Matrimonio, chi può accompagnare gli sposi all’altare

Chi può accompagnare sposo e sposa all'altare? Scopri cosa dice la tradizione e tutte le alternative

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Rita Paola Maietta

Seo copywriter

Giornalista e blogger dal 2010, mi piace scrivere di moda, design, casa e lifestyle mentre mi destreggio tra la vita da mamma.

L’ingresso degli sposi in chiesa è uno dei momenti che più emoziona sia i protagonisti del matrimonio che chi vi partecipa. Alcuni a stento riescono a trattenere le emozioni, alcuni sorridono imbarazzati, altri sono pronti ad immortalare ogni attimo con il telefonino. In realtà, per percorrere la navata con un accompagnatore piuttosto che con un altro, esistono delle regole previste dal Galateo.

Al di là di questo, l’ingresso degli sposi in chiesa (o nel posto dove avrà luogo il rito) è un tragitto che affonda le sue radici in tempi antichi ed è molto simbolico. Esso rappresenta, infatti, il passaggio dalla vita vecchia del singolo membro della coppia, ad una vita familiare insieme. Vediamo chi accompagna gli sposi in questo importante tragitto.

Chi accompagna la sposa all’altare

Quando la sposa percorre la navata per giungere all’altare inizia tutto. Infatti, l’ingresso rappresenta l’attimo iniziale in cui tutti gli invitati, chiamati a raccolta, focalizzano la loro attenzione su di lei, notando i dettagli del suo trucco e parrucco. Per questo motivo, essendo il suo ingresso molto importante, essa ha bisogno di una persona di riferimento che possa darle calma e sicurezza, pur avendo tutti gli occhi puntati addosso.

Quando pensiamo alla sposa che percorre la navata, la immaginiamo con il vestito bianco, molto emozionata, stretta al braccio del suo papà. Del resto, è la tradizione che dice così poiché il genitore accompagnerà sottobraccio la figlia verso la sua nuova vita.

Oggi, però, questa tradizione potrebbe venir meno e le regole potrebbero non essere seguite alla lettera. Subentrano, infatti, nuove dinamiche familiari, ci sono le seconde nozze, le famiglie allargate. Inoltre, può accadere anche che il padre della sposa non ci sia più. Quindi, la tradizione può essere sovvertita in virtù di altre che diventano proprie della nuova vita che si andrà ad intraprendere.

Quando il papà della sposa dovesse essere venuto a mancare, la donna potrà scegliere un altro componente di sesso maschile della famiglia. L’importante è che nessuno si senta in difficoltà oppure obbligato a ricoprire una funzione importante. Si resta nell’ambito familiare anche simbolicamente perché è la famiglia d’origine che accompagna la figlia verso la costruzione di una nuova, grazie all’unione con suo marito.

Chi accompagna la sposa all’altare in mancanza del padre

Questa importante tradizione regge ancora? Nella maggior parte dei casi la risposta è sì. Nel momento in cui, però, il padre della sposa non c’è, non può o non vuole (sì, potrebbe verificarsi anche questa opzione), gli interrogativi per la sposa potrebbero essere tanti. Il ruolo in questione, infatti, può essere parecchio impegnativo e le difficoltà della scelta sono dietro l’angolo. Alcune delle situazioni che ci si potrebbe trovare a fronteggiare sono:

  • genitori deceduti
  • cattivi rapporti con la famiglia
  • se si vogliono coinvolgere entrambi i genitori.

In quest’ultimo caso, la sposa potrà percorrere la navata insieme al padre e alla madre, l’uno da un lato e l’uno dall’altro. Non è certo una novità ma è una tradizione di origine ebraica. Farsi accompagnare da entrambi servirà a renderli partecipi allo stesso modo, in un momento speciale.

Negli altri casi, e non solo, ad accompagnare la sposa ci possono essere: madre, fratelli/sorelle, amici/amiche o addirittura il suo animale domestico. Se, invece, si vuole includere un altro membro della famiglia, si potrà anche decidere di coinvolgere il fratello del papà o qualsivoglia figura maschile della famiglia d’origine.

Diversa è la questione della sposa che non vuole essere accompagnata. In quel caso, potrebbe sentirsi maggiormente a suo agio percorrendo la navata da sola. I genitori, però, potrebbero offendersi. Per ovviare a ciò, si potrebbe chiedere loro di percorrere la navata insieme ma a qualche passo di distanza dietro.

Se i genitori sono divorziati e risposati, ma la donna è in ottimi rapporti sia con suo padre che con il patrigno, potrebbe decidere di percorrere la navata sottobraccio ad entrambi. Un bell’esempio di famiglia allargata e di amore.

La sposa potrebbe decidere di percorrere la navata da sola e, ad un certo punto, essere raggiunta dalla madre. Una cosa che fece anche Meghan Markle, sfidando il rigido protocollo reale. Insomma, anche la mamma può essere un’ottima accompagnatrice della sposa.

