Petra Loreggian, la nonna è in ospedale: il duro sfogo su Facebook

La nota dj ha affidato a Facebook uno sfogo amaro sulla situazione della nonna, ricoverata in ospedale e impossibilitata ad avere contatti con i suoi cari

Il Covid ha stravolto le vite di tutti, dal più piccolo dettaglio della nostra quotidianità alle cose più importanti. Ma è solo quando ci troviamo di fronte a situazioni eccezionali che ci rendiamo conto di quanto la pandemia abbia reso difficile tutto, anche stare accanto a un proprio caro che non sta bene.

Si è parlato tanto in questi dodici mesi di quanto sia terribile per i parenti delle persone ricoverate, non poter stare loro accanto. Ora una testimonianza forte, secca e dura arriva da un volto noto, una persona che normalmente tiene compagnia a migliaia di persone portando il sorriso. Parliamo di Petra Loreggian, conduttrice radiofonica di RDS che ha affidato a Facebook un grido di dolore e indignazione.

“Mia nonna ha 96 anni. È stata ricoverata tre giorni fa, da un momento all’altro al Fatebenefratelli di Milano.
Non ha più ossigeno. Non ha il Covid– scrive Petra – Non si può parlare con lei, il cellulare ovviamente è stato spento una volta arrivata in pronto soccorso .
C’è un numero che si può chiamare un’ora al giorno per parlare solo con i medici .
Sappiamo che se ne andrà a momenti.
Avrei solo voluto poterle dire addio.
Ma questa è la nostra vita. Se così si può chiamare. Cosa c’è di umano in uno stato che permette a un essere umano di morire da solo, senza nemmeno poter parlare per l’ultima volta con i propri cari?
Cosa c’è di umano in uno stato che fa stare in angoscia i figli, i nipoti, me in questo momento che me la immagino sola, spaventata, in un angolo di un pronto soccorso, senza nessuno senza poter chiedere pretendere esigere di dire addio. In modo UMANO.
Perché va bene l’emergenza Covid, va bene le poche risorse disponibili, va bene gli ospedali intasati, ma stiamo parlando di persone che sono mandate a morire da sole, senza nemmeno la possibilità di fare l’ultima telefonata.
Non siamo degni di essere chiamati civili.
Questo stato non è degno di essere chiamato tale.
Mia nonna è lucida, finisce il bartezzaghi in 2 ore, mia nonna lo sa che la sto pensando e sa anche che vorrei salutarla. Mia nonna non capisce perché è in un pronto soccorso senza poterci sentire.
Mia nonna non capisce perché non la posso chiamare .
Questo è il protocollo mi hanno detto. Questo non è umano vi rispondo io.
Mia nonna forse ha paura.
E io questo non ve lo perdonerò mai”.

Difficile aggiungere altro. Impossibile immaginare cosa si possa provare se non si è vissuta un’esperienza simile. Se non si ha avuto il terrore di perdere un proprio caro in un momento come questo: come si può accettare che una persona che si ama possa andarsene da sola, spaventata e senza nessuno accanto a tenerle la mano? Non si può. E infatti non ci si riesce.

 

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