Come far eccitare un uomo? Le risposte che non ti aspetti

Non esistono strategie di seduzione dal successo assicurato. Aiuta invece saper ascoltare, essere intraprendenti e liberarsi dagli stereotipi.

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Veronica Colella

Sex Editor

Content writer con una laurea in Scienze antropologiche e un passato tra musei e archivi. Scrive di sessualità e questioni di genere da un punto di vista sex positive.

Si sente dire spesso che quelle complicate sono le donne, sia in fatto di piacere che di sentimenti. Gli uomini invece tendono a descriversi e pensarsi come creature semplici, spontanee e facili da soddisfare. Stereotipi che magari possono essere utili per rappresentare la realtà a grandi linee ma che non esauriscono la complessità del vissuto individuale, al di fuori da statistiche e grandi numeri. Ecco perché alcuni sessuologi invitano a ripensare alla sessualità maschile cercando di farne una questione meno meccanica e più soggettiva, lasciando più spazio all’interiorità e all’esplorazione di sé.

È bello ciò che piace

Concedere alla sessualità maschile la stessa complessità che si è sempre attribuita alla sessualità femminile significa anche rinunciare all’idea che esistano strategie di seduzione dal successo assicurato. A cominciare dall’immaginario erotico, non uguale per tutti. Un tacco dodici, una scollatura abissale e la giusta lingerie possono essere terribilmente eccitanti per qualcuno e banali al limite della noia per qualcun altro. Meglio affinare la capacità di osservazione e trarre ispirazione da quello che scopriamo essere nelle sue corde, evitando di rincorrere modelli e standard.

Un aspetto da non sottovalutare poi è quanto sia eccitante sentirsi desiderati. Secondo le ricerche delle sessuologhe Lori Brotto e Sarah Hunter Murray, sentirselo dire apertamente, ricevere complimenti o godersi un ruolo più passivo, lasciando che sia lei a prendere l’iniziativa, sono tutte conferme che fanno bene all’autostima e al desiderio.

Come funziona il desiderio

Così come il desiderio femminile, anche quello maschile è influenzato da un insieme di fattori – non solo biologici ma anche psicologici e relazionali – che possono fare la differenza, in positivo o in negativo. Possiamo dire che è questione di ormoni, sì, ma solo fino a un certo punto. Si tende spesso a rappresentare il desiderio come qualcosa di naturale e spontaneo, scrive la sessuologa Roberta Rossi in Vengo prima io (Fabbri Editori), ma il nostro rapporto con il sesso è influenzato anche dalla nostra storia, dalle nostre esperienze, dalle relazioni che abbiamo e dalla società in cui siamo cresciuti.

La sessualità umana è modellata almeno in parte anche dalle norme culturali, quelle che secondo la teoria dei copioni sessuali formulata negli anni Settanta dai sociologi John H. Gagnon e William Simon stabiliscono i confini di quello che possiamo e non possiamo desiderare, attribuiscono a uomini e donne ruoli da interpretare e insegnano loro quali sono i pensieri e i comportamenti che la società in cui vivono ritiene appropriati.

I miti da sfatare sulla sessualità maschile

Proprio partendo da queste considerazioni, la Murray si è chiesta se la sessualità maschile sia così semplice e lineare come viene descritta o se sia piuttosto un mito che viene ripetuto così spesso da diventare realtà. Sarà vero che gli uomini sono sempre dell’umore giusto per il sesso? Siamo abituati a considerare impensabile lo scenario in cui sia lui a fingere un mal di testa improvviso, così come a dare per scontato che il desiderio maschile sia sempre più alto e costante rispetto a quello femminile. Ed è forse anche per questo che le donne tendono a prendere sul personale ogni calo di interesse per il sesso del loro compagno. A loro il copione assegna il ruolo dell’oggetto del desiderio e spesso il desiderio dell’altro è considerato la cartina tornasole dei suoi sentimenti.

In uno studio qualitativo pubblicato sulla rivista accademica Sex Roles, Murray ha intervistato trenta uomini eterosessuali di età compresa fra i 30 e i 65 anni, tutti impegnati in una relazione a lungo termine. Le risposte iniziali dei partecipanti sembravano confermare lo stereotipo, ma in una fase successiva molti di loro hanno anche ammesso di sentire una forte pressione sociale nel mantenere queste aspettative, anche quando non rispecchiano la loro esperienza o i loro desideri. E dal momento che pressione e ansia non rendono l’atmosfera più eccitante, il consiglio di Murray è di non caricare la questione di un’importanza eccessiva, prendendo l’iniziativa più spesso e non facendo del sesso una questione di pura prestazione.

Le zone erogene da scoprire

Murray non è l’unica a pensare che i vecchi copioni siano limitanti. Oltre a essere fin troppo prescrittivi in termini di desiderio, creano un limite alla consapevolezza di sé.
Nell’introdurre Passionista (edito da William Morrow & co.), guida al piacere maschile pensata per chi non ha la stessa anatomia, il sessuologo Ian Kerner si dice convinto che molti uomini vivano la loro sessualità in maniera inconsapevolmente restrittiva. Molti sono abituati a prestare attenzione solo al pene, ignorando di avere altre zone erogene. Si sottovaluta quindi la sensibilità di collo e orecchie, quella dei capezzoli (la cui funzione non è solo decorativa) e per tabù culturali quella raramente messa alla prova del perineo (ovvero l’area tra i testicoli e l’ano), che Kerner invita a rivalutare in quanto ricca di terminazioni nervose.

Non dare niente per scontato

Quanto a fantasie, situazioni o esperienze che possono rendere il sesso più eccitante, l’unico modo per scoprire cosa piace al vostro partner è chiedere, consiglia Kerner. Probabilmente non tutti vostri desideri saranno compatibili, ma è probabile che molti lo siano. In relazioni monogame di lungo corso è facile cadere nella routine, o dare la precedenza ai bisogni emotivi trascurando quelli erotici, prosegue il sessuologo, dimenticando che l’eccitazione si nutre del nostro lato più avventuroso e intraprendente.

Una delle soluzioni che propone Kerner nella sua guida, adatta in particolare a chi è in una fase di impasse, è di iniziare lontano dal letto. Avere più spesso conversazioni sul sesso in un territorio neutrale, magari in macchina o passeggiando, ha due vantaggi. Il primo è quello di alleggerire l’atmosfera da pressioni e aspettative, in particolare se non si ha un contatto visivo diretto ma si lascia scivolare la conversazione verso l’argomento in maniera casual. Il secondo è la possibilità di creare un senso di anticipazione verso i momenti in cui finalmente potrete passare dalla teoria alla pratica, rendendo il rapporto con il sesso più giocoso e rilassato.