Giorgio Armani rivive in tv, Ferzan Özpetek racconta l’uomo dietro il mito

Ferzan Özpetek porterà sul piccolo schermo la vita di Giorgio Armani, entrando negli archivi e nei luoghi simbolo di un’eleganza diventata leggenda

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Ilaria di Pasqua

Lifestyle Editor

Nata a Carpi, si laurea in Fashion Culture and Management. La sua avventura nella moda comincia come Producer, ma nel 2020, con coraggio, diventa Web Editor, fonde stile e scrittura con amore.

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Giorgio Armani non sarà raccontato soltanto attraverso le passerelle, i completi destrutturati, i red carpet di Hollywood e quell’idea di eleganza silenziosa che ha cambiato per sempre il guardaroba contemporaneo. La sua vita diventerà una serie tv diretta da Ferzan Özpetek, un progetto internazionale che promette di portare sullo schermo non soltanto il grande stilista, ma anche l’uomo più riservato che si nascondeva dietro uno dei nomi più riconoscibili della moda mondiale.

Giorgio Armani diventa una serie tv internazionale

La vita di Giorgio Armani arriverà sul piccolo schermo grazie a una serie tv prodotta da Lux Vide, società del gruppo Fremantle, in collaborazione diretta con la maison. Il progetto si trova ancora in una fase iniziale, non ha un titolo ufficiale e al momento non sono stati comunicati né il cast né una possibile data di uscita. Le premesse, però, sono già quelle di una produzione ambiziosa, pensata fin dall’inizio per oltrepassare i confini italiani.

A dirigere la serie sarà Ferzan Özpetek, autore capace di muoversi con naturalezza tra cinema popolare, racconto intimo, melodramma e grande attenzione estetica. Una scelta che appare quasi inevitabile, almeno a posteriori. Özpetek non ha soltanto una sensibilità particolarmente affine al mondo della moda, ma ha conosciuto personalmente Giorgio Armani e lo ha frequentato per molti anni, sia durante eventi pubblici sia in contesti più privati.

Giorgio Armani circondato dalle modelle dopo una sfilata
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Giorgio Armani festeggia con le modelle al termine di una sfilata, tra abiti fluidi, ricami e delicate tonalità pastello.

Non sarà dunque il ritratto distante di un’icona osservata attraverso fotografie d’archivio e vecchie interviste. Il regista partirà anche dai ricordi di un rapporto reale, fatto di conversazioni sul cinema, sull’arte, sui costumi, sull’architettura e sulla vita. È proprio questa vicinanza a rendere la serie particolarmente interessante: il rischio, quando si racconta una personalità così celebre, è quello di costruire un monumento perfetto e immobile. Özpetek, invece, sembra intenzionato a cercare le sfumature, le contraddizioni e i dettagli meno visibili.

Il dettaglio decisivo: la maison apre i suoi archivi

Il particolare più importante del progetto potrebbe essere anche quello meno appariscente. La casa di moda Giorgio Armani sosterrà ufficialmente la produzione e metterà a disposizione archivi, creazioni e luoghi iconici legati alla storia dello stilista.

Non è una collaborazione secondaria. Significa poter accedere a un patrimonio di bozzetti, abiti, fotografie, documenti, campagne pubblicitarie, materiali di sfilata e spazi reali che hanno contribuito alla costruzione del mito Armani. Significa anche poter ricostruire il suo universo con una precisione difficilmente raggiungibile da una produzione esterna.

La serie tv potrà così attraversare decenni di moda non limitandosi a riprodurre genericamente l’atmosfera di un’epoca. Gli abiti, gli uffici, gli atelier e le passerelle potranno diventare parte integrante del racconto, restituendo quell’evoluzione estetica che ha accompagnato la crescita del marchio.

Giorgio Armani e Naomi Campbell nel backstage di una sfilata
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Giorgio Armani e Naomi Campbell nel backstage, tra moda, sfilate e creazioni diventate iconiche.

Nel caso di Giorgio Armani, il guardaroba non è un semplice elemento di scena. È la storia stessa. Le giacche alleggerite, le spalle meno rigide, i pantaloni fluidi, i colori minerali e le sfumature del greige hanno rappresentato una nuova idea di autorevolezza, più rilassata e meno aggressiva. Armani ha modificato il modo di vestire degli uomini, liberando il completo da una costruzione troppo severa, e ha offerto alle donne una forma di eleganza potente che non aveva bisogno di imitare i codici maschili in maniera letterale.

La sua palette ha privilegiato a lungo toni sobri e sofisticati: beige, sabbia, fumo, blu profondi, grigi impalpabili e neri capaci di assorbire la luce. Una scelta cromatica che, nelle mani sbagliate, rischierebbe di diventare monotona e che invece, nel suo linguaggio, ha sempre prodotto movimento attraverso consistenze, tagli e sovrapposizioni.

Vedere questi elementi inseriti nella narrazione, magari attraverso la nascita di una collezione, una prova in atelier o la preparazione di una sfilata, potrebbe raccontare Armani meglio di qualsiasi spiegazione teorica. La moda, quando è davvero significativa, parla attraverso la costruzione.