Kimi Antonelli, che studi ha fatto il campione di F1

Non solo un grande campione di Formula 1 ma anche uno studente come tutti gli altri: qual è il percorso scolastico di Andrea Kimi Antonelli

Foto di Martina Dessì

Martina Dessì

Lifestyle Specialist

Content editor di tv, musica e spettacolo. Appassionata di televisione da sempre, designer di gioielli a tempo perso: ama i particolari, le storie e tutto quello che brilla.

3 min di lettura

Chiedi a DiLei

Chi è davvero, dietro al casco, Andrea Kimi Antonelli? Il ragazzo che a soli 18 anni ha messo piede in un box di Formula 1 e che a 19 ha riportato l’Italia sul tetto del mondo non è soltanto un fenomeno in pista, il primo italiano dopo oltre 60 anni a trionfare sul circuito del GP di Monza. È stato anche, fino a poco tempo fa, uno studente come tanti altri, con verifiche da preparare, un diploma da conquistare e persino qualche materia più ostica delle altre. Quindi proviamo a ripercorrere il suo percorso scolastico per conoscerlo meglio.

La scuola e il diploma di Kimi Antonelli

Nato a Bologna il 25 agosto 2006, Kimi Antonelli cresce in una famiglia che di motori se ne intende: il padre Marco Antonelli è stato a sua volta pilota e oggi guida una squadra impegnata in diversi campionati Gran Turismo. Non stupisce quindi che Kimi si sia avvicinato ai kart da bambino, per poi salire di categoria una dopo l’altra: Formula 4, Formula Regional Middle East, Campionato Italiano Gran Turismo, fino alla Formula 2. Insieme a questa scalata, però, i banchi di scuola non li ha mai abbandonati.

Kimi ha frequentato l’istituto “Gaetano Salvemini” di Casalecchio di Reno, dove nel 2025 ha conseguito il diploma di Maturità con indirizzo Ragioneria. Un traguardo raggiunto proprio nello stesso anno in cui è arrivato il grande salto: l’esordio in Formula 1 con la Mercedes, in un weekend speciale in cui ha scelto il numero 12 in omaggio ad Ayrton Senna, campione del mondo nel 1988 proprio con quel numero sulla monoposto. Da lì, un’ascesa fulminea culminata nella prima vittoria assoluta, in Cina, davanti al compagno di squadra George Russell e a Lewis Hamilton: un successo che mancava a un pilota italiano da vent’anni esatti, dai tempi di Giancarlo Fisichella.

Il rapporto con la scuola e i compagni di classe

A raccontare che ragazzo fosse Kimi Antonelli tra i banchi è il suo ex preside, Carlo Braga, oggi in pensione. Il dirigente ricorda ancora con affetto il giorno in cui, appena quattordicenne, il futuro campione si presentò da lui da solo, senza genitori, per spiegargli la propria situazione di studente-atleta: “Sembrava di parlare con un adulto”, ha raccontato. Nei ricordi del preside, Antonelli era “un ragazzo solare”, rimasto un punto di riferimento per i compagni senza mai far pesare il proprio talento fuori dal comune.

Determinante, in questo equilibrio tra scuola e pista, è stato il progetto studente-atleta attivato dall’Istituto Salvemini, un percorso costruito proprio su chi pratica sport agonistico ad alto livello e ha bisogno di maggiore flessibilità nello studio.

C’è però un piccolo segreto che Kimi ha svelato con simpatia durante il podcast “The Fast and the Curious”: la matematica non è mai stata il suo forte. “Non lo nego, per me è una materia complicata”, ha ammesso, scherzando sull’idea di chiedere aiuto proprio al collega Russell, notoriamente un mago dei numeri. Nonostante le difficoltà, portare a termine gli studi era per lui un obiettivo irrinunciabile, anche per un motivo affettivo: un pensiero rivolto soprattutto alla madre, a cui teneva dedicare quel traguardo.