#acasadi Tinto Brass, il suo piccolo regno a Isola Farnese

Un antico casale nel verde di Roma: ecco dove viveva Tinto Brass, tra ricordi di cinema, affetti e la battaglia contro l'isolamento di Isola Farnese

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Claudia Giordano

Content editor Lifestyle e digital strategist

Appassionata di marketing e comunicazione, li ha trasformati in lavoro e si divide tra la professione di social media strategist, scrittrice e content editor.

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Tinto Brass è morto a 93 anni, lasciando un segno indelebile nella storia del cinema italiano. Il celebre regista, conosciuto per le sue pellicole provocatorie e per aver rivoluzionato il modo di raccontare l’erotismo sul grande schermo, si è spento a Roma il 4 novembre 2026. Ma oltre alla sua straordinaria carriera, c’è un altro capitolo della sua vita che racconta molto dell’uomo dietro la macchina da presa: l’amore per Isola Farnese, il piccolo borgo alle porte della Capitale dove aveva scelto di vivere oltre cinquant’anni fa. Un luogo del cuore, diventato negli ultimi mesi anche teatro di una difficile battaglia per la sicurezza e la libertà dei suoi abitanti.

Tinto Brass e la sua casa a Isola Farnese: un rifugio lontano dai riflettori

Nonostante fosse nato a Milano e avesse mantenuto un legame speciale con Venezia, Tinto Brass aveva scelto Roma come città in cui costruire gran parte della propria vita privata e professionale.

Negli anni Settanta, dopo aver vissuto nella centralissima Piazza del Popolo, il regista aveva deciso di trasferirsi in una zona decisamente più tranquilla: Isola Farnese, un suggestivo borgo immerso nel verde del Parco di Veio, a pochi chilometri dal centro della Capitale.

Qui aveva acquistato un antico casale agricolo, che aveva personalmente fatto ristrutturare, trasformandolo in una dimora capace di rispecchiare il suo carattere anticonformista e il suo spirito creativo.

Niente ville moderne, arredi patinati o lusso ostentato dunque, la casa di Tinto Brass era un autentico rifugio d’artista, un casale rurale recuperato e immerso nella natura, dove gli ambienti vissuti, i libri, gli oggetti d’arte e i ricordi della sua lunga carriera cinematografica contribuivano a creare un’atmosfera intima e personale.

Ogni angolo sembrava raccontare qualcosa della sua vita, delle sue passioni e del suo rapporto con il cinema, insomma una casa che non aveva bisogno di stupire, perché custodiva già una storia straordinaria.

La dimora, soprannominata affettuosamente La Repubblica del Cascinone, era diventata il suo rifugio personale, lontano dal caos della città e dalla mondanità dello spettacolo. Tra quelle mura Brass aveva trascorso lunghi anni con la prima moglie Carla e successivamente con Caterina Varzi, la donna che gli è rimasta accanto nell’ultima parte della sua vita.

La cascata a Isola Farnese
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La cascata a Isola Farnese

La frana a Isola Farnese e gli ultimi mesi difficili del regista

Proprio quel paradiso di tranquillità si era trasformato, all’inizio del 2026, in una sorta di prigione: due gravi frane avevano compromesso l’accesso a Isola Farnese, provocando la chiusura della principale strada che collegava il borgo al resto della città.

Una situazione particolarmente difficile per i residenti più anziani e per le persone con problemi di mobilità, tra cui lo stesso Tinto Brass.

Il regista, che aveva difficoltà a camminare, si era ritrovato praticamente impossibilitato a uscire dalla propria abitazione visto che, l’unico collegamento pedonale disponibile, prevedeva infatti una scalinata di 141 gradini, una soluzione decisamente impraticabile per un uomo di oltre novant’anni con condizioni di salute delicate.

Una situazione che aveva suscitato preoccupazione e amarezza, soprattutto per le difficoltà di raggiungere strutture sanitarie e servizi essenziali. A denunciare pubblicamente le condizioni in cui viveva il regista era stata soprattutto Caterina Varzi, sua moglie dal 2017.

La donna aveva raccontato più volte la difficile quotidianità della coppia, sottolineando come l’isolamento del borgo rappresentasse un problema non soltanto personale, ma per un’intera comunità e, nonostante i problemi di salute, anche lo stesso Tinto Brass non aveva rinunciato a far sentire la propria voce.

Il regista aveva lanciato un appello alle istituzioni, chiedendo attenzione per le condizioni di Isola Farnese e per i diritti dei suoi abitanti. Aveva paragonato l’isolamento del borgo a un nuovo lockdown, denunciando le difficoltà quotidiane di una comunità rimasta senza collegamenti adeguati.

Eppure, se Roma era stata il suo rifugio per oltre mezzo secolo, Venezia era rimasta la città a cui affidare simbolicamente il suo ultimo saluto: il regista aveva infatti espresso il desiderio che, dopo la morte, le sue ceneri venissero disperse nella laguna veneziana.