Una settimana lavorativa di 4 giorni potrebbe rendere le persone più felici (e produttive)

Lavorare di meno e fare di più: non si tratta di utopia ma di realtà. E la settimana lavorativa di quattro giorni, che in alcuni Paesi è già realtà, lo conferma

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Redazione

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Lavoro e benessere personale non sempre sono conciliabili. Sicuramente non lo sono nella società in cui viviamo dove lo spettro del mito della produttività continua a presentarci il conto periodicamente.

Eppure non facciamo che dirlo: per stare bene, ed essere felici per davvero, abbiamo bisogno di ritagliarci del tempo per noi stesse, per seguire i nostri interessi, per coltivare le passioni e per stare con le persone che amiamo. Facile a dirsi, difficile a farsi, soprattutto quando le settimane sono quasi e completamente occupate dagli impegni lavorativi.

Una situazione, questa, che riguarda tutti, o quasi. In alcuni Paesi del mondo infatti il tempo a disposizione delle persone è maggiore perché la settimana lavorativa di quattro giorni è già realtà. E non solo è l’emblema di un nuovo modo di lavorare, ma è anche il simbolo di un nuovo benessere che dovrebbe appartenere a tutti i lavoratori del mondo.

Meno lavoro e più benessere e produttività

Sembra che un solo weekend non basti a farci riposare come si deve. E a dirlo non sono le persone che non hanno voglia di recarsi ogni giorno in ufficio ma è la scienza.

Secondo Jan-Emmanuel De Neve, professore associato di economia e strategia presso la Saïd Business School dell’Università di Oxford, un weekend della durata di tre giorni sarebbe la soluzione ideale. La settimana lavorativa di quattro giorni sarebbe il punto perfetto di equilibrio tra lavoro e vita privata: lascerebbe alle persone il tempo di fare ciò che gli piace, ma anche di poter lavorare. E, con il cervello più riposato, si renderebbe molto di più in quattro giorni invece che cinque. Tanto si sa: da che mondo e mondo, il venerdì è il giorno peggiore in ufficio. La mente viaggia già verso universi paralleli e la concentrazione è ridotta al minimo.

Uno studio per dimostrare quanto detto in precedenza è stato fatto in Nuova Zelanda: dopo otto settimane e otto weekend di tre giorni, si è notato un netto aumento del lavoro di squadra e dell’impegno lavorativo. Già nel 2015 era stato condotto un altro studio in Svezia per dimostrare che un weekend di tre giorni era la soluzione perfetta. Si scoprì che i partecipanti erano più produttivi dell’8-12%: una percentuale non irrisoria in termini di rendimento. Inoltre, dandogli cioccolata e piccoli premi, i lavoratori erano più felici e inclini a fare del proprio meglio per mandare avanti l’attività.

La settimana corta è sempre più reale

Fino a qualche tempo fa la settimana corta sembrava solo un miraggio, una realtà fantascientifica volta al benessere delle persone e delle aziende che però non pareva essere applicabile. E invece c’è chi ci ha creduto, e sono diversi i Paesi del mondo ad aver abbracciato questa rivoluzione.

L’Islanda ha fatto da apripista, introducendo la settimana lavorativa di quattro giorni e lasciando lo stipendio invariato. Dopo un periodo di sperimentazione è emerso che questa nuova organizzazione non solo faceva stare meglio i professionisti, ma portava benefici all’azienda. Così anche il Belgio ha introdotto questa novità, concedendo ad alcune categorie di lavoratori un periodo di prova della settimana corta, garantendo inoltre ai dipendenti il diritto di disconnessione.

Si sono aggiunti poi la Scozia, la Spagna e il Regno Unito che ha avviato un progetto pilota per sperimentare la settimana lavorativa di quattro giorni. I risultati, per ora, fanno ben sperare: la produttività resta la stessa, così come lo stipendio. A cambiare, però, è il benessere dei lavoratori che non è mai stato così alto.