Naomi Osaka stupisce Wimbledon con un abito che racconta le sue radici

Sul prato più iconico del tennis, Naomi Osaka trasforma il dress code total white in un kimono contemporaneo tra ricami, tulle e suggestioni cinematografiche.

Foto di Ilaria di Pasqua

Ilaria di Pasqua

Lifestyle Editor

Nata a Carpi, si laurea in Fashion Culture and Management. La sua avventura nella moda comincia come Producer, ma nel 2020, con coraggio, diventa Web Editor, fonde stile e scrittura con amore.

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A Wimbledon il bianco è una regola, quasi un linguaggio a parte. Può diventare uniforme, rigore, tradizione. Naomi Osaka, però, è riuscita a trasformarlo in qualcosa di molto più personale: un racconto di famiglia, cultura e immaginazione, portato sul prato inglese con la precisione di un gesto studiato ma mai freddo.

Naomi Osaka a Wimbledon, quando il bianco diventa racconto

Il dress code di Wimbledon lascia pochissimo spazio agli slanci creativi. Il total white è una norma ferrea, una tradizione da rispettare con attenzione, soprattutto per chi scende in campo. Eppure Naomi Osaka ha dimostrato, ancora una volta, che anche i confini più stretti possono diventare una tela su cui costruire una storia.

Per affrontare Elsa Jacquemot nel primo turno del torneo, poi vinto con il punteggio di 6-1, 7-5, la tennista è arrivata in campo avvolta in una creazione bianca ispirata al kimono tradizionale giapponese. Il look, intitolato Evolving Ceremony, non era una semplice citazione estetica: si trattava di un abito costruito con materiali upcycled provenienti da kimono vintage, da uno shiromuku – il tradizionale abito nuziale bianco giapponese – e da un abito da sposa scomposto e rielaborato.

Naomi Osaka entra a Wimbledon con un kimono bianco ricamato e gonna a balze firmati Hana Yagi
IPA
Naomi Osaka arriva a Wimbledon in kimono bianco

Non una riproduzione letterale, quindi, ma un lavoro di trasformazione. Hana Yagi ha preso elementi cerimoniali fortemente riconoscibili e li ha resi compatibili con la scena più britannica e codificata del tennis mondiale. Il risultato è stato un look imponente ma leggero, teatrale senza perdere grazia, con quella capacità rara di occupare lo spazio senza chiedere scusa.

Il bianco scelto da Osaka non era piatto né uniforme. La superficie dell’abito viveva di ricami tono su tono, texture e sovrapposizioni che emergevano a ogni passo. Su maniche e pannelli scorrevano motivi di fiori di ciliegio e gru, simboli associati nella cultura giapponese alla rinascita, alla fortuna e alla longevità. Dettagli delicati, ma non invisibili: il tipo di ricamo che non ha bisogno di brillare per farsi notare.

Il vestito Nike sotto il kimono e quei dettagli da osservare bene

Sotto l’outerwear cerimoniale firmato Hana Yagi, Naomi Osaka indossava un abito da tennis Nike bianco, studiato per rispettare il rigore del torneo senza rinunciare a una costruzione più raffinata del solito. Il modello senza maniche aveva una gonna plissettata e dettagli floreali applicati, in continuità con i ricami del kimono.

La scelta è stata particolarmente riuscita perché il look non si spezzava nel passaggio tra arrivo e partita. Il capo scenografico di Hana Yagi poteva essere rimosso, lasciando spazio a un abito tecnico e funzionale, ma il filo narrativo restava intatto. I fiori continuavano a comparire, la palette restava immacolata, la silhouette conservava quella delicatezza un po’ cerimoniale che aveva reso l’ingresso così memorabile.

Naomi Osaka a Wimbledon con kimono bianco ricamato, maniche ampie e racchetta da tennis in mano
IPA
Naomi Osaka arriva a Wimbledon in kimono bianco

Anche il beauty contribuiva a costruire l’insieme. Osaka ha raccolto i capelli in uno chignon essenziale, decorato con un ornamento floreale bianco ispirato ai kanzashi, gli accessori tradizionali utilizzati nelle acconciature giapponesi. I petali e i piccoli elementi a cascata incorniciavano il raccolto con leggerezza, senza togliere spazio al viso o alle linee importanti del kimono.

Ai gioielli ha pensato Mikimoto, maison giapponese celebre per le perle. Una scelta quasi inevitabile, ma non per questo scontata: in un look dove ogni riferimento culturale era calibrato, la presenza di gioielli discreti e luminosi completava il racconto senza renderlo troppo letterale. Il risultato era sofisticato, pulito, perfettamente in equilibrio tra tradizione e sport.

Perfino la borsa da tennis Yonex, portata a spalla durante l’ingresso, sembrava parte della composizione. Il blu elettrico dell’accessorio tecnico, con inserti turchesi, spezzava il candore del look e riportava tutto nella dimensione reale della partita. Perché sì, Naomi Osaka era avvolta in un abito che sembrava uscito da un film, ma pochi minuti dopo avrebbe impugnato una racchetta e giocato un match di Slam. Il contrasto, in fondo, è parte della sua forza.