Sabina Chebichi, la principessa in sottoveste: storia di una maratoneta scalza

Sabina Chebichi ci ricorda che niente può impedirci di raggiungere i nostri sogni: la maratoneta ha letteralmente fatto la storia

Spesso ci lamentiamo di non riuscire a fare quello che vorremmo. Tendiamo a commiserarci, a pensare che niente ci condurrà ai nostri obiettivi. E se il problema, in realtà, fosse solo il nostro atteggiamento? A farci porre questo quesito è una storia potente, quella di Sabina Chebichi, ex mezzofondista che ha lasciato un segno indelebile nella storia dello sport.

Sabina sapeva, sin da quando era bambina, che ciò che amava fare era correre. La corsa era la sua vita, il suo destino. E poco importa se tutto sembrava contro di lei, se le vette più alte di quello sport sembravano irraggiungibili: lei non ha mai lasciato andare il suo sogno. Ed è riuscita a raggiungerlo.

L’infanzia di Sabina Chebichi

Sabina Chebichi nasce in Africa, figlia del popolo Elgeyo che abita la Trans Nzoia, nel Kenya. Dalla sua capanna di fango, Sabina, seconda di nove figli, poteva vedere il fiume Kerio e la vasta pianura e già da piccola si muoveva agilmente ed elegantemente tra le coltivazioni e le riserve d’acqua, cercando di essere il più possibile utile alla sua famiglia. La sua vita sembrava in qualche modo già scritta e somigliava a quella di molte altre coetanee: niente lavoro dei sogni, solo uno sposo e una grande famiglia per assolvere ai doveri del suo villaggio.

Il carattere di Sabina, però, è sempre stato determinato e forse è questo che le ha concesso di scappare da ciò che la rendeva infelice. È riuscita a convincere la sua famiglia a mandarla a scuola, pur continuando a svolgere le attività che le erano assegnate: guidare il bestiame, fare le faccende domestiche, provvedere ai fratelli più piccoli. Ed è stata proprio la scuola a darle una spinta in più verso il suo destino.

Sabina Chebichi, la Principessa in Sottoveste

A scuola, infatti, Sabina ha iniziato a unirsi sempre di più alle attività sportive. Gli insegnanti non potevano fare a meno di notare che il suo corpo era alto, slanciato, resistente e allenato. Questo perché, tra una cosa e l’altra, mentre era a casa, nonostante tutti i suoi compiti, trovava sempre il tempo di allenarsi e di correre. Sabina ha cominciato a eccellere sempre più nella corsa e i suoi insegnanti hanno deciso che avrebbe partecipato a una gara organizzata dalla Kenya Amateur Athletics Association a Kericho.

Occorre tenere presente che Sabina era povera. Non aveva nessuna tenuta sportiva, né scarpe, niente di niente. Ma ciò non la fece perdere d’animo. Si presentò alla gara indossando solo una sottoveste, leggerissima e di un tenue colore verde, e decise di correre scalza. Gli organizzatori, seppur scettici, non ebbero niente in contrario, ma scommisero che non avrebbe mai battuto i compagni che, invece, erano vestiti con tutto il necessario. Invece, Sabina tagliò il traguardo prima di tutti.

La vittoria di Sabina e i suoi record

Fu proprio questa vittoria che fece sì che Sabina fosse ribattezzata la Principessa in Sottoveste. La sua grazia, la sua eleganza e la sua velocità l’hanno fatta diventare un’icona nel mondo della corsa. La maratoneta è riuscita a tagliare il traguardo senza bisogno di indossare le scarpe, ferendosi i piedi, calpestando il suolo senza alcuna protezione. Uno svantaggio che avrebbe rallentato qualsiasi atleta per lei è stato solo un motivo per fare di più e meglio.

Nel corso della sua vita, Sabina ha collezionato molti altri record: tra il 1973 e il 1976 ha registrato alcuni dei tempi più veloci in Africa negli 800 metri e nei 1.500 metri, ha vinto una medaglia di bronzo per gli 800 metri ai Giochi del Commonwealth del 1974 ed è stata nominata a per competere alle Olimpiadi estive del 1976 che si sono svolte a Montreal in Canada. Un vero esempio, che ha ispirato e ispira tantissime atlete ancora oggi.