Covid-19, l’impatto sulla vita delle donne con tumore

La pandemia sta causando ritardi nello screening, nella diagnosi precoce e nel monitoraggio dei pazienti. Anche in questo particolare momento FAVO è al fianco di chi assiste un malato.

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Un mese. Quattro settimane. Un lasso di tempo breve, che può fare la differenza quando si parla di cure dei tumori. Lo riporta una ricerca condotta alla Queen’s University di Kingston apparsa su British Medical Journal. La ricerca, basata sui dati derivati da 34 studi, stima che in generale un ritardo di un mese del trattamento in programma aumenterebbe dal 6 al 13 per cento il rischio di morire di tumore. In particolare per il tumore della mammella, rinviare di due mesi l’operazione di asportazione della lesione farebbe salire il rischio di morte del 17 per cento e se l’attesa arrivasse a 12 settimane il rischio in percentuale potrebbe salire fino al 26 per cento. Ovviamente, una tendenza simile si osserva anche per trattamenti farmacologici, sia neoadiuvanti (cioè da fare prima dell’intervento) sia curativi dopo l’operazione, e radioterapici, in base al momento della malattia. Insieme ad Elisabetta Iannelli, Segretario generale della Federazione Associazioni Italiane di Volontariato in Oncologia (FAVO – http://www.favo.it) esploriamo cosa è accaduto, quanto sta avvenendo e quali sono le strategie migliori per minimizzare l’impatto della pandemia sulle persone che affrontano un tumore.

L’impatto della pandemia e il ruolo di chi assiste

“Lo screening, la diagnosi precoce ed il monitoraggio dei pazienti sono fondamentali in chiave di approccio ai tumori e purtroppo in questo periodo ci sono stati ritardi in questo senso” segnala la Iannelli. “Occorre sempre considerare che trattare adeguatamente il Covid-19 è basilare ma non si possono al contempo “dimenticare” le patologie non Covid, che hanno un impatto pesante sulle persone. Per questo ci vuole un impegno particolare per far fronte alle necessità e ai bisogni delle persone che sono in cura per le diverse forme di cancro”. FAVO, in questo senso, è al fianco delle persone anche offrendo una serie di informazioni e di consigli pratici per affrontare le necessità della vita di ogni giorno. L’attività dell’organizzazione non si limita ovviamente solo al supporto ai pazienti, ma anche ai caregiver che, come ricorda la Iannelli, sono figure chiave nel percorso di cura ed assistenza ai malati. Su questo fronte l’impegno di FAVO è fortissimo, anche considerando il valore che ha chi assiste il malato. “Occorre che ci sia maggior attenzione a queste persone: se per chi ha un lavoro dipendente, pur se la situazione è ovviamente migliorabile, c’è comunque modo di usufruire di permessi e congedi lavorativi per avere tempo da dedicare ad un parente malato, per chi ha un’attività autonoma essere caregiver cambia radicalmente la vita” ricorda la Iannelli. Per questo siamo impegnatissimi a far riconoscere, in tutti i casi, i diritti di chi assiste una persona con tumore”.

Con il contributo di Roche S.p.A.

 

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