Tumore al seno, la prevenzione inizia fin da giovani

Gli esperti consigliano di cominciare l'autopalpazione a partire dai vent'anni

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Imparate l’autopalpazione. È fondamentale imparare a cogliere per tempo segni che possono mettere in allarme, magari attraverso l’autopalpazione, che permette di individuare un nodulo sospetto, o quando si notano ispessimenti della pelle, retrazione del capezzolo o perdita di sangue attraverso il capezzolo stesso.

Questo “autocontrollo” andrebbe eseguito ogni mese, più o meno a partire dai vent’anni, più o meno una settimana dopo la fine del ciclo mestruale, quando la mammella è meno “gonfia”, almeno fino a che si è in età fertile.

E poi, ricordate lo screening. Sono due fattori chiave per la diagnosi precoce del tumore al seno e per ottenere il massimo dalle cure. Proprio sul fronte delle terapie, peraltro, si stanno facendo strada trattamenti in grado di aiutare anche  le donne che sviluppano la malattia in età giovanile, cioè prima della menopausa, anche in forma grave.

Avanti verso la cura su misura

Purtroppo, ci sono ancora casi in cui la lesione viene scoperta quando il tumore è già in fase avanzata o comunque ha dato metastasi. Queste situazioni, pur se sono più spesso individuate in donne che hanno superato il passaggio della menopausa, a volte possono interessare anche persone più giovani.

Per queste pazienti occorre trovare soluzioni mirate, in grado di rispondere agli specifici bisogni e sulla scorta di precise caratteristiche cliniche della lesione. Una strada importante è stata aperta con la disponibilità di medicinali che hanno un preciso obiettivo: si tratta della classe degli inibitori CDK4/6, che possono consentire di evitare il ricorso alla chemioterapia in prima linea o di posticiparla, con grandi vantaggi per le pazienti in termini di qualità di vita e di minor tossicità.

In questo senso va la recente disponibilità anche in Italia di un farmaco, ribociclib, che oltre ad essere impiegato nelle donne dopo la menopausa può essere utilizzato anche nelle pazienti più giovani con tumore al seno avanzato, ovviamente sempre in combinazione con terapie ormonali e nei casi in cui esistano specifiche caratteristiche delle cellule.

Il trattamento, infatti, deve sempre essere mirato sulla persona, per dare una risposta quanto più possibile efficace nei confronti di un determinato tumore che, per gravità e specificità cellulare, può svilupparsi e diffondersi rapidamente anche nelle donne più giovani.

Lo ricorda  Lucia Del Mastro, Responsabile della Breast Unit dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova: “In Italia vivono più di 37.000 donne con diagnosi di tumore della mammella metastatico. Il 10% circa di queste ha un’età compresa fra i 40 e i 49 anni. Si tratta di donne giovani, nel pieno della loro vita familiare e professionale, come madri, mogli e lavoratrici. In questi casi, la malattia ha un impatto profondo sull’intera famiglia. Da qui emerge la necessità di opzioni terapeutiche innovative espressamente che garantiscano quantità e qualità di vita.

In questo senso, come emerso dallo studio clinico Monaleesa-77, esistono terapie specifiche come ribociclib, un trattamento caratterizzato, da un lato, da un’efficacia superiore rispetto alle terapie anti-ormonali standard, dall’altro da una bassa tossicità, consentendo di condurre una vita normale pur continuando le cure per la neoplasia metastatica”. 

L’impatto della malattia sulla donna

A piccoli passi, quindi, la ricerca va avanti. Aumentano per le donne le possibilità dI trovare contromisure per un nemico che va contrastato con la prevenzione e poi combattuto, quando si presenta, con le risorse della scienza.

È fondamentale infatti impegnarsi per offrire nuove alternative nella sfida al tumore della mammella, nella certezza che ormai non esiste più genericamente “il” tumore ma numerose forme patologiche, che vanno individuate con cura grazie alla possibilità di studiare le cellule e le loro specificità, offrendo il trattamento più specifico caso per caso.

Non bisogna poi dimenticare che, nella guerra contro il cancro, l’aspetto psicologico è cruciale. Secondo una recente ricerca realizzata da Elma Research su un campione di 160 pazienti in pre-menopausa, il tumore al seno localmente avanzato o metastatico ha un impatto alto sulla qualità della vita per la maggior parte delle donne.

In particolare, la malattia impatta sull’intimità di coppia, sull’umore, sulla qualità del sonno e sulla vita professionale, con ben quattro pazienti su dieci che hanno dovuto lasciare il lavoro a causa del tempo richiesto dalle terapie e del malessere fisico o psicologico causato dalla malattia. La maggioranza delle pazienti, per di più, si trova costretta a ricorrere all’aiuto delle persone care per la cura della casa e per essere accompagnate in ospedale a seguire le cure ed effettuare gli esami.

Federico Mereta

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ho da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la mia passione, perchè credo che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ho collaborato e ancora scrivo per diverse testate, on e offline.

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Tumore al seno, la prevenzione inizia fin da giovani