Luca Argentero sui figli: “È un’età magica, non so se sono un bravo papà”

Una vita itinerante tra un set e l'altro, con la consapevolezza che il suo ruolo preferito resta quello di padre per i suoi piccoli Nina Speranza e Noè Roberto

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Nicoletta Fersini

Giornalista, Content Editor, SEO Copywriter

Giornalista ed evocatrice di parole: appassionata di lifestyle, tv e attualità. Inguaribile curiosa, osserva il mondo. Spesso sorseggiando un calice di vino.

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Luca Argentero, bravo attore e papà modesto. Quando parla dei suoi figli sveste ogni maschera scenica, per assumere il ruolo di padre, il suo preferito. Ne ha parlato in un’intervista a TV Sorrisi e Canzoni, ricordando con emozione quanto sia “magica” l’età che stanno vivendo la sua primogenita, Nina Speranza, e il piccolo Noè Roberto, entrambi nati dall’amore con Cristina Marino.

Luca Argentero parla dei figli Nina Speranza e Noè Roberto

Anche se è sempre impegnatissimo sul set, tra Doc – Nelle tue mani e due nuovi lavori importanti – Avvocato Ligas e Motorvalley, entrambi di prossima uscita -, c’è sempre tempo per vestire i panni del padre innamorato. Luca Argentero non ama condividere molto della sua vita privata sui social, e quelle uniche occasioni in cui decide di farlo è proprio per celebrare l’amore per la famiglia: per la moglie Cristina Marino e per i piccoli Nina Speranza e Noè Roberto.

La bambina compie 6 anni il prossimo 20 maggio, il secondogenito invece ne compie 3 il 17 febbraio. “Un’età magica”, la definisce e ha proprio ragione: è quel momento d’oro in cui tutto è una nuova scoperta, sia per i figli che per i genitori. Il momento in cui si impara a conoscerli, ma anche quello in cui li si vede crescere a vista d’occhio, come se improvvisamente qualcuno avesse messo il piede sull’acceleratore del tempo.

“Passa molto in fretta – ammette l’attore -. Da genitore, cerco di fare in modo che il lavoro in questo momento non mi porti troppo lontano da loro per troppo tempo. Non so se sono un bravo papà, ma ci metto tutto l’impegno di cui sono capace. Perché la paternità è un’esperienza che mi entusiasma e sono felice di essere riuscito a coronare questo sogno”.

Ogni attimo condiviso con i figli è tanto di guadagnato, anche quelli più divertenti in cui capita che lo vedano dentro al televisore. “I bambini sono venuti entrambi a trovarmi sul set: Nina sa perfettamente che lavoro faccio, è molto consapevole. Anche quando le persone ci fermano per strada, all’inizio mi chiedeva perché, adesso l’ha capito. Noè invece è ancora piccolo, è in una sorta di ‘limbo'”.

La vita itinerante, tra un set e l’altro

Dal 2020 vive a Milano con moglie e figli, una città che sta scoprendo pian piano, lavoro permettendo. “Tra la pandemia e quattro stagioni di Doc girate a Roma, la mia è una vita itinerante”. E, mentre si attende una conferma sulla sua eventuale partecipazione al Festival di Sanremo, è tornato all’ovile: “Adesso da un paio di settimane sono qui, felicissimo perché mi godo un po’ anche la casa, cosa che non faccio quasi mai. Abbiamo scelto di essere molto vicini al Parco Sempione: è un bellissimo luogo. Venendo da Torino, che è una delle città più verdi d’Italia, mi piace molto. Con i bambini, non appena esce un raggio di sole, ci fiondiamo lì”.

Oltre a Doc – Nelle tue mani, Luca Argentero è protagonista di altre due produzioni importanti. La prima è Motorvalley, serie in uscita su Netflix il 10 febbraio, un set tutto motori e adrenalina: “È una storia di riscatto per tutti – ha detto a D – La Repubblica delle Donne. Il mio Arturo, un ex pilota è un personaggio che farà da tutor alla giovane e talentuosa Blu, parte sconfitto e ha la possibilità di tirare su la testa con altri due personaggi che hanno qualcosa da riconquistare. Un trio che all’inizio sembra incompatibile, poi invece si crea una squadra che funziona”.

La seconda è Avvocato Ligas, sempre una serie ma prodotta da Sky, disponibile a partire dal 6 marzo e tratta da un romanzo di Gianluca Ferraris, in cui interpreta la “rockstar” del Foro di Milano: “Ligas è uno showman. Sia nella vita privata sia in quella pubblica deve attirare l’attenzione su di sé: vive di quello, gli si deve accendere una luce addosso per farlo emozionare. Quando invece questo ‘occhio di bue’ su di lui viene spento, perde il suo superpotere. Infatti poi si rifugia nell’alcol, ha delle grandi fragilità”.