Tessuti biodegradabili: la nuova frontiera delle fibre

Non chiamatele semplicemente stoffe: i tessuti di nuova generazione sono biodegradabili e a impatto zero

Angela Inferrera Fashion blogger e esperta green

Uno dei motivi per cui l’industria della moda inquina così tanto (è la seconda industria più inquinante al mondo dopo quella del petrolio) è legato anche a ciò che succede ai capi di abbigliamento a fine vita: per la stragrande maggioranza, non possono essere riciclati per via delle fibre di cui sono composti. Ci son però delle aziende innovative che stanno lavorando per trovare una soluzione in questo senso.

Tessuti biodegradabili: cosa succede alle fibre tessili

Le fibre di base organica, come il cotone o la lana, se filate da sole, senza altre fibre di origine sintetica, sono naturalmente biodegradabili. Questo significa che in discarica, con il passare dei mesi, vengono aggredite dai batteri e si decompongono. Per i tessuti a base sintetica, come il poliestere o il poliammide (cioè il nylon), il discorso è diverso: ci mettono più di 200 anni per decomporsi. Questo crea un sovraccarico per gli impianti di smaltimento dei rifiuti e gravi danni all’ambiente se non vengono correttamente gestiti. Il problema enorme è che costituiscono la maggior parte del fabbisogno tessile mondiale.

È sempre più impellente quindi la necessità di potenziare gli impianti di raccolta, smistamento e riciclaggio dei rifiuti tessili, con particolare attenzione proprio alle fibre sintetiche: ad oggi infatti oltre il 70% di questi rifiuti viene riversato in discarica oppure incenerito senza alcuna possibilità di essere reimpiegato nel rispetto di un’economia circolare.

Tessuti biodegradabili: la nuova frontiera della stoffa

La nuova frontiera della stoffa: il recupero delle fibre tessili

Nel settore del fashion quindi è indispensabile trovare delle maniere alternative di pensare alle fibre tessili, in modo da ridurre il più possibile l’impatto ambientale. Alcune aziende, sia italiane che straniere, sono riuscite a realizzare delle fibre innovative che arrivano perfino ad essere biodegradabili. Vediamone insieme qualcuna.

Amni Soul Eco di Fulgar

La Fulgar, azienda italiana leader nel settore dei tessuti innovativi, ha creato la fibra Amni Soul Eco®, la cui speciale composizione facilita, in condizioni di discarica anaerobica (cioè senza ossigeno), l’accesso e la digestione del materiale di scarto da parte dei batteri, accelerando il processo di biodegradazione. Ho scoperto questo materiale interessantissimo perché viene utilizzato da CasaGIN per la realizzazione della sua linea sportwear: la fibra infatti è traspirante e resistente, perfetta per l’attività sportiva. Amni Soul Eco® viene eliminato dal pianeta in 5 anni circa, e, come altri prodotti biodegradabili, una volta in discarica si decompone in materia organica (biomassa) e biogas che possono essere sfruttati come nuove risorse per l’ambiente e addirittura per la cogenerazione di energia elettrica.

Tessuti biodegradabili: la nuova frontiera della stoffa

Sustek di Technow 

L’azienda Technow ha sviluppato in collaborazione sempre con Fulgar una collezione di tessuti sintetici chiamata Sustek in grado di decomporsi addirittura in meno di 5 anni. Grazie a specifici additivi, questi tessuti sono in grado di dissolversi molto più velocemente delle normali fibre in poliestere e poliammide, senza rilasciare sostanze tossiche durante il processo di degradazione e riducendo così il forte impatto ambientale dovuto al loro smaltimento. Il processo di biodegradazione di questi tessuti si attiva solo in condizioni di discarica anaerobica ovvero in assenza di luce ed ossigeno. Questo significa che possono quindi  tranquillamente essere conservati intatti sino al momento in cui inizia il processo di smaltimento.

Tessuti biodegradabili: la nuova frontiera della stoffa

Sorona® di Dupont

La Dupont, azienda tedesca che risale agli anni ’50, è da sempre attiva nella realizzazione di fibre tessili, sia a base sintetica che a base naturale. Il Sorona® è una fibra tessile realizzata con una componente in fibra di mais: si tratta di un particolare tipo di poliestere organico realizzato in modo sostenibile, che ha la particolarità di non fare pieghe, cosa che aiuta moltissimo quando si vuole che un abito abbia una determinata caduta. È il motivo per cui, insieme a ME Organic Couture che me lo ha fatto scoprire, dal momento che lo utilizza già per le sue produzioni sartoriali, ho scelto questo tessuto per la realizzazione dell’abito della mia capsule collection.

Tessuti biodegradabili: la nuova frontiera della stoffa

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