Salute femminile, come si comporta e come si informa la donna di fronte ai piccoli disturbi

In occasione della Giornata nazionale della salute della donna, i dati sull'esposizione femminile al malessere e ai piccoli disturbi e l'accesso alle cure

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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22 aprile. Si celebra in Italia la Giornata nazionale della salute della donna, promossa dal Ministero della Salute per sensibilizzare su prevenzione, diagnosi precoce e accesso ai servizi sanitari. La donna, va sempre ricordato, è sempre più protagonista delle scelte di salute e benessere, anche e soprattutto considerando non solo il punto di vista sanitario, ma anche sociale ed economico.

Quando una donna si prende cura del suo benessere psicofisico aiuta la famiglia ed incide sul benessere delle famiglie e della collettività. Il tutto, considerando anche i piccoli disturbi, che vanno dal malessere psicologico lieve fino ai problemi dei cicli mestruali, alle allergie transitorie, ai mal di testa, alle difficoltà digestive, ai deficit della circolazione venosa e via dicendo. In questo senso un quadro viene descritto dal Rapporto Assosalute-Censis “Donne e automedicazione responsabile”.

Cosa emerge

I dati che emergono dall’indagine evidenziano una realtà chiara: più di nove donne su dieci, il 93,9%, ha sofferto di almeno un piccolo disturbo nell’ultimo anno. E tre donne su quattro hanno fatto i conti con almeno due fastidi fisici di questo tipo. L’esposizione al malessere e ai piccoli disturbi, quindi, appare superiore rispetto agli uomini senza che questo però si traduca in fragilità, ma in esperienza e capacità.

Le donne, infatti, convivendo più frequentemente con questi disturbi, sviluppano una conoscenza più approfondita della propria salute e una maggiore capacità di gestione quotidiana dei farmaci di automedicazione. Insomma: i piccoli disturbi incidono concretamente sulla vita delle donne: oltre la metà dichiara un impatto negativo sulla qualità della vita. A questo si aggiunge il tema dei dolori mestruali, che riguardano il 91,8% delle donne.

Essi incidono negativamente nel 71% dei casi, confermando come il benessere femminile sia ancora oggi condizionato da fattori spesso sottovalutati nelle politiche sanitarie. In questo scenario, l’automedicazione, attraverso il ricorso ai farmaci da banco, si è confermata una risorsa fondamentale: il 78,8% delle donne vi ha fatto ricorso.

Attenzione alla salute, oltre l’IA

Dalla ricerca emerge chiaramente come le donne propongano un approccio di elevata qualità alla salute e alla cura di sé e dei propri cari. Le donne dimostrano infatti livelli elevati di consapevolezza: il 93,1% legge il foglietto illustrativo, il 90,3% controlla le scadenze e l’88,2% si rivolge al medico se il disturbo non passa.

Ma quali sono le fonti d’informazione, considerando anche il ruolo crescente delle chatbot dell’Intelligenza Artificiale come ChatGPT, Grok o Gemini, per ottenere informazioni su piccoli disturbi e farmaci di automedicazione? I dati che offre lo studio mostrano che il 47,5% delle donne ricorre all’IA (il 10% regolarmente e il 37,5% saltuariamente), a fronte del 51,9% degli uomini (16,7% regolarmente e 35,2% di tanto in tanto), con una differenza di -4,4 punti percentuali.

Il divario si approfondisce quando si passa alla dimensione della fiducia: tra chi utilizza questi strumenti, il 64% delle donne dichiara di avere fiducia nell’IA (6,6% molta, 57,4% abbastanza), contro il 76,7% degli uomini (11,7% molta, 65% abbastanza), con uno scarto di -12,7 punti percentuali. Anche in questo caso emerge un approccio femminile più prudente e selettivo: l’IA viene utilizzata come supporto informativo, ma senza rinunciare alla valutazione critica e al confronto con professionisti della salute, confermando un atteggiamento nell’approccio alla salute maturo e moderno, che integra tecnologia e responsabilità.

Questa attenzione non è dettata dal timore ma rappresenta una forma concreta ed evoluta di empowerment sanitario: la capacità di scegliere in modo informato, di gestire in autonomia ciò che è appropriato o se necessario, con il supporto in prima istanza del farmacista e poi del medico di famiglia.

L’importanza dell’ascolto

Ovviamente, a fronte del diffondersi di una grande quantità di informazioni, bisogna sempre mantenere la capacità critica per far scelte ottimali. Lo conferma Angela Margiotta, Presidente Farmacista Insieme che ricorda come le farmaciste, che rappresentano una larga parte della professione, sono ogni giorno al fianco delle donne e sanno quanto queste ultime siano un agente di salute non solo personale ma anche per le proprie famiglie e per la società nel suo insieme.

“La farmacia è spesso il primo presidio di prossimità a cui le donne si rivolgono, il primo spazio in cui emerge un bisogno, una fragilità o una richiesta di orientamento – spiega l’esperta. In questo senso il ruolo del farmacista è fondamentale per accompagnare scelte di automedicazione corrette e consapevoli. Oggi più che mai è importante rafforzare la rete tra professionisti sanitari e tra tutti gli attori del sistema salute –“.

Altra basilare fonte di informazione per i piccoli disturbi al femminile e non solo è il medico di medicina generale. “Nella medicina generale vediamo ogni giorno quanto la salute delle donne non possa essere letta solo sul piano clinico, e quanto sia fondamentale prima di tutto l’ascolto della paziente – commenta Michela Guiducci, rappresentante SIMG (Società Italiana di medicina Generale e delle Cure Primarie -. Il tempo di dialogo è tempo di cura. La qualità delle cure nasce anche dalla qualità della relazione: ascolto, continuità, fiducia e capacità di leggere la complessità della persona fanno parte ormai dell’approccio medico.

Così come la relazione, in dialogo e la collaborazione tra medico generale e farmacista possono aiutare a intercettare prima i bisogni, ad accompagnare meglio le persone e a creare una vera e propria alleanza a supporto delle e dei pazienti, e soprattutto della loro salute. Il falso mito di una contrapposizione tra medico e farmacista non corrisponde alla realtà: la collaborazione è già oggi uno strumento concreto di tutela della salute dei cittadini, e in particolare delle donne”.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.