Diabete e “pancetta”, fate attenzione al fegato: le donne sono più a rischio fibrosi

Le donne sono più a rischio fibrosi epatica rispetto agli uomini in presenza di determinati fattori, tra cui il diabete di tipo 2 e il girovita elevato

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Federico Mereta

Giornalista Scientifico

Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

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Quando si parla di malattie di genere, la scienza propone ogni giorno nuove riflessioni basate sulle osservazioni della clinica. Così non deve davvero stupire come e quanto ci siano aspetti che impattano pesantemente sulla donna, con effetti molto meno significativi sull’uomo.

In questo senso, per il genere femminile emerge un’importante associazione tra i fattori di rischio cardiometabolico, come il diabete di tipo 2 e una circonferenza vita elevata, con maggiori probabilità di sviluppare la fibrosi epatica. Il tutto, con una differenza (in negativo) rispetto ai maschi con i medesimi elementi di pericolo. A dirlo è una ricerca apparsa su JAMA Network Open, condotta dagli esperti della Keck School of Medicine della Università Statale della California, tra le prime ad esplorare le potenziali differenze di genere.

Una malattia in crescita

La fibrosi epatica può essere considerata l’accumulo di tessuto cicatriziale nel fegato a causa di un’infiammazione cronica. Nel tempo, può portare a gravi complicazioni, tra cui cirrosi, insufficienza epatica e cancro al fegato. Mentre gli uomini presentano tassi più elevati di fibrosi epatica, si sta assistenza ad un progressivo incremento dei casi seri tra le donne. E questo preoccupa.

“Stiamo osservando che le donne progrediscono più rapidamente degli uomini verso la fibrosi epatica una volta che la malattia epatica si è manifestata, e i nostri risultati suggeriscono che i rischi cardiometabolici potrebbero essere parte del problema – commenta in una nota dell’ateneo Jennifer Dodge, tra gli autori dello studio. Questi risultati sono un promemoria sia per i medici che per il pubblico che la gestione di questi fattori di rischio cardiometabolico non è importante solo per le malattie cardiache, ma anche per le malattie epatiche”.

La ricerca ha preso in esame i dati del National Health and Nutrition Examination Survey dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) e includono dettagli sullo stile di vita dei partecipanti, tra cui consumo di alcol, esercizio fisico e dieta; livelli di colesterolo e glucosio rilevati nei campioni di sangue; Indice di massa corporea (BMI)e circonferenza vita misurati durante gli esami clinici; e dettagli sulla fibrosi epatica e sulla steatosi (accumulo anomalo di grasso all’interno delle cellule epatiche) ottenuti tramite ecografia.

I ricercatori hanno incluso i dati di 5.981 adulti statunitensi, rappresentativi della popolazione statunitense con un’età media di 47 anni, raccolti tra il 2017 e il 2020. Hanno analizzato se il legame tra fibrosi epatica e principali fattori di rischio cardiometabolico differisse in base al genere, tra cui circonferenza della vita, ipertensione, diabete o prediabete, trigliceridi alti, bassi livelli di colesterolo HDL e la presenza di due o più di questi fattori.

Cosa emerge

Detto che sono stati considerati nell’analisi potenziali fattori che potrebbero influire sulla situazione, come età, fumo e consumo di alcol, l’analisi dei dati mostra come le donne partano da una situazione migliore, rispetto ai maschi, in termini di fibrosi. Ma in presenza di determinati fattori di rischio, i tassi di fibrosi nelle donne tendono ad aumentare più nettamente rispetto agli uomini.

Ad esempio, una circonferenza vita elevata è stata associata a un aumento dei tassi di fibrosi dallo 0,8% al 9,2% nelle donne (circa 11 volte), rispetto a un aumento dal 4,4% al 17 % negli uomini (circa quattro volte). Il diabete di tipo 2 o prediabete è stato associato a un aumento di 2,8 volte dei tassi di fibrosi nelle donne, rispetto a un aumento di 1,4 volte negli uomini. La presenza di due o più fattori di rischio cardiometabolico è stata associata a un aumento di 8,4 volte nelle donne, rispetto a un aumento di 2,6 volte negli uomini.

“Le donne iniziano con livelli di rischio più bassi, ma una volta che questi fattori sono presenti, il loro rischio è maggiore” – è il commento di Dodge”. Il consiglio, insomma, è semplice. Controllate peso e metabolismo, e non solo per proteggere cuore e vasi ma anche per preservare il fegato. Anche perché potrebbero esserci differenze di genere nei processi biologici alla base delle malattie epatiche. Ad esempio, si ritiene che gli estrogeni aiutino a proteggere le donne dalle malattie epatiche, ma tale protezione potrebbe diminuire con la diminuzione dei livelli di estrogeni durante la menopausa. Siamo solo all’inizio, insomma. Ma nel dubbio, meglio non correre rischi.

Le indicazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a scopo informativo e divulgativo e non intendono in alcun modo sostituire la consulenza medica con figure professionali specializzate. Si raccomanda quindi di rivolgersi al proprio medico curante prima di mettere in pratica qualsiasi indicazione riportata e/o per la prescrizione di terapie personalizzate.