Giancarlo Genise, tra i vocal coach più importanti d’Italia, torna a commentare per noi il Festival di Sanremo 2026. La top five della seconda serata, andata in onda mercoledì 25 febbraio su Rai 1, ha visto la conferma di Fedez e Masini, ma ha escluso Ditonellapiaga malgrado sia tra le favorite, mentre ha visto trionfare LDA e Aka 7even, Ermal Meta, Nyt e Tommaso Paradiso.
In ogni caso, la 76esima edizione del Festival di Sanremo non sta brillando. Anche la seconda serata, che aveva come co-conduttori Lillo, Pilar Fogliati e Achille Lauro, non ha particolarmente soddisfatto il pubblico televisivo. Infatti, solo poco più di 8 milioni di italiani erano sintonizzati sulla kermesse musicale.
Va comunque riconosciuta la bravura di Achille Lauro e le grandi emozioni che ci ha regalato, anche nel duetto con Laura Pausini che a Sanremo 2026 riveste il ruolo di co-conduttrice per tutte le serate.
In attesa della terza serata (leggi la scaletta), Giancarlo Genise ci ha dato il suo parere da esperto sulle esibizioni dei 15 cantanti in gara di mercoledì 25 febbraio.

Disguidi tecnici e incertezze sul palco, che hai visto nella prima serata del Festival, sono spariti o hai notato ancora degli errori nella seconda?
Gli errori evidenti sono diminuiti, ma questo non significa che la tensione sia sparita. La seconda serata è quella delle rigidità sottili: fiato che si accorcia, mandibola che si blocca nei ritornelli, suoni che si stringono quando l’intensità sale. Non sono errori che fanno notizia. Sono errori che raccontano il livello reale di preparazione. E sul palco dell’Ariston la preparazione si sente sempre.
Nella seconda top 5 abbiamo ritrovato ancora Fedez e Masini, presenti anche in quella della prima serata: confermi il tuo giudizio? Perché piacciono tanto?
Confermo. Masini è struttura pura: appoggio stabile, centro saldo, nessuna oscillazione emotiva. Fedez regge meglio rispetto alla prima sera, ma continua a cantare con un controllo mentale molto evidente. E quando sei troppo dentro la testa, la voce perde libertà.
Piacciono perché uniscono memoria e contemporaneità. E perché il pubblico si affeziona alle storie. Ma la storia non basta, alla lunga resta solo la tenuta.
Ditonellapiaga non c’è più nella seconda top 5: secondo te perché?
L’atmosfera c’era ma se l’intellegibilità è bassa, il messaggio si perde. Sanremo è televisione. Se devo fare uno sforzo per capire il testo, l’emozione si interrompe. E quando l’emozione si interrompe, la classifica lo riflette.
Ci dai un tuo giudizio tecnico sulle altre esibizioni della top 5?
Tommaso Paradiso: sarò diretto. A me la canzone non piace e vocalmente non c’è tecnica. Paradiso canta in modo istintivo, ma tecnicamente compie quasi tutti gli errori possibili: appoggio instabile, suoni schiacciati, gestione dell’aria imprecisa. Funziona per identità e stile, non per costruzione vocale. E questo oggi basta per piacere, ma non è tecnica.
LDA & Aka 7even: qui voglio dire una cosa diversa. Mi piace che non sia un duello ma un duetto. Si stanno divertendo davvero, e si vede. Devono lavorare sulla fusione timbrica e sulla centratura comune, ma l’intenzione è sana. E quando due artisti non competono tra loro ma costruiscono insieme, il palco li aiuta.
Nayt: è interessante. Ha presenza e convinzione. Ma il brano resta fermo sulla stessa cellula ritmica dall’inizio alla fine. Sarebbe stato interessante inserire un ritornello melodico, qualcosa che rompesse la linearità. Tecnicamente deve stare attento a non aumentare la pressione quando cresce l’intensità. Ma ha una cosa fondamentale: credibilità.
Ermal Meta: qui invece parlo con rispetto tecnico. Ermal Meta è cresciuto enormemente. Ogni nota è scelta, costruita, voluta, i falsetti non sono effetto, sono intenzione. C’è un lavoro gigantesco dietro. Si sente. La canzone forse non è forte come alcune sue del passato, ma il contenuto ha peso. E vocalmente oggi è uno dei più consapevoli in gara.
Un tuo commento generale sulla seconda serata, qualcuno è emerso di più?
È emerso chi ha controllo. La prima serata è adrenalina. La seconda è equilibrio. Chi ha lavorato prima si stabilizza. Chi si è preparato all’ultimo inizia a irrigidirsi. La seconda serata non è spettacolo: è radiografia.
Cosa ti aspetti dalla terza serata?
La terza serata è quella della verità. La voce sotto fatica racconta tutto: racconta la tecnica, racconta le paure, racconta il lavoro fatto o non fatto. E da lì in poi non si può più nascondere nulla. Sanremo non divide i bravi dai meno bravi. Divide chi è costruito da chi è solo ispirato. L’ispirazione emoziona una sera. La costruzione dura una carriera ed è lì che si vede la differenza.
Leggi il commento di Giancarlo Genise alla prima serata di Sanremo 2026.