Avrebbe probabilmente preferito calcare una passerella e non l’entrata di un tribunale Naomi Campbell, che, martedì 16 luglio, invece di presentarsi di fronte a una folla di fan dell’alta moda, ha dovuto presentarsi davanti ai giudici di un tribunale a Londra in risposta all’accusa di cattiva condotta finanziaria e di uso improprio dei fondi. Lo ha fatto a modo suo, indossando un completo nero dall’eleganza sofisticata e strutturata.
Naomi Campbell, l’abito nero con spacco in tribunale
Elegante, strutturata e dalle linee decise. Così Naomi Campbell si è presentata in tribunale per impugnare il divieto quinquennale che le impedisce di ricoprire incarichi di amministratore in enti di beneficenza. La top model 56enne ha dovuto contestare i risultati di un’indagine su Fashion For Relief, un’organizzazione benefica che unisce moda e filantropia, la quale ha rilevato che solo una piccola parte dei fondi raccolti è stata effettivamente destinata a cause benefiche.
Presentandosi in tribunale ha sostenuto di essere stata “vittima di frode e falsificazione“, tra cui un falso account di posta elettronica che sarebbe stato utilizzato per impersonarla nelle comunicazioni con gli avvocati.
Non poteva mancare da parte sua, sia per la presenza davanti a giudici e avvocati, sia per l’eco mediatica del processo, un look adatto all’occasione, con il voluto effetto simbolico. La supermodella ha infatti scelto un abito dalla struttura sartoriale maschile, ma magistralmente reinterpretato per donarle serietà e compostezza senza dimenticare la sua femminilità.

L’eleganza sta tutta nell’abito doppiopetto (rigorosamente nero) dalla silhouette studiata nella parte superiore con le spalle ben definite, i rever classici e una doppia fila di bottoni rivestiti. La stessa struttura accompagna tutta la figura, fino all’orlo della gonna midi dallo spacco posteriore profondissimo.
A rendere il design più interessante è il taglio in vita che crea volume sui fianchi e accentua la silhouette a clessidra. Severità e femminilità si mischiano dunque nello splendido insieme. A completare l’insieme un paio di occhiali da sole dalle lenti scure e allungate e un paio di orecchini pendenti quasi invisibili sotto i capelli color caramello.

La scelta del nero: Cambell non è sola
Una scelta cromatica, quella del nero, che non si allontana da quella scelta in altre due occasioni giudiziarie recentemente registrate. Da parte della Campbell la sobrietà dal colore può essere il segno dell’allontanamento dai look eccentrici e lussuosi di passerelle e red carpet per comunicare maggiore sobrietà e credibilità di fronte all’istituzione.
Lo stesso ragionamento aveva probabilmente interessato Chiara Ferragni, quando, presentatasi in tribunale a Milano nell’autunno del 2025 per il noto caso giudiziario “Pandorogate” (assolta) aveva sfoggiato look composti quasi interamente da tailleur neri abbinati a camicie bianche e tacchi a spillo. Non solo, anche Carla Bruni, anche lei modella di indiscutibile presenza, aveva optato per un completo total black, sempre nel 2025, per presenziare in tribunale durante il processo al marito Nicolas Sarkozy, poi condannato.
La difesa di Naomi Cambell
In una dichiarazione rilasciata prima dell’udienza, Naomi Campbell ha affermato che la sua indagine personale ha rivelato “frode d’identità e inganno”, aggiungendo che ciò “aiuta a capire perché la maggior parte dei fondi non è stata utilizzata come previsto”. Fashion For Relief, da lei fondata, è stata sciolta e cancellata dal registro degli enti di beneficenza nel 2024, a seguito di accuse secondo cui i suoi fondi sarebbero stati utilizzati per pagare un soggiorno in un hotel a cinque stelle a Cannes, trattamenti termali e persino sigarette.
La signora Campbell è stata una dei tre amministratori delegati interdetti dalla Charity Commission, l’ente che registra e regola gli enti di beneficenza in Inghilterra e Galles. Martedì 16 giugno dunque, Naomi Campbell è arrivata nel centro di Londra per testimoniare di persona davanti al tribunale. In una dichiarazione scritta, rilasciata prima della sua testimonianza, Campbell ha affermato: “Presento questo ricorso per far luce sull’inganno che credo sia stato perpetrato ai danni dell’ente benefico, impedendo che i fondi venissero destinati alle cause a cui erano destinati”.
La sua dichiarazione prosegue: “La mia indagine ha rivelato frode d’identità e inganno e contribuisce a chiarire perché la maggior parte dei fondi non è stata utilizzata come previsto. Ciò che il mio team legale ha scoperto è sconvolgente e riguarda indirizzi email falsi e comunicazioni contraffatte con le autorità”. E ancora: “Sono lieta che il tribunale mi abbia dato la possibilità di parlare, per garantire che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni e che sia fatta giustizia. Come ho già detto, non ho mai intrapreso attività filantropiche per tornaconto personale, né lo farò mai.”