Beatrice Baldaccini: “Raffaella Carrà era una donna libera. Non si può imitare ma solo omaggiare”

Raffaella Carrà, il mito e la donna, rivivono grazie a Beatrice Baldaccini che porta a teatro l'energia e i messaggi dei suoi più grandi successi

Foto di Federica Cislaghi

Federica Cislaghi

Royal e Lifestyle Specialist

Dopo il dottorato in filosofia, decide di fare della scrittura una professione. Si specializza così nel raccontare la cronaca rosa, i vizi e le virtù dei Reali, i segreti del mondo dello spettacolo e della televisione.

6 min di lettura

Chiedi a DiLei

Beatrice Baldaccini fa rivivere l’energia, la forza e l’umanità di una delle artiste più amate della cultura popolare italiana, Raffaella Carrà, in un recital teatrale che è uno dei più grandi omaggi che si potesse fare al mito e alla donna che è stata.

Così, dopo il successo della precedente stagione, torna nei teatri italiani Raffaella! Sognando la Carrà, prodotto da Nuovo Teatro Verdi, per la regia di Gabriele Colferai e con la direzione artistica di Claudia Campolongo.

Il tour 2026/2027 parte il 16 ottobre a Montecatini Terme e si conclude il 26 febbraio ad Alessandria, passando per Verona,  Milano, Roma, per citare solo alcune delle tappe.

Beatrice Baldaccini ci ha raccontato cosa si prova a entrare nei panni di Raffaella Carrà, a cantare e ballare i suoi successi, a incarnare questa icona senza mai permettersi semplicemente di imitarla.

Beatrice, interpreti Raffaella Carrà in Raffaella! Sognando la Carrà. Che cosa rappresenta per te questa grande artista?
Sicuramente penso che Raffaella rappresenti una figura di emancipazione e libertà incredibile. Ancora oggi riesce a mandare messaggi che sono attualissimi: la libertà di amare chi vuoi, indipendentemente dal sesso dell’altra persona, e la libertà di essere quello che ci si sente di essere. È stata una delle prime, soprattutto in Italia, a parlare apertamente di queste cose. Per me, quindi, portare in scena questo personaggio è ogni sera un grande onore. Lo faccio con molto rispetto, perché interpreto una persona realmente esistita e questo richiede una responsabilità particolare.

Il musical su cosa punta maggiormente? Quale aspetto della Carrà vuole mettere in luce?
Raffaella! Sognando la Carrà insiste soprattutto sul ricordo e sui messaggi che lei lanciava con le sue canzoni. È un richiamo, vogliamo dare una sensazione della Carrà. Rappresentiamo questa donna meravigliosa, ma specialmente rappresentiamo quello che lei voleva dire attraverso le sue canzoni e attraverso la sua presenza. È questo l’aspetto che per noi è più importante.

Raffaella! Sognando la Carrà Beatrice Baldaccini
Ufficio stampa - Beatrice Baldaccini
“Raffaella! Sognando la Carrà”, Beatrice Baldaccini

In scena interpreti e canti alcuni dei suoi brani più iconici. Ce n’è qualcuno che senti particolarmente tuo?
Senza dubbio Rumore. È un brano a cui sono molto legata e, non a caso, tutta la compagnia ha un tatuaggio con la scritta “Rumore”. Lo abbiamo voluto fare insieme per sancire questa esperienza bellissima. Poi mi piace tantissimo Amore e amore, e  anche Forte forte forte. E poi c’è Pedro, che è sicuramente uno dei momenti in cui mi diverto di più.

Anche la danza ha un ruolo fondamentale nello spettacolo. Come sono state costruite le coreografie?
Il nostro coreografo, Angelo di Figlia, è stato bravissimo perché ha saputo creare un bellissimo mix tra le coreografie dell’epoca, quelle originali, e un tocco più moderno e personale. Io amo particolarmente ballare Pedro: è uno dei momenti dello spettacolo che preferisco. C’è poi la coreografia di A far l’amore comincia tu che è molto bella da vedere, ma anche molto difficile da fare e rappresenta per me una grande sfida.

Qual è stata, in assoluto, la difficoltà più grande nell’interpretare Raffaella Carrà?
La sfida più grande è stata trovare l’equilibrio con l’imitazione. Io, il regista Gabriele Colferai e tutto il team non volevamo assolutamente fare un’imitazione. Anche perché è un’impresa impossibile imitare Raffaella Carrà e, soprattutto, non ha senso. Vogliamo omaggiarla. La vera sfida è stata quindi trovare un equilibrio tra il fare qualcosa che la ricordasse e, allo stesso tempo, metterci qualcosa di personale.

Come ti sei preparata per riuscire a trovare questo equilibrio?
Prima di tutto ho guardato moltissimi video, cercando di studiare i movimenti che caratterizzavano Raffaella. Poi, insieme al coreografo, abbiamo individuato quei movimenti che potevano funzionare sul mio corpo. A un certo punto ho semplicemente chiuso gli occhi e mi sono buttata. Avevo un po’ di ansia, ma poi mi sono lanciata in questa follia bellissima e, fortunatamente, è andata bene.

