Artrite reumatoide, i pompieri che la spengono se si riaccende

Individuati per la prima volta i macrofagi "pompieri", cellule che spengono l'infiammazione provocata dalla artrite reumatoide

Federico Mereta Giornalista Scientifico

Rubor et tumor cum calore et dolore. I latini, per spiegare l’infiammazione, usavano queste parole. Anche oggi malattie reumatiche come l’artrite reumatoide sono legate a questi quattro segnali, arrossamento, gonfiore, aumento di temperature dell’area colpita e soprattutto dolore. Grazie alle cure il quadro può essere tenuto meglio sotto controllo, ma nelle forme gravi può capitare che, dopo un periodo di relativo benessere, il quadro si ripresenti. Ora una ricerca italiana ha trovato gli invisibili “pompieri” che potrebbero aiutare a sapere se il corpo può reagire meglio e quindi indicare se si possono sospendere i farmaci o almeno ridurne i dosaggi.

Il segreto di speciali globuli bianchi

Una ricerca dei ricercatori della UOC di Reumatologia della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, in collaborazione con l’Università di Glasgow e con il consorzio britannico RACE (Research into Inflammatory Arthritis Centre ‘Versus Arthritis’), pubblicata su Nature Medicine, ha puntato i riflettori sul ruolo dei macrofagi, cellule residenti nel tessuto articolare che svolgono un ruolo fondamentale nel regolare l’infiammazione in tutte le fasi di malattia.

Lo studio ha permesso di scoprire che nelle articolazioni di questi pazienti si svolge una vera e propria lotta tra macrofagi ‘piromani’ (quelli che scatenano l’infiammazione) e macrofagi ‘pompieri’ (quelli che gettano letteralmente acqua sul fuoco). Riuscire ad allearsi farmacologicamente con i macrofagi “pompieri”, individuati per la prima volta al mondo da questo studio, potrebbe consentire di mandare in remissione l’artrite reumatoide e forse anche di aprire la strada ad una cura definitiva per questa condizione invalidante.

La sinovia è una sorta di cellophan che riveste tutte le articolazioni ed è tutt’altro che inerte. Nei pazienti con gravi forme di artrite, brulica infatti di cellule infiammatorie, che producono sostanze ‘corrosive’ per l’osso, responsabili del danno strutturale a lungo termine. È qui che i ricercatori hanno individuato i macrofagi ‘piromani’, cellule che arrivano dal sangue circolante nell’articolazione, dove scatenano l’infiammazione (l’incendio) che la danneggia gravemente insieme all’osso circostante. Nei pazienti che vanno in remissione grazie alla terapia, i macrofagi piromani vengono sostituiti dai pompieri che prendono il sopravvento, spengono l’infiammazione e istruiscono una serie di operai specializzati (i fibroblasti della sinovia) a riparare la membrana sinoviale danneggiata dalla malattia.

Cosa cambierà in futuro

“Nessuno aveva mai studiato prima la fase di risoluzione dell’artrite – spiega Stefano Alivernini, UOC di Reumatologia, Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, ricercatore di Reumatologia presso l’Università Cattolica, campus di Roma, primo autore dello studio e coordinatore scientifico della SYNGem Biopsy Unit – perché ci si concentrava piuttosto sulle fasi acute della malattia. Fino a qualche tempo fa inoltre il tessuto sinoviale veniva studiato nella sua globalità; adesso, grazie alla tecnica single cell, è possibile spezzettarlo e analizzarne le singole componenti cellulari individualmente. Noi ci siamo concentrati sui macrofagi, le cellule che insieme ai fibroblasti sono i normali ‘residenti’ della sinovia e sono le prime cellule interessate nei processi infiammatori, che possiedono tutto un armamentario di citochine pro-infiammatorie (le “bombe Molotov” dell’infiammazione), prodotte in corso di artrite. Con la tecnica del single cell, siamo andati a studiare come si modificano le popolazioni di macrofagi nel corso della malattia, dalla forma attiva alla remissione”.

In piena infiammazione, nel tessuto sinoviale predominano i macrofagi MerTK negativi (i ‘piromani’), mentre in fase di remissione, predominano i macrofagi che esprimono il recettore MerTK. Sono loro i ‘pompieri’, i macrofagi ‘buoni’ in grado di spegnere l’infiammazione. I pazienti che restano in remissione alla sospensione della terapia, sono quelli con il maggior numero di cellule MerTK positive. Al contrario i pazienti che recidivano, hanno un alto numero di cellule MerTK negative. Sintesi finale: se nella sinovia dei pazienti in remissione clinica la percentuale dei macrofagi pompieri è inferiore al 50% del totale, il rischio di avere una recidiva alla sospensione del farmaco aumenta di 13 volte. Se il rapporto tra macrofagi MerTK positivi e MerTK negativi è inferiore a 2,5 volte, alla sospensione del farmaco il rischio di recidiva aumenta di 16 volte. Finora, nella decisione se scalare o sospendere la terapia nel paziente in remissione, ci si basava su criteri clinici, eventualmente corredati da un’ecografia articolare o da esami di laboratorio. Ma questo studio sulle biopsie sinoviali apre nuovi orizzonti soprattutto nell’ambito della medicina personalizzata.

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