Tony Pitony è così. Lo guardi e la prima cosa che vedi è la sua stramba maschera, una di quelle che sembrano non avere un senso. E che, in fondo, un senso non ce l’ha (per citare Vasco). Nel 2020, quando partecipò alle audizioni di X Factor, ne aveva ben tre a disposizione tra cui scegliere per mantenere un certo anonimato, visto che al tempo lavorava ed era suo desiderio separare vita pubblica e privata.
È solo una parte di quanto ha raccontato a Gianluca Gazzoli, in una lunga intervista realizzata per il podcast BSMT, ormai diventato un cult. Intervista in cui ha rivelato di avere escogitato all’epoca un piano ben preciso per il talent, ma anche di aver ripreso i contatti con Emma, una dei tre giudici che allora lo bocciò senza possibilità di ritorno.
Il piano segreto per “boicottare” X Factor
“È un’idea di cui sono ancora orgoglioso”, ha ammesso parlando della decisione di partecipare a X Factor. Tony Pitony nel 2020 ha fatto la sua unica (finora) apparizione televisiva sul palco delle audizioni del talent, consapevole che è una buona “base” di partenza per un artista che voglia dire: “Hey, sono qui”. Ma non è tutto.
Era il 2020 e la giuria era composta da Mika, Emma, Hell Raton e Manuel Agnelli. Tre su due non avevano apprezzato la sua performance: era lì, sul palco, intento a intonare Hallelujah con il suo look da cantante mascherato. Un brano ben lontano da quelli che lo hanno reso celebre tra il popolo dei social in prima battuta, che sono un sapiente mix di testi scanzonati, demenziali e “volgari” (come li definisce qualcuno), una voce di tutto rispetto e una musica che è tutt’altro che ignorante.
Le apparenze nel caso di Tony Pitony hanno influito negativamente, almeno al principio. E se oggi quella maschera buffa è il suo marchio di fabbrica, ai tempi sul palco di X Factor non lo aveva premiato: “Era ovvio che non sarei passato (…). Mika è l’unico che ha dimostrato un po’ di interesse nei miei confronti. Anche chi lavorava dietro le quinte era gasatissimo”.
Ma, allora, perché partecipare sapendo di non potercela fare? Questo il piano dell’artista: “Per me era veramente importante dimostrare che il talento dovrebbe essere alla base della meritocrazia, al di là della sua forma (…). La maschera fa schifo, c’ho la panza, non sono un sex symbol. Il contenuto dovrebbe essere alla base di ciò che un artista fa”. Voleva trollare X Factor, per usare un termine social: “Il mio scopo era quello. Nel caso in cui avessero detto sì, io sarei stato duro, duro, dritto a terra e mi sarei fatto portare via. Non è mai stato nei piani entrare a X Factor. Il piano era quello di dimostrare che i talent spesso sono più TV che talento vero”.
E se questo non fosse abbastanza, un’ulteriore rivelazione ai microfoni di Gianluca Gazzoli: “Io avevo già cominciato a fare un mini documentario su questa cosa. È la prima volta che lo dico. C’è già in mente di fare qualcosa su talento e meritocrazia. che sono le cose su cui l’arte dovrebbe basarsi”.
Il retroscena su Emma (che lo bocciò)
Tornando al discorso giudici, Tony Pitony ha ricordato con affetto Mika, l’unico a essersi “accorto” di lui in quell’occasione, ma non ha assolutamente avuto da ridire sul giudizio negativo degli altri tre artisti seduti dietro al tavolo che decreta chi passa o no alle fasi successive del talent.
X Factor, del resto, funziona così. E una dei giudici in particolare, la cantante Emma Marrone, è diventata una sua grande fan, pronta a condividere reel sui social in cui usa proprio le sue canzoni più celebri. Emma si è ricreduta, come ha sottolineato Gazzoli. “Solo gli stupidi non cambiano idea”, ha commentato Tony Pitony, che ha aggiunto: “Ci siamo sentiti. Non siamo ancora andati a cena. L’ho invitata al concerto, ma lei non poteva. Spero venga presto”.
Tony Pitony al Festival di Sanremo?
Se X Factor era già una gara persa (consapevomente) in partenza, di Sanremo neanche se ne parla. “Non succederà mai”, ha detto con fermezza, incalzato dal suo interlocutore. Se proprio dovesse succedere, “la mia reazione sarebbe molto fredda, perché il festival ti apre la porta, però arrivi all’italiano sul divano”. “Io ho sempre paura di quell’italiano lì, è l’immagine della televisione non del festival (…). Sarebbe una cosa da ragionare bene e da fare a modo mio”, ha concluso.