Raffaella! Sognando la Carrà Beatrice Baldaccini
Ufficio stampa - Beatrice Baldaccini
“Raffaella! Sognando la Carrà”

Il confronto con Raffaella è inevitabilmente molto impegnativo anche dal punto di vista tecnico, considerando le sue straordinarie capacità nel canto e nella danza
Assolutamente. Sarebbe impossibile uguagliarla. Per questo ho dovuto mettere qualcosa di mio, cercando di essere credibile senza pretendere di essere lei.

Nel corso della tua carriera ti sei già confrontata con grandi miti, attraverso musical come Pretty Woman e Footloose. Come vivi questo tipo di confronto?
C’è una differenza importante rispetto a Sognando la Carrà. Quando interpreti un ruolo come quelli di Pretty Woman, per esempio, tutti dicono che hai fatto il personaggio di Julia Roberts. In realtà interpreti un ruolo che è stato interpretato anche da Julia Roberts, quindi hai la libertà di farlo come vuoi. È un personaggio scritto e tu lo interpreti secondo la tua sensibilità. In questo caso, invece, è diverso: Raffaella è esistita davvero. Non potevo semplicemente fare come volevo. Su tutti i miei lavori ho comunque messo una dose di incoscienza e di coraggio. Ovviamente servono tecnica e studio, perché la nostra vita è fatta di lavoro e studi0 continuo. Ma serve anche quella dose di follia che ti permette di non pensare troppo e di andare in scena.

Quando hai capito che il palcoscenico sarebbe stato il tuo mondo?
In realtà non ho mai desiderato fare altro, a parte forse, da piccola, l’insegnante di sci! Da quando ho memoria ho sempre voluto stare sul palco. L’ho capito più chiaramente crescendo, ma forse non l’ho ancora definito nemmeno oggi in modo preciso, perché faccio musical, canto, faccio prosa. Per me il punto è il teatro, è il palcoscenico. Poi cambia la modalità, ma va bene così.

Il percorso per arrivare a vivere di questo lavoro è stato difficile?
È stato sicuramente impegnativo. Non ho avuto una preparazione accademica. Ho frequentato una scuola di musica a Lucca, la mia città, e poi ho iniziato a fare teatro con una compagnia locale. Ho cominciato a fare musical insieme a Eugenio Contenti, un regista con cui ho avuto la fortuna di lavorare anche recentemente, a distanza di vent’anni. Poi è arrivata la cosa giusta al momento giusto: ho iniziato a lavorare appena finito il liceo e da lì non mi sono più fermata. Ho continuato a studiare privatamente, facendo stage e prendendo lezioni di canto con insegnanti privati. Non sono mai riuscita a fermarmi in un’accademia, anche per questioni economiche, ma soprattutto perché non volevo smettere di lavorare proprio quando avevo appena iniziato.
È stato un percorso fatto di sacrifici e tanta dedizione. Penso che una certa predisposizione tu debba averla dentro, perché è un lavoro molto faticoso. Devi dare tantissimo fisicamente, ma anche emotivamente. Sul palco ti svuoti. Dopo lo spettacolo della Carrà, per esempio, ho bisogno di stare cinque minuti in camerino, in silenzio, con le gambe sollevate, per recuperare le forze. Però se vuoi dare davvero tanto al pubblico, quella fatica fa la differenza.

E proprio il rapporto con il pubblico è uno degli aspetti più affascinanti di quando stai sul palco. Che cosa ami maggiormente del teatro?
La cosa più bella è poter guardare le persone negli occhi. Dipende dal teatro e dalle sue dimensioni, naturalmente, ma nello spettacolo di Raffaella c’è un momento in cui ho proprio il privilegio di guardare il pubblico negli occhi. È il mio momento preferito. Quando vedi i sorrisi, senti la gente che urla, che è felice, capisci di aver fatto bene il tuo lavoro. Capisci che l’obiettivo è stato raggiunto.

Al di là di Raffaella Carrà, c’è un’artista alla quale ti ispiri particolarmente?
Devo dire che traggo molta ispirazione dai miei colleghi. Nel teatro c’è una persona che ho sempre stimato moltissimo e dalla quale ho osservato tantissimo, cercando di essere una spugna: Floriana Monici. È una performer meravigliosa. Senza che mi insegnasse direttamente, mi ha insegnato davvero tantissime cose.
E poi c’è Manuel Frattini, che è stato un mentore per tutti noi, per tutta la comunità del musical. Mi piace ricordarlo come una persona che non aveva bisogno di dirti tutto direttamente, ma che riusciva comunque a insegnarti tantissimo. Sono due persone che hanno avuto un ruolo importante nella mia vita professionale.

Qual è il tuo sogno professionale nel cassetto?
I miei sogni lavorativi riguardano proprio il teatro. Nella mia scala dell’amore, il teatro viene subito dopo casa mia. Mi sento protetta lì dentro, perché ci sono cresciuta. Ho iniziato molto presto e quindi il palcoscenico è davvero il mio posto. Ho tanti sogni, naturalmente, ma devo anche dire di aver avuto la fortuna di realizzarne già molti. Non direi semplicemente di essere stata fortunata, perché me li sono guadagnati, però sono consapevole di aver avuto la possibilità di fare tante delle cose che desideravo.

Dopo Raffaella! Sognando la Carrà ci sono altri progetti all’orizzonte?
Sì, ci sono altri progetti, ma per il momento non posso parlarne. Diciamo che il teatro continua a essere il centro del mio percorso e che ci saranno sicuramente nuove occasioni per raccontarli.