano il desiderio di trasformare una vicenda personale dolorosa in un’occasione di sensibilizzazione, affinché altri pazienti potessero affrontare la diagnosi con maggiori strumenti e punti di riferimento.

La Fondazione Colangiocarcinoma e il fondo per la ricerca in sua memoria

Nel 2025 Silvia Bernardocchi aveva partecipato alla nascita della Fondazione Colangiocarcinoma Ets, costituita a Padova su iniziativa del professor Enrico Gringeri, chirurgo dell’Azienda Ospedale Università di Padova, e della manager Giorgia Scognamiglio. Silvia ne era diventata vicepresidente, contribuendo alle attività di sensibilizzazione e sostegno ai pazienti.

L’obiettivo dell’organizzazione è promuovere la ricerca scientifica sulle patologie delle vie biliari, ma pure aiutare chi riceve una diagnosi a orientarsi tra centri specializzati, percorsi terapeutici e difficoltà pratiche.

Per sostenere queste iniziative sono stati organizzati eventi benefici nei ristoranti del gruppo Perbellini, destinando parte del ricavato alla Fondazione. “Se anche cinque persone in più sapranno dove rivolgersi, avremo portato luce”, aveva dichiarato Silvia.

La notizia della sua morte è stata comunicata dal marito alla Fondazione. “Silvia è mancata questa mattina alle 8.30, ce l’ha comunicato il marito”, ha dichiarato la presidente Scognamiglio.

Nel ricordarne la forza, l’empatia e l’impegno al fianco degli altri malati, la Scognamiglio ha annunciato un’iniziativa destinata a mantenerne vivo il ricordo: la creazione del Fondo “Silvia Bernardocchi per la ricerca”.

“Le somme raccolte saranno interamente devolute al sostegno della ricerca scientifica sul colangiocarcinoma e sulle altre patologie delle vie biliari”, ha fatto sapere.

Un’eredità che va oltre il ricordo personale e familiare. Perché proprio nella ricerca, nell’informazione e nel sostegno a chi affronta la malattia Silvia Bernardocchi aveva individuato una missione alla quale dedicare le proprie energie, anche nei momenti più difficili della sua vita.