La sposa potrebbe anche chiedere di percorrere la navata con lei al suo migliore amico o ad una figura molto importante della sua vita. Ciò non toglie che tale soggetto possa essere peloso e avere quattro zampe. Un’abitudine sempre più diffusa è proprio quella di entrare in chiesa in compagnia del proprio cane.

Un vero e proprio smacco a qualsiasi tradizione è l’ingresso di futuri marito e moglie insieme. Ciò può avvenire quando i due si sentono particolarmente sicuri l’uno con l’altro e i genitori non hanno da ridire. Percorrere insieme la navata, inoltre, è anche simbolico: un matrimonio che inizia insieme non può che finire bene. Senza dimenticare la parità dei sessi che potrebbe essere ancor di più conclamata in questo gesto simbolico.

Chi accompagna lo sposo all’altare

L’ingresso dello sposo, anche se ugualmente importante, non potrà essere mai paragonata a quello dello sposo. Detto questo, quando immaginiamo lo sposo fare il suo ingresso in chiesa, immediatamente ci appare la figura di un uomo accompagnato da sua madre. È proprio questa figura importante nella vita di un figlio a percorrere con lui un altro saliente momento. Se la madre dovesse essere assente per qualsiasi motivo, valgono gli stessi principi che abbiamo elencato per la sposa.

Se i genitori sono assenti, possono sopperire in qualche modo i fratelli, zii, cognati o tutti coloro che possono, in qualche modo, sostituire l’importante figura, avendo con l’uomo un rapporto speciale. Naturalmente, si può pensare anche ad un’altra figura femminile di uguale importanza e dalla grande empatia, che possa accompagnarlo nel suo giorno importante.

E se la famiglia che si doveva andare a costituire percorrendo la navata è, in realtà, già una famiglia, si potrebbe fare il proprio ingresso trionfale tutti insieme. Molte coppie, infatti, dopo un periodo di convivenza e qualche figlio in comune, potrebbero giungere alla decisione del matrimonio in un secondo momento. Ciò potrebbe essere anche vero nel caso di seconde nozze e di famiglie allargate, sempre rispettando le necessità e la volontà di ogni componente. La navata potrà essere percorsa tutti insieme, tenendosi per mano. Anche il sì che la coppia si scambierà di lì a poco, darà un messaggio forte di famiglia sì allargata ma affiatata e piena di tanto amore.

Chi accompagna gli sposi all’altare nel caso di unioni gay

Nel caso di unioni tra persone dello stesso sesso, non ci sono limiti alle persone che possono accompagnarli verso il coronamento del loro sogno d’amore. Infatti, gli accompagnatori potrebbero essere più d’uno ma potrebbe modificarsi persino il percorso da compiere prima di arrivare all’altare per scambiarsi le promesse. Le unioni gay hanno introdotto diverse innovazioni.

In un’unione dove la parità dei sessi è naturale, la coppia potrà anche scegliere di prevedere due ingressi distinti, in cui ognuno potrà scegliere di essere accompagnato da chi preferisce. Ad esempio, i percorsi potrebbero essere addirittura allestiti in due modi diversi. I futuri sposi potranno entrare nello stesso momento e incontrarsi soltanto alla fine della loro camminata. Scegliere due percorsi diversi permetterà ad entrambi di godere della stessa dose di attenzione, una volta giunti nel corridoio principale.

Cosa dice il galateo

Chi percorre la navata, che sia parte della coppia o un suo accompagnatore, dovrà avere un portamento raffinato ed elegante, con un passo lento e deciso, senza dimenticare di guardare sempre davanti a se, verso il partner che l’aspetta sul fondo del sagrato. In particolare, la sposa, una volta arrivata all’altare, si metterà a sinistra dello sposo mentre suo padre, dovrebbe accompagnare la madre dello sposo verso il suo posto.

Se la sposa porta il velo calato davanti al folto dovrà essere sollevato dal futuro sposo. Ci penseranno le eventuali damigelle a sistemare il velo se dovesse essere fuori posto. Paggetti e damigelle sono le uniche persone che potranno precedere la sposa nel percorso verso l’altare.

Per quanto riguarda il bouquet, dovrebbe essere retto con la mano sinistra durante l’ingresso. Attenzione perché le braccia devono essere necessariamente rilassate. Il bouquet potrebbe essere anche affidato alle damigelle e ripreso una volta che si è usciti. Se si indossano i guanti, dovranno essere sfilati una volta giunti all’inginocchiatoio e posati accanto ai fiori.

Stando al galateo, inoltre, i genitori dello sposo dovrebbero arrivare alla funzione circa 20 minuti prima dell’arrivo della sposa. Il loro scopo sarà quello di fare gli onori di casa e, dunque, accogliere gli ospiti che dovrebbero giungere all’orario indicato sugli inviti.

Per quanto riguarda la disposizione degli invitati, i parenti e gli amici della sposa dovrebbero mettersi a sinistra, viceversa quelli dello sposo a destra. In prima fila si accomoderanno i genitori e i fratelli; nella seconda andranno zii e nonni; poi, via via, parenti e amici più vicini.