Otite, come prevenire il dolore da mare e piscina

L'otite è un disturbo che, durante il periodo estivo, può interessare fino all'1% della popolazione. Per questo è importante sapere come prevenirla

Federico Mereta Giornalista Scientifico

È tipica dei bambini. Ma a volte può interessare anche gli adulti, specie se la condizione della parte più esterna del canale uditivo è esposta alla proliferazione di batteri, aiutata dalle alte temperature. Come comportarsi? Ecco qualche consiglio.

Cos’è l’otite da piscina

I mesi, caldi, si sa, predispongono alla comparsa di un problema che può interessare fino all’1% della popolazione, concentrandosi soprattutto nei bambini. Può iniziare con un prurito inspiegabile, anche perché non c’è stato alcun contatto ravvicinato con insetti e simili. Poi, se il quadro si aggrava, come a volte accade, possono sopraggiungere altri disturbi: da una sensazione generale di dolore nella zona del padiglione auricolare fino ad un dolore che si manifesta quando si mangia, in combinazione con la masticazione.

Nelle forme più importanti, infine, può manifestarsi un gonfiore della parte, febbre, una sensazione di fischio all’orecchio o anche la mancanza di udito dall’orecchio interessato – segnala Carmelo Zappone, presidente dell’Associazione Italiana Otorinolaringoiatri Libero Professionisti (AIOLP), intervistato da Agenzia Dire.

Ovviamente, un meccanismo simile si può verificare anche al mare, magari quando si fanno molti bagni nel tentativo di sfuggire alla calura o quando si fanno lunghe nuotate.

In estate la temperatura è più alta e questo favorisce la proliferazione dei microbi – fa notare l’esperto -. Ma un altro fattore favorente è l’ingresso e quindi il ristagno di acqua nelle orecchie, per cui un nuotatore più facilmente può sviluppare la patologia. Un’altra condizione predisponente potrebbe essere un ristagno di cerume nel condotto uditivo esterno che, intrappolando l’umidità, favorisce il processo infiammatorio.

Insomma: non pensate che siano le nuotate a scatenare il classico mal d’orecchi. Sono altri i meccanismi che entrano in gioco, dai quali occorre proteggersi. Gli esperti ricordano infatti che non è il nuoto il responsabile, quanto piuttosto gli sbalzi di temperatura che contribuiscono a creare il microclima ideale per batteri e funghi.

Sul fronte della prevenzione, forse è già passato il momento di un controllo del condotto uditivo esterno per verificare che non ci siano tappi o residui di cerume, che possono intrappolare l’umidità e favorire un processo infiammatorio. Quando si va in piscina o al mare, poi, sarebbe buona norma provare a rimuovere manualmente l’acqua che ristagna nel condotto.

Ai genitori consiglierei in ogni caso di non esagerare con i vari sistemi di pulizia o di auto-pulizia delle orecchie, perché a volte creano dei microtraumi e soprattutto rimuovono quel film lipidico di protezione che poi espone più facilmente i loro bambini ad una possibile otite esterna – ricorda Zappone.

Perché i piccoli rischiano di più

Se per l’otite esterna l’età conta, ma gli adulti sono comunque a rischio se non seguono le regole sopracitate o sono particolarmente sensibili a mutamenti della flora batterica, la situazione cambia se si parla di otite media acuta. In questo caso è la stessa conformazione dell’orecchio infantile a giustificare il maggior rischio.

Infatti, questa infezione dell’orecchio, che si accompagna ad un’infezione delle vie respiratorie alte, è legata anche alla costituzione delle vie uditive: la tuba di Eustachio, che collega la gola e le cavità nasali con l’orecchio, è più stretta e più corta rispetto agli adulti. Per questo è più facile che i batteri patogeni passino nell’orecchio medio, con comparsa di pus e dolore. La cura, in questi casi va sempre indicata dal pediatra.

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