Quanto pesa lo stress sul cuore della donna

Le malattie cardiovascolari rappresentano il 43% di mortalità tra le donne. Cosa fare in presenza di sintomi

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

A Roma, per il congresso della Società Italiana di Cardiologia (SIC), si parla ovviamente di cuore al femminile. Per una volta, però, il tema non è solo clinico, ma anche riferito ad un quadro specifico che impatta sul fronte psicologico ed appare legato allo stress.

Gli esperti chiamano questa situazione “sindrome dell’impostore” e colpisce soprattutto il sesso femminile. Di cosa si tratta? Ecco una breve spiegazione di Giuseppe Mercuro, past-President della Società Italiana di Cardiologia.

Non bisogna aver paura del proprio valore

Il quadro è particolarmente interessante ed è molto diffuso, tanto che più di sette persone su dieci si sono trovate ad affrontarlo, con conseguente stress professionale ed impatto sulla qualità di vita, come spiega Mercuro: “Questo fenomeno psicologico colpisce le donne che ottenendo ampi e ripetuti riconoscimenti del proprio valore e una meritata dose di successo, di quei riconoscimenti e di quel successo si sente indegna o immeritevole. Spesso le donne continuano a sentirsi inadeguate nonostante ogni oggettiva evidenza contraria, vivendo nel timore di essere presto o tardi “smascherate”.

L’importante è aver coscienza di questa situazione e soprattutto cercare di vivere tranquillamente quanto accade, anche perché bisogna evitare gli “auto-ostacoli” che le donne spesso mettono in campo e che non permettono di raggiungere i risultati in mondo sanitario competitivo. In questo modo, anche sul fronte professionale, si può affrontare al meglio lo stress che rappresenta un formidabile nemico per il cuore femminile, anche se spesso non ci si ricorda di questo.

L’infarto nell’immaginario comune è da sempre associato agli uomini, in realtà le patologie cardiovascolari nel sesso femminile colpiscono tre volte e mezzo di più del tumore al seno, utero e polmone e in maniera più letale: 43% di mortalità contro il 38% del sesso maschile – osserva Ciro Indolfi, presidente SIC. Per questo è urgente sviluppare un approccio di genere per garantire diagnosi precoci e cure migliori per il sesso femminile, soprattutto adesso che la pandemia sta mettendo a dura prova il cuore delle donne.

Gli studi stanno mostrando che in tutta la popolazione femminile stanno aumentando ansia e depressione, che erano già molto più diffuse nelle donne prima di Covid-19; questo forte malessere psicologico, accentuato dalle condizioni lavorative e dal carico familiare aumentato aumentando in maniera consistente il rischio cardiovascolare complessivo femminile”.

Donne più a rischio di “crepacuore”

Il peso dello stress sul cuore femminile è anche testimoniato dalla più elevata incidenza di un quadro che proprio nel gentil sesso appare molto più frequente. Stiamo parlando della sindrome di Tako-Tsubo, descritta per la prima volta alla fine del secolo scorso, che oggi potremmo definire malattia cardiaca da “crepacuore”.

Si manifesta spesso con i segni classici dell’infarto a partire dal forte dolore che dal petto si irradia verso la gola e le spalle. Mediamente, solo in circa un caso su dieci l’attacco di crepacuore compare nei maschi, a riprova dell’azione dello stress emotivo sull’apparato cardiovascolare femminile. Il termine crepacuore, ovviamente non scientifico, esprime bene la correlazione tra un evento altamente stressante e negativo, come ad esempio un lutto, e la reazione del cuore.

Per gli esperti il nome del quadro è più complesso: “cardiomiopatia da stress”. Pensare all’infarto non è fuori luogo quindi occorre sempre far presto in presenza di sintomi perché, come ricorda una campagna “Ogni minuto conta”.

Ma può accadere che, pur in presenza di un tracciato dell’elettrocardiogramma con onde che fanno pensare proprio all’ischemia cardiaca e con esami del sangue che rilevano gli enzimi potenzialmente alterati quando muoiono le cellule cardiache a volte positivi, l’esame diagnostico sulle arterie coronariche, ci si accorge che manca quel “blocco” della circolazione che giustificherebbe la carenza di ossigeno alle cellule cardiache. Questa è la caratteristica del crepacuore. Una sorta di mistero, sui cui la scienza continua ad indagare, al femminile.