Dopo un lungo stop discografico, Mika torna con Hyperlove e sceglie di farlo con un album davvero molto intimo, che tocca le corde più profonde del suo (e del nostro) cuore. Il pianoforte è il punto di partenza di un disco che nasce da una fase di smarrimento e dal bisogno di capire cosa renda davvero felice il cantautore oggi. Tra ricordi, nuove domande e uno sguardo curioso sul presente, Mika apre un capitolo più intimo della sua carriera, mantenendo però intatto il suo dna pop.
Hyperlove, il nuovo capitolo musicale di Mika
Hyperlove segna un momento di svolta nel percorso di Mika. È un disco meno orientato al singolo e più pensato come racconto unitario, costruito attorno a una scrittura essenziale e a un dialogo costante con il pianoforte. D’altronde fin dagli esordi proprio il piano è sempre stato al centro del suo percorso musicale e per sua stessa ammissione questo disco è un ritorno alle origini. “Hyperlove è un progetto che nasce anche da un gesto molto intimo, l’ho fatto per me, come se fosse una medicina”, spiega l’artista, raccontando un lavoro nato dall’esigenza di fermarsi e fare ordine.
Il riferimento all’adolescenza e all’infanzia non è nostalgia fine a sé stessa, ma il tentativo di recuperare una spontaneità perduta e una libertà creativa più istintiva. “Mi sono ritrovato dicendo: non capisco il mondo intorno a me, non capisco veramente quello che mi rende felice. Dunque torno nella mia safe space, nella mia zona sicurezza della mia adolescenza e della mia infanzia”.
Gli anni Ottanta come spazio di libertà
Sul piano sonoro, Hyperlove guarda agli anni Ottanta, un periodo che Mika considera ancora oggi ricco di possibilità espressive. Talking Heads, Pet Shop Boys e Frankie Goes to Hollywood sono tra i riferimenti principali, esempi di un pop capace di sperimentare senza rinunciare all’immediatezza. “Se parli del trascendentale in una canzone pop è considerato un po’ strano oggi” – osserva – “a me invece sembra perfetto per il momento che stiamo vivendo”. Accanto a queste influenze, emergono anche ascolti più recenti, come Geese e Cameron Winter, che hanno spinto il cantautore verso una scrittura più libera e meno controllata.
Il legame con la madre e l’autonomia creativa
Ma soprattutto il disco è il frutto di un percorso personale estremamente intimo e doloroso. Hyperlove nasce infatti anche dall’elaborazione di una perdita importante: la morte della madre Joannie Penniman nel 2020. “Questo disco arriva dopo la mancanza di mia madre”, spiega Mika, che racconta cosa lo ha portato a riconoscere la propria autonomia creativa e personale. Un passaggio che segna una nuova consapevolezza e attraversa l’intero album arrivando dritto al cuore di chi ascolta. E che segna soprattutto il ritorno sulle scene di uno dei cantanti più amati e apprezzati in Italia.
Una chicca dolcissima: l’ultimo brano è ispirato al legame con il suo cane, presenza costante durante il lavoro in studio. “I cani parlano con gli occhi”, dice il cantautore libanese naturalizzato inglese. Come non essere d’accordo con lui?