Coronavirus e lotta contro il cancro: la ricerca non si ferma

Intervista alla dr.ssa Anna Bagnato, ricercatrice AIRC presso l’Istituto dei Tumori Regina Elena di Roma: "La ricerca non si può fermare perché il cancro non aspetta"

Il coronavirus ha necessariamente imposto un rallentamento a molti progetti di ricerca focalizzati sull’individuazione di nuove cure contro il cancro.

AIRC guarda alle sfide dei prossimi mesi per garantire continuità alla ricerca oncologica e fornire le giuste risposte a tutti i pazienti. Per rafforzare questo messaggio, ha lanciato una campagna con l’hashtag #HOFIDUCIANELLARICERCA per sottolineare la centralità della ricerca scientifica perché l’invisibile, ma fondamentale lavoro dei ricercatori oggi, diventi il futuro di tutti domani.

La dottoressa Anna Bagnato, ricercatrice AIRC presso l’Istituto dei Tumori Regina Elena di Roma, ci ha spiegato come è cambiato il loro lavoro e quali strumenti sono stati adottati per non bloccare le attività in laboratorio che hanno come scopo trovare nuove terapie contro il cancro.

Come si è organizzata la ricerca contro il cancro ai tempi del coronavirus?
Dal 10 marzo, nel rispetto del Decreto sul divieto di assembramenti, abbiamo ridotto l’attività di ricerca nei laboratori dell’Istituto che si trovano in un “open space”, dove non sempre si può lavorare mantenendo le dovute distanze. Per questo motivo abbiamo dovuto ridurre sensibilmente le presenze, rallentando la ricerca senza fermarla. Ci siamo trovati a prendere decisioni difficili su quali esperimenti essenziali continuare, e quali riprogrammare nei tempi successivi all’emergenza. A turno alcuni ricercatori del mio team accedono ai laboratori proseguendo i loro esperimenti, per portare avanti in particolare il progetto di ricerca, sostenuto da AIRC, volto ad identificare nuove vulnerabilità nelle cellule di carcinoma ovarico farmaco-resistenti per poter sviluppare nuove strategie terapeutiche.

Quali sono le maggiori difficoltà? E quali gli obiettivi?
Nelle ultime settimane, sebbene con un personale ridotto, stiamo portando avanti gli esperimenti più importanti che avevamo in corso, in particolare quelli sui modelli preclinici che derivano da pazienti affette da carcinoma ovarico, nelle quali spesso le terapie tendono a essere meno efficaci. In questi modelli stiamo studiando se il blocco dei recettori dell’endotelina possa ostacolare il meccanismo alla base dello sviluppo della farmacoresistenza e della progressione tumorale, che avviene attraverso un network di segnali interconnessi con quelli del microambiente tumorale.
Abbiamo cercato di superare le difficoltà incontrate in quest’emergenza, organizzando un planning settimanale di turni che ci ha permesso di non fermare le ricerche in corso. Gli obiettivi che ci siamo prefissi di raggiungere riguardano i risultati che otterremo nei modelli preclinici utilizzando un antagonista in grado di bloccare entrambi i recettori dell’endotelina-1. I risultati di questi esperimenti ci permetteranno di disegnare uno sviluppo clinico di questo farmaco in combinazione con la chemioterapia o altri farmaci molecolari.

Come la ricerca affronterà la fase due della pandemia?
La ripresa delle attività di ricerca in laboratorio richiederà una nuova organizzazione del lavoro. Noi ricercatori siamo pronti ad affrontare la fase due della pandemia osservando tutte le indicazioni normative della Regione Lazio e del Ministero della Salute. Tutto il personale presente in laboratorio utilizzerà i Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) e continuerà a mantenere le distanze di sicurezza, evitando assembramenti. Nei prossimi giorni avremo una riunione per via telematica per definire i dettagli e programmare il lavoro in sicurezza nei laboratori di ricerca durante la fase due, mettendo in atto tutte le misure di contenimento di esposizione al virus. Per farci trovare pronti a ripartire subito stiamo mettendo il nostro massimo impegno: è un dovere nei confronti dei pazienti oncologici e dei donatori che sostengono la ricerca finanziata da AIRC.

Perché è fondamentale avere fiducia nella ricerca?
Quest’emergenza smaschera la vulnerabilità dell’intera comunità e soprattutto delle persone più fragili, esposte a rischi maggiori. Tutti noi ricercatori AIRC sappiamo bene che il paziente oncologico affronta una sfida particolarmente difficile in quest’emergenza e rimane ancora di più al centro delle nostre ricerche Per questo mettiamo la nostra competenza al servizio della società per raccogliere e diffondere informazioni a beneficio dei pazienti oncologici e dei loro caregiver, ma affinché la ricerca sul cancro non si fermi, abbiamo bisogno del continuo sostegno di tutti. #hofiducianellaricerca è il messaggio lanciato da AIRC per sottolineare la centralità della ricerca scientifica, perché nella ricerca risiede la possibilità di identificare nuovi percorsi di cura. Credo che proprio in questo periodo questa convinzione, che in noi ricercatori è connaturata, è ampiamente condivisa dall’intera comunità.

Come si può aiutare AIRC a sostenere la ricerca?
Da oltre cinquant’anni AIRC s’impegna per sostenere la ricerca pubblica sul cancro, rendendolo sempre più curabile. Un obiettivo che richiede strategie multidisciplinari e programmi di formazione pluriennali ma soprattutto che vive della fiducia di milioni di persone senza le quali i risultati raggiunti da noi ricercatori non sarebbero stati possibili. La Fondazione AIRC ha donato un milione di euro alla Protezione Civile per l’emergenza Coronavirus. Un grande gesto condiviso da tutti noi ricercatori, che esprime pienamente i valori e gli ideali di tutta la comunità di AIRC, sempre volta a porre il paziente oncologico al centro della ricerca e della cura, specialmente in questo momento di emergenza nazionale. Ancora di più in questo momento la ricerca non si può fermare perché il cancro non aspetta.
Lo sforzo che dobbiamo fare è ripartire per trovare più in fretta risposte e nuove terapie finanziando attraverso AIRC la ricerca che rappresenta “la porta per il futuro” Per questo invito tutti a regalare L’Azalea della Ricerca che quest’anno per la prima volta non sarà distribuita in piazza ma disponibile online dal 27 aprile sul sito dell’AIRC, un gesto importante da donare a tutte le mamme anche stando lontani e un gesto concreto a sostegno della ricerca sui tumori che colpiscono le donne.

Quali precauzioni specifiche deve prendere il paziente oncologico ai tempi del coronavirus?
La diffusione dell’infezione da Covid-19 ha messo in allarme i pazienti oncologici, che sono le persone più fragili, sicuramente maggiormente esposte al rischio di infezioni e di complicanze, come nel caso dei pazienti affetti da carcinoma al polmone che sono più suscettibili alle gravi infezioni polmonari. In questo tempo che sembra sospeso i pazienti oncologici devono restare al centro della cura. Per questo motivo i reparti di oncologia si sono riorganizzati, talvolta posticipando visite e screening su base individuale senza creare rischi per i pazienti.
Per rispettare le regole di limitazione dei contatti sociali e degli spostamenti, riducendo i rischi per i pazienti, la maggior parte degli istituti oncologici ha messo in atto una riprogrammazione delle visite di follow-up e di screening. Inoltre in quest’emergenza, gli strumenti digitali possono consentire la presa in carico del paziente e garantire la continuità di cura. Il nostro Istituto in pochissimi giorni ha reso disponibile in teleassistenza (IFOconTeOnline) un servizio gratuito di consulenza oncologica e dermatologica a distanza per tutti coloro che hanno necessità di contattare uno specialista.

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