Serena Mollicone e il delitto di Arce

Dopo oltre vent'anni di battaglie alla ricerca di giustizia sembra essere emersa la verità sul delitto di Arce. Ricostruiamo la vicenda

Era un giorno di primavera inoltrata che già profumava d’estate quando una giovane ragazza scomparve improvvisamente senza lasciare traccia. Il suo corpo senza vita fu trovato due giorni dopo in un bosco non molto lontano dalla sua abitazione. Il suo nome era Serena Mollicone ed era diventata l’innocente vittima della brutalità degli uomini.

Il delitto di Arce sconvolse la provincia di Frosinone e l’Italia intera, popolando per settimane e per anni le pagine dei giornali di cronaca. Un omicidio che privò quel padre, rimasto da solo a occuparsi di sua figlia, della persona più importante della sua vita. Ma la sofferenza e la disperazione non erano gli unici sentimenti che accompagnavano quella tragica scomparsa, perché al loro fianco si innalzò prepotentemente la sconfitta amara della mancata giustizia.

Per anni, più di venti, i responsabili non sono stati condannati, nonostante le numerose indagini. Nonostante le accuse, i sospetti e le continue richieste da parte della famiglia, degli amici e di tutti gli altri, di fare giustizia. Oggi qualcosa è cambiato, oggi quel colpevole è stato individuato. Ma nulla potrà cancellare tutto il dolore disseminato negli anni.

Chi era Serena Mollicone

Nata ad Arce il 18 novembre 1982, Serena Mollicone conduceva la sua vita di sempre in quel paese che la conosceva sopratutto per il ruolo di musicista di clarinetto nella banda locale. Frequentava l’ultimo anno del liceo Socio-psico-pedagogico Vincenzo Gioverti e chissà quante cose straordinarie sognava di fare dopo il diploma.

La vita le aveva già tolto tanto quando a sei anni aveva dovuto dire addio a sua madre, stroncata da una grave malattia. Ad Arce, però, Serena viveva con suo padre Guglielmo, che gestiva una cartolibreria nel paese, e con sua sorella Consuelo che si traferirà, poi, a Como per lavoro. E aveva anche trovato l’amore, Serena. Da mesi, infatti, frequentava Michele Fioretto, un ragazzo di 26 anni che viveva in provincia di Frosinone.

Eppure, qualcuno scelse di toglierle tutto ciò che le apparteneva, come se fosse stato suo il diritto di scegliere per la vita degli altri. Il 1° giugno del 2001, Serena Mollicone scomparve e venne ritrovata morta due giorni dopo in un boschetto a Fontecupa, nei pressi di Fontana Liri.

Il 1° giugno 2001

Aveva solo 18 anni, Serena Mollicone, e tutta una vita davanti, quando decisero di ucciderla. Venerdì 1° giugno andò all’ospedale di Isola del Liri per una visita, e da quel momento non fece più ritorno a casa. Il suo fidanzato, con la quale aveva un appuntamento quello stesso pomeriggio, aspettò invano il suo arrivo.

Passano due giorni e di Serena non si sa nulla, sembrano essere sparite tutte le sue tracce. Poi ecco la notizia che nessun genitore vorrebbe mai ricevere. Alle 12:15 di domenica, 3 giugno, una squadra della Protezione Civile individua un cadavere nel bosco di Fonte Cupa, a meno di 10 chilometri da Arce. Un luogo, quello, ispezionato dagli investigatori già il giorno precedente.

I primi dubbi emergono, ma c’è già una certezza: quel corpo senza vita, imprigionato da giri di nastro adesivo e un telo di plastica, è quello di Serena Mollicone.

Le indagini

Serena è morta per asfissia, dicono. Ma del colpevole non c’è traccia. Dopo un primo periodo di indagini infruttuose, il caso viene affidato all’UACV, Unità Analisi del Crimine Violento della Polizia di Stato. Nonostante le indagini, i presunti colpevoli e i conseguenti assolti, passano gli anni senza che nessuno sia accusato per davvero.

Tutto cambia quando l’11 aprile del 2008, Santino Tuzi, carabiniere di Arce, si suicida. Solo pochi giorni prima, infatti, l’uomo aveva dichiarato alle forze dell’ordine che il giorno della scomparsa di Serena la ragazza era arrivata in caserma, ma non era mai stata vista uscire.

Quel suicidio, anomalo e inaspettato, cambia tutto. Che Serena sia stata uccisa all’interno della caserma e poi trasportata in un boschetto? È questa la tesi sostenuta dal padre e da altri, ma un movente ancora non c’è. Intanto però si ha una svolta nelle indagini perché nel 2011 vengono iscritti nel registro degli indagati, per la prima volta, l’ex maresciallo Franco Mottola, sua moglie e suo figlio Marco.

Il corpo di Serena, tra il 2012 e il 2016 viene riesumato più volte per esami del DNA e succede qualcosa di sconcertante: gli organi genitali della ragazza sono stati fatti sparire.

Le indagini vanno avanti e nel 2018 c’è un’altra svolta sul caso: grazie alle rilevazioni scientifiche si giunge alla conclusione che Serena Mollicone è stata uccisa all’interno della caserma di Arce. Gli unici indagati restano i membri della famiglia Mottola.

L’anno successivo le indagini vengono chiuse con la richiesta di invio a giudizio di 5 persone. L’ex maresciallo Mottola, sua moglie e suo figlio, vengono indagati per omicidio. Il sottoufficiale Vincenzo Quatrale, invece, per concorso in omicidio e il carabiniere Suprano per favoreggiamento. Secondo la ricostruzione, sostenuta anche dal papà di Serena, a uccidere la diciottenne è stato Marco Mottola. Il movente sentimentale, però, viene subito escluso dato che la ragazza era felicemente fidanzata.

Luglio 2022: il colpevole è Marco Mottola

Il processo per il delitto di Arce prosegue ancora, tra richieste di rinvio a giudizio e ricostruzioni. Il 28 gennaio del 2022, i Carabinieri del Ris, hanno consegnato una relazione alla Procura che conferma, grazie a tracce rinvenute, che la ragazza è stata uccisa all’interno della caserma. È il corpo senza vita di Serena, riesumato più volte, a dare le risposte. Sembra che la ragazza sia stata colpita e poi abbia battuto la testa proprio contro la porta della caserma di Arce.

Nell’ultima di una serie di udienze per fare chiarezza sulla morte di Serena Mollicone, il 1 luglio del 2022, il pm di Cassino ha dichiarato Marco Mottola, già imputato, colpevole dell’omicidio della diciottenne.

Il movente dell’omicidio, sostenuto da papà Guglielmo e dal fidanzato Michele, riguarderebbe le azioni illecite del figlio dell’ex Maresciallo che Serena era pronta a denunciare. Secondo Mollicone, infatti, quel giorno la ragazza si era recata in caserma per denunciare Marco Mottola e la sua attività di spacciatore. Un’attività che avrebbe rovinato il nome e la carriera dell’intera famiglia. L’ipotesi è stata ripresa anche dal pm, considerando anche il fatto che, secondo alcuni testimoni Serena e Marco sono stati avvistati a discutere proprio qualche sera prima dell’omicidio.

Dopo oltre vent’anni Serena potrà avere giustizia, la stessa giustizia richiesta e rivendicata da papà Guglielmo per tanti anni. Lui, che ha lottato senza tregua per la verità, non è riuscito ad arrivare all’ultimo processo. Dopo essere stato colpito da un infarto, a causa di complicazioni, l’uomo ha perso la vita. E chissà se adesso si trova proprio con Serena, stretto di nuovo tra le braccia della sua bambina.