Mara Venier si scatena con il nipote Giulio al concerto di Achille Lauro, fra brani cantati a squarciagola e grandi emozioni. La conduttrice ha preso parte al live evento allo Stadio Olimpico di Roma insieme a migliaia di persone.
Mara Venier al concerto di Achille Lauro con il nipote Giulio
Nella serata del 10 giugno 2026, Achille Lauro ha realizzato un sogno: cantare allo Stadio Olimpico di Roma. Il cantante l’ha fatto di fronte a 60mila persone, arrivate per intonare le sue hit più famose da Rolls Royce a 16 Marzo. Fra loro anche Mara Venier, grandissima fan e amica dell’artista romano. La conduttrice ha preso parte al concerto accompagnata dal nipote Giulio Longari con cui ha vissuto una serata davvero speciale.
Mara ha condiviso nelle Stories di Instagram video e foto che raccontano il concerto di Lauro. Nelle immagini la Venier canta i brani di Achille e si diverte insieme al nipote. Giulio e la conduttrice sono legatissimi. Nato nel 2002, il ragazzo è figlio di Elisabetta Ferracini, primogenita di Mara. Nonna e nipote hanno un rapporto speciale, raccontato anche dalle immagini in cui si emozionano al live di Lauro.
Il rapporto speciale di Mara Venier e Achille Lauro
La presenza di Mara al concerto dimostra, ancora una volta, l’amicizia con l’artista romano. I due si conoscono da diversi anni e la presentatrice ha sempre sostenuto il cantante, invitandolo più volte nello studio di Domenica In.
“Tutto è partito dal selfie che abbiamo fatto insieme dopo la tua partecipazione al Festival di Sanremo con il brano Rolls Royce”, aveva raccontato Mara Venier, ricordando a Lauro il loro primo incontro.
“Ci conosciamo da quando lanciavi le ciabatte alle persone che mi offendevano”, aveva scherzato lui, spiegando quanto Mara l’avesse sempre appoggiato e protetto.
“È scappato, stavo per scendere per menaje. Ti ho sempre difeso, proprio come una mamma”, aveva detto lei. E anche in occasione del concerto allo Stadio Olimpico di Roma, Mara ha voluto far sentire il suo affetto ad Achille Lauro.
Lo stesso cantante aveva confessato di sentirti emozionato all’idea di cantare su un palco così iconico come quello dello Stadio Olimpico. “Suonare all’Olimpico è l’emozione di una vita, una roba che sogni per venticinque anni. Ho iniziato a scrivere a 11 anni – aveva detto a Leggo -. Ai primi concerti non ero nessuno. Affittavo io il locale, pagavo le guest e mi mettevo in scaletta”.
“La parte più bella dei concerti è vedere intere famiglie riunite sotto il palco – aveva svelato -: la bambina, la ragazza, la madre e la nonna insieme. Riuscire a legare le generazioni in questo modo va oltre ogni mia aspettativa ed è l’aspetto più inaspettato degli ultimi anni. Credo dipenda dalla sincerità con cui scrivo: sul palco porto me stesso, raccontando anche le cose più intime o quelle che rischiano di imbarazzarmi. Oliviero Toscani una volta mi disse che se fai una cosa che non ti imbarazza minimamente, allora stai sbagliando qualcosa”.