Jurij Gagarin, il primo uomo nello spazio negli anni della Guerra Fredda

Era il Il 12 aprile del 1961 e il cosmonauta russo Jurij Gagarin diventava il primo uomo nello spazio, l'eroe sovietico del firmamento

L’uomo ha sempre sognato di volare, ma non per fermarsi al cielo che osserviamo da qua giù, ma per andare oltre, per superare i limiti del visibile. Jurij Gagarin lo ha fatto. Era il 12 aprile del 1961 e il cosmonauta russo diventava il primo uomo nello spazio.

Erano gli anni sessanta, quelli della guerra fredda, quelli dove sovietici e statunitensi si battevano su ogni fronte per conquistare il potere e il primato. Lo facevano per mostrare di essere più potenti dal punto di vista delle armi, sulle scoperte scientifiche e sulla conquista dello spazio.

I russi vinsero, almeno all’inizio. Prima nel 1957, quando la cagnolina Laika fu inviata nello spazio su un satellite che si distrusse durante il viaggio di ritorno sulla terra, e poi nel 1961 quando Jurij Gagarin fece un viaggio di andata e ritorno nello spazio.

Yuri Gagarin

Yuri Gagarin

Il primo uomo dello spazio

La notizia dei preparativi di quella missione fu tenuta segreta a lungo, ecco perché quando le radio russe annunciarono l’arrivo del cosmonauta nello spazio fu una sorpresa per tutti. La Russia aveva conquistato quello che c’era al di là del cielo e Jurij Gagarin, protagonista di quell’impresa storica, divenne una star del firmamento.

Erano stati solo 108 i minuti nello spazio, poco meno di due ore, ma quelli bastarono a rendere l’uomo il volto di una missione di grandissima importanza, soprattutto dal punto di vista politico e tecnologico. Grazie a Jurij, la Russia poté vantarsi di avere gli strumenti per conquistare anche lo spazio, oltre che la Terra.

Jurij Gagarin

Nato il 9 marzo del 1934 in un villaggio rurale di Klushino, a 200 chilometri da Mosca, Jurij Gagarin ebbe un’infanzia tumultuosa, segnata inevitabilmente dallo scoppio della guerra. Nonostante questo i suoi grandi sogni per il futuro non vennero meno. Era appassionato di aerei e di tutto ciò che si trovava in cielo, così a 20 anni scelse di iscriversi a una scuola di volo. Grazie al brevetto riuscì a entrare nell’aeronautica sovietica.

Quando nel 1959 l’aeronautica Gagarin cercava piloti volontari disposti ad addestrarsi per volare con un nuovo velivolo, che poi era una navicella spaziale, il pilota russo si arruolò tra i volontari per poi essere scelto, due anni dopo, per condurre la prima missione nello spazio. Jurij Gagarin aveva solo 27 anni e si preparava a volare nello spazio.

12 aprile 1961

Alle ore 9:07 del 12 aprile del 1961, Jurij Gagarin pronunciò il suo iconico e celebre Poyekhali (Andiamo!) per salutare chi restava sulla terra, mentre lui andava alla conquista dello spazio a bordo della Vostok 1 in partenza dal cosmodromo di Baikonur. Dopo poche ore Gagarin scese a terra. Dal cielo tutti poterono osservare l’uomo che attraversava il cielo con un paracadute dopo essere stato espulso a 7000 metri di quota.

capsula di Vostok 1

Capsula di Vostok 1

Fu accolto come un eroe perché lo era. Era diventato il volto di una nuova e potente Russia. Jurij Gagarin divenne una celebrità mondiale, il giorno dopo la missione tutto il mondo parlava di lui, della sua vita e della sua impresa. Fu poi invitato al Cremlino per ricevere l’onoratissimo titolo di Eroe dell’Unione Sovietica.

Dopo quell’esperienza disse: “La Terra è Azzurra, tutto può essere visto chiaramente da qui”. Questa frase restò nella memoria collettiva e fu utilizzata a posteriori per parlare della Terra come il pianeta azzurro.

Dopo lo spazio

Un sogno realizzato, però, spesso non è che l’inizio per costruirne dei nuovi, e quelli di Gagarin lo portavano sempre lì, nello spazio. Eppure non gli fu più permesso di andare, la sua immagina era diventata così preziosa per il Paese che nessuno voleva e poteva correre il rischio di farlo partecipare a missioni pericolose.

Nonostante tutto, il cosmonauta russo chiese più volte di poter tornare a volare e nel 1968 gli fu concesso di lavorare come pilota di jet. Ma come uno scherzo beffardo nel destino, il 27 marzo dello stesso anno, si schiantò al suolo con il suo MiG e perse la vita.

Le circostante su quella tragedia non furono rese pubbliche, l’indagine per la morte di Jurij Gagarin si trasformò in un segreto di stato alimentando per anni diverse teorie complottiste.

Eppure, nonostante la sua morte, l’immagine di Jurij Gagarin è rimasta vivida nel tempo e nello spazio. Nelle statue e nei francobolli, nel suo sorriso entusiasta e indelebile, nei film, nei fumetti e nei videogiochi, in una catena montuosa in Antartide e nel nome di quel cratere sulla Luna che lui stesso sognava di vedere.

Yuri Gagarin

Yuri Gagarin a Varsavia, 1961