Allergia ai tempi di Covid-19, cosa fare con i bambini

L'allergia è un fenomeno diffuso nei bambini, fondamentale è riconoscere i sintomi che in genere nei piccoli interessano principalmente la pelle

Federico Mereta Giornalista Scientifico Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.

Quando i pollini circolano di più nell’aria e vengono spinti dal vento anche i tassi di infezione da virus Sars-CoV-2, il responsabile di Covid-19, tenderebbero a salire. È la curiosa conclusione di una ricerca internazionale pubblicata sulla rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze Americana (PNAS), coordinata dagli scienziati tedeschi della TUM (Università Tecnica) di Monaco di Baviera e dell’Helmholtz Zentrum del capoluogo bavarese.

Basta questa informazione per capire quanto e come sia importante, in questo periodo di starnuti, occhi rossi, dermatiti e simili, indossare mascherine che filtrino al meglio ciò che respiriamo. Il consiglio è valido per tutti ma  soprattutto per i bambini cui sarà dedicato il congresso della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP).

I tanti volti dell’allergia

L’allergia è un fenomeno molto diffuso tra i piccoli e bisogna fare attenzione a non considerare i sintomi respiratori, specie in presenza di un allergene, sempre e comunque come segnale d’allarme per Covid-19. Gli ultimi studi, considerando le tante manifestazioni che possono caratterizzare l’allergia, dicono comunque che, a fronte di una grande diffusione della patologia, nei più piccoli è soprattutto la pelle ad essere interessata.

“Nei bambini al di sotto dei 14 anni ci attestiamo ormai su percentuali che vanno dal 30 al 40% – ricorda  Gianluigi Marseglia, Direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Pavia e Presidente SIAIP. Ciò significa che ci troviamo di fronte a un gran numero di malattie in quanto le patologie allergiche hanno un’espressività clinica molto variegata. Per esempio, nel bambino i sintomi interessano principalmente la pelle: la prima manifestazione di un’alterata risposta del sistema immunitario nei confronti di sostanze estranee infatti è la dermatite atopica, una malattia che si esprime particolarmente nei primi anni di vita. Col passare degli anni si rendono più evidenti altre manifestazioni, soprattutto a carico dell’apparato respiratorio, come la rinite allergica e l’asma”.

L’importante, in ogni caso, è ricordare che l’allergia non è un fenomeno da sottovalutare, visto che si può mantenere per tutta la vita con diverse manifestazioni cliniche, anche se non è possibile prevederne l’espressività clinica, cioè la gravità dei sintomi che la patologia potrà determinare. A preoccupare, comunque, è il costante aumento dei casi.

“Dobbiamo considerare diversi fattori: il primo è rappresentato dalla predisposizione genetica che però, per definizione, è modulata dall’ambiente. In altre parole – continua Marseglia – se un individuo predisposto geneticamente vive in un ambiente in cui il contatto con sostanze estranee potenzialmente in grado di indurre l’allergia è scarso, il rischio che queste sostanze incidano sulla genetica è molto basso. Se viceversa il contatto con sostanze che favoriscono lo sviluppo di allergie è elevato, il rischio aumenta”.

“Quando parliamo di queste sostanze estranee non ci riferiamo esclusivamente agli allergeni, ma anche a situazioni che in modo indiretto modulano la predisposizione genetica, come per esempio l’inquinamento ambientale. Il rapporto fra genetica e ambiente è molto importante e spiega perché l’epidemia di malattie allergiche non ha il medesimo impatto nelle varie parti del mondo. Così, se nei Paesi occidentali viaggiamo verso il 50% di allergici sotto i 14 anni, in altre aree, per esempio in Africa, le percentuali sono molto più basse”.

Le cure? Su misura

Se per i sintomi più leggeri ed occasionali, in accordo con il pediatra, si può pensare anche a trattamenti mirati sul disturbo, nelle forme più serie occorre trovare risposte mirate caso per caso.

“Grazie alla ricerca di base stiamo cercando di capire come l’ambiente riesce a modulare la genetica – conclude l’esperto. La comprensione dei meccanismi molecolari alla base delle manifestazioni allergiche sta consentendo di sviluppare farmaci intelligenti che vanno a centrare con precisione il meccanismo che innesca la reazione allergica. Si tratta di un intervento che rientra nella medicina di precisione: oggi per esempio  disponiamo di anticorpi monoclonali intelligenti con cui siamo in grado di curare anche nei bambini le malattie allergiche gravissime come per esempio le forme gravi di asma o di dermatite atopica. Una seconda linea di ricerca mira a individuare i fattori che possono permetterci di identificare precocemente i soggetti a potenziale rischio di sviluppare forme severe, nei quali possiamo instaurare una prevenzione ambientale, alimentare o farmacologica per evitare che questi individui possano andare incontro a forme persistenti più gravi”.